A margine della mostra Petra. Splendore del deserto, allestita all’Antikenmuseum di Basilea fino al prossimo 17 marzo, ALIBI Online ha intervistato il neo direttore del prestigioso museo, il dottor Andrea Bignasca.

Che accoglienza ha ricevuto e sta ricevendo la mostra? Avete riscontro da parte di visitatori italiani?
La mostra riscontra un grande successo di pubblico e di media. Fino ad oggi abbiamo avuto 55.000 visitatori – in gran parte da tutta la Svizzera, ma anche dalla vicina Germania. L’Italia è un po’ lontana, ma sono annunciati alcuni gruppi e ci sono sempre anche visitatori italofoni, sia dal Canton Ticino che dall’Italia.

Quali sono i pezzi esposti che lei preferisce e perché?
L’opera più intrigante è senza dubbio la stele con dedica personale trovata nel Tempio dei Leoni Alati a Petra e, di conseguenza, rappresentante probabilmente la divinità nabatea Al-Uzza, dai Greci assimilata ad Afrodite. L’interesse del pezzo è dato dal suo stile astratto che oggi sembra addirittura molto moderno: la divinità è inserita in una nicchia architettonica che rappresenta il tempio ed è ridotta all’essenziale. Ciglia, occhi, naso e bocca e, infine, quella che potrebbe essere una corona sulla fronte. È il pezzo che più rappresenta il sentire artistico originale arabo-nabateo, al contrario delle altre sculture monumentali in stile greco-romano. A Petra, la capitale internazionale, si preferì impressionare i visitatori greco-romani di allora con lo stesso stile usato a Roma e Atene. Fuori Petra il regno nabateo è più originale arabo e spesso rinuncia a iconografie figurate – a parte qualche rara eccezione, rappresentata appunto dalla stele in questione.

Cosa rimane oggi a Basilea dell’eredità culturale di Burckhardt?
Rimangono la coscienza e l’orgoglio della scoperta da parte di un patrizio basilese, rimane la sua casa natale dove ha passato la sua giovinezza (l’Haus zum Kirschgarten) e rimangono fortissimi legami scientifici tra l’Università di Basilea e il Dipartimento delle Antichità della Giordania. L’Università di Basilea iniziò nel 1988 a scavare a Petra in un quartiere di abitazioni facendo scoperte sensazionali. Alcuni collaboratori della originaria squadra di scavo sono tuttora sul terreno a Petra, per conto dell’Università di Berlino, e fanno scoperte altrettanto importanti intorno alle facciate tombali nabatee e sull’Umm el-Biyara, la montagna che domina il centro città.

Cosa ci può anticipare della prossima mostra, sull’essere “uomini” nell’antichità?
La prossima mostra vuole tematizzare ruoli e funzioni del maschio nell’antichità greca. La discussione è molto attuale: dopo la raggiunta emancipazione femminile ci si chiede oggi a che punto siano i maschi, come mai siano rimasti indietro, intricati in modi di comportarsi e di comprendersi ormai obsoleti. Noi vogliamo mostrare come questi modelli siano radicati nell’antichità, come e perché siano sorti allora in questo modo, come si giustificavano e come oggi – in fondo – si dovrebbe abbandonarli.
Il Museo di Basilea entra in una nuova fase: non mostriamo soltanto l’antichità, ma prendiamo posizione nel dibattito attuale e suggeriamo soluzioni alternative. La mostra è presentata in due sedi: all’Antikenmuseum si farà luce su tutto il complesso di temi, alla Skulpturhalle presentiamo il tema dello sport, allora dominio maschile per eccellenza. Vernice il 5 settembre 2013, durata fino in febbraio 2014.
PS: Penserete alla traduzione in inglese delle didascalie, nella prossima mostra?
Faremo certamente uno sforzo…
A cura di Saul Stucchi
– A due secoli dalla riscoperta, Petra dei Nabatei risplende a Basilea
Orari: dal martedì alla domenica 10.00-17.00; lunedì chiuso