Non sapete cosa regalare a Natale? Vi tolgo dall’imbarazzo: Una domenica con il commissario Ricciardi di Maurizio de Giovanni che Skira manda oggi (26 novembre) in libreria. Ve lo consiglio perché l’ho letto, come si suol dire, tutto d’un fiato domenica scorsa e mi è piaciuto molto. Vi spiego perché. Ma prima due confessioni.
Prima confessione: non avevo mai letto nulla di Maurizio de Giovanni. Per la prima volta ne ho sentito parlare, in termini elogiativi, una sera al principio dell’autunno da un’amica, mentre sorseggiavamo birra nel cortile del Musée de la Vie wallonne a Liegi. Mi ero ripromesso di colmare quella che ora mi pare una lacuna imperdonabile leggendo alla prima occasione di tempo libero un libro dell’autore napoletano. E il caso (che non esiste) ha voluto che il primo incontro fosse con un libro particolare. Particolare perché Una domenica con il commissario Ricciardi ha due anime, una fatta di parole e l’altra di immagini, splendide foto in bianco e nero selezionate da Stefania Negro e Luca Sorbo che immortalano la Napoli degli anni Trenta.
Paolo Mieli chiude con queste righe la sua introduzione:
“In questo libro non è il commissario Ricciardi a farla da padrone assoluto nei racconti di de Giovanni. Lo affianca la sua città. Alla quale è qui dedicato un omaggio destinato a restare nella memoria anche dei lettori che una Napoli così non l’hanno mai conosciuta”.
A mio parere, invece, possiamo individuare quattro protagonisti: il commissario, l’amico dottore, Napoli e il suo mare. Gli ultimi due infatti non sono semplici quinte ma partecipano attivamente alla trama dei racconti.
Ma ecco la seconda confessione: il libro regala intense emozioni e non dà scampo a chi ha la lacrima facile. Gli otto brevi racconti che lo compongono non sono lunghe didascalie alle immagini. C’è una perfetta simbiosi tra le due anime che però non si confondono: si specchiano. Seduti a un tavolino fuori dallo storico Caffè Gambrinus il commissario Ricciardi e l’amico dottore Bruno Modo guardano una domenica andare in scena attorno a loro. Come Shakespeare e Luciano, de Giovanni sa che la nostra vita è uno spettacolo, un improvvisato miscuglio di commedia e tragedia, farsa e sceneggiata.
Voi lo sapete meglio di me: il commissario Ricciardi vede i morti e questi gli raccontano come è calato il sipario sulla loro rappresentazione. Così le pagine sono piene di ricordi e di dolore (ma “quante cicatrici può reggere un solo cuore?” si chiede il dottor Modo…) e frequente è la ricorrenza del termine “sangue” che, come in Omero, è sempre “nero”. La defunta Rosa accompagna la nipote Nelide al mercato per tenerla sottocchio. I vivi e i morti condividono lo spazio visivo del commissario che ha il privilegio, dolorosissimo, di essere intermediario tra due mondi. Ma a differenza di quanto accade nell’Ade omerico (magistralmente evocato nell’episodio della Nekyia) qui i morti, spesso, stanno meglio dei vivi. Guardate le foto dei bambini!
Storie drammatiche e toccanti (in particolare quella di “quel fiore reciso che vendeva fiori recisi”) che si gustano come olive all’aperitivo, intercalate da fotografie che sono esse stesse racconti. Alcune rivelano un’attenta ricerca formale (come la splendida immagine di un’imbarcazione a vela pubblicata a pagina 88), altre concentrano l’obiettivo sui soggetti e sulla loro condizione. La foto di pagina 39 è venuta “mossa” per il passaggio di un carretto e così dà l’idea di movimento, di vita bloccata in un istante, per un istante.
E per fortuna c’è anche l’amore. “Raccontatemi, signora. Raccontatemi dell’amore a prima vista”. E inizia il canto:
“Scese dalla barca per ultimo, io nemmeno li avevo visti gli altri. E nemmeno a lui avrei visto, se un bambino non avesse deciso proprio in quel momento di inseguire un cerchio per la ginnastica proprio vicino a quella barca che stavano tirando in secca. Me lo trovai davanti, faccia a faccia. Io con la divisa da maestra, il fiato corto per la rincorsa di quel monello di Marcati Alberto, terza B; lui in maniche di camicia, un basco in testa, la pelle coperta di sale. Puzzava di pesce, aveva la barba di due giorni e uno strappo sui calzoni. Non avevo mai visto niente di più bello in tutta la vita mia”.
Una curiosità: la macchina da caffè immortalata nella foto di pagina 8 è una Victoria Arduino Tipo Extra da 19 litri. Devo l’identificazione a Enrico Maltoni, collezionista ed esperto di macchine da caffè (maggiori informazioni sul sito www.espressomadeinitaly.com).
Saul Stucchi
Didascalie:
Caffè Gambrinus
Studio Troncone, anni Trenta
© Stefano Fittipaldi, Archivi Parisio e Troncone, Napoli
Pescatori a Mergellina
Giulio Parisio, anni Trenta
© Stefano Fittipaldi, Archivi Parisio e Troncone, Napoli
Maurizio de Giovanni
UNA DOMENICA CON IL COMMISSARIO RICCIARDI
Ricerca iconografica a cura di Stefania Negro e Luca Sorbo
SKIRA editore
2015, 176 pagine, 19,50 €
www.skira.net