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Voi siete qui: Musica & Danza » Beatrice Rana apre la stagione 162 della Società del Quartetto

14 Ottobre 2026

Beatrice Rana apre la stagione 162 della Società del Quartetto

Una pecetta bianca con la perentoria scritta SOLD OUT sulla locandina del concerto invitava a lasciare ogne speranza coloro che si fossero presentati senza biglietto al Conservatorio di Milano, dove era in programma il recital di Beatrice Rana, di ritorno dopo qualche anno in Sala Verdi: c’era stata infatti nel 2023.

La sua esibizione ha inaugurato la nuova stagione, la numero 162. Prima di lasciar spazio alle note, ha preso la parola la presidente Ilaria Borletti Buitoni che ha esordito con una buona notizia: la crescita del 25% degli abbonamenti, a riprova della bontà della programmazione.

La Società del Quartetto – ha proseguito – risponde al proprio pubblico e al suo bisogno di cultura, di «questo nutrimento dell’anima» che solo la musica sa dare, anche in questo momento di profonda crisi. A sua volta il pubblico risponde con l’apprezzamento.

Quasi novanta concerti all’anno, non solo a Milano e non solo al Conservatorio. Questa stagione porta ancora la firma del maestro Paolo Arcà, per quasi vent’anni (dal 2007) direttore artistico del Quartetto. Al suo posto subentrerà – dal luglio dell’anno prossimo – l’attuale vicepresidente Maria Majno.

La presidente ha ricordato che a guidare la programmazione è stata come sempre la stella polare della qualità. Ha infine chiuso con una stoccata al Ministero che da una parte riconosce il valore della Società del Quartetto assegnandole il punteggio più alto, se non in Italia, di certo a Milano, e allo stesso tempo il contributo più basso.

Secondo concerto per me in una settimana musicalmente intensa (scrivo da Torino dove stasera mi godrò il talento di Giovanni Sollima, ascoltato l’ultima volta proprio in Sala Verdi in duetto con Paolo Fresu, a maggio), il recital di ieri mi ha colpito prima di tutto per l’affetto che il pubblico ha tributato alla pianista salentina, riempiendo praticamente tutti i posti disponibili e tributandole applausi calorosissimi.

Vestita con un peplo color rosso cinabro, a giudicare dalla palette dei pigmenti che ho visto stamattina al Museo Egizio, si è esibita in un recital «che rifiuta ogni convenzionale compiacimento antologico per farsi mappa strutturata dell’evoluzione della scrittura tastieristica attraverso tre secoli di storia della musica, unendo in un flusso continuo la geometria del Barocco, la scomposizione dell’Impressionismo e la drammaturgia del Romanticismo», per citare dalle note di sala del musicolo Matteo Quattrocchi.

Questo il programma che Beatrice Rana ha interpretato:

  • Johann Sebastian Bach
    Suite francese n. 2 in do minore BWV 813
  • Claude Debussy
    Études, Libro primo L 143
  • Fryderyk Chopin
    Notturno op. 48 n. 1 in do minore
    Ballata n. 2 in fa minore op. 38
    Notturno op. 48 n. 2 in fa diesis minore
    Scherzo n. 3 in do diesis minore op. 39

A coronarlo due piccole perle (apprezzatissime, tanto che il pubblico è uscito di sala fischiettando il secondo bis): la Romanza senza parole op. 67 n.2 di Mendelssohn e la Marcia dallo Schiaccianoci di Čajkovskij, nella trascrizione di Mikhail Pletnëv.

Un’annotazione personale, forse non del tutto fuori luogo: avendo visitato due volte, la settimana scorsa, la splendida mostra di Arnaldo Pomodoro alle Gallerie d’Italia, ho osservato con uno sguardo nuovo i sette metri della Lancia di luce, II (1985), in bronzo lucido e bronzo patinato. Dal sito della Fondazione Pomodoro traggo questa breve citazione che sigilla la presentazione dell’opera: «una metafora dell’invenzione umana e dello sviluppo di ogni ricerca». Credo che queste parole valgano anche per la ricerca pianistica di Beatrice Rana e degli autori che ha scelto, in particolare Bach e Debussy…

Forse c’è spazio per un’altra osservazione personale… Passeggiando sotto i portici della prima capitale d’Italia alla ricerca di tesori musicali (l’acquisto di CD usati si sta affiancando pericolosamente al pluridecennale dissanguamento librario), mi sono imbattuto nella registrazione inedita dal vivo di Beatrice Rana & Friends in due quintetti per pianoforte e archi rispettivamente di Schubert (D 667 “La trota”) e Brahms (op. 34).

Tra gli amici che hanno suonato con lei in quell’occasione c’era la sorella Ludovica Rana al violoncello. Non fossi impegnato alla Biblioteca Ostinata di Milano con il mio ciclo di incontri I giorni dell’ostinazione – il 3 novembre ospiterò la dottoressa Debora Mazzarelli del Labanof per parlare dell’ostinazione dell’identificazione [dei cadaveri, n.d.r.] – andrei a Imola per ascoltarla al Teatro Ebe Stignani con Francesco Nicolosi al pianoforte e Stefano Valanzuolo voce narrante (e autore del testo).

Ma forse farò in tempo a tornare al Conservatorio per il prossimo appuntamento della stagione della Società del Quartetto: alle 20.30 ci sarà un concerto dell’ensemble vocale RIAS Kammerchor con Angela Gassenhuber e Philip Mayers al pianoforte, direttore Gregor Meyer.

Saul Stucchi
Foto di Anna La Naia

Società del Quartetto di Milano

Beatrice Rana

13 ottobre 2026

Sala Verdi
Conservatorio di Milano

Informazioni e programma:

www.quartettomilano.it

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