Ultimissimi giorni per visitare la mostra che il Museo d’arte Mendrisio dedica a Felice Varini: chiuderà infatti domenica 11 ottobre. Curata da Barbara Paltenghi Malacrida, dallo stesso Varini e da Francesca Bernasconi, è la prima grande esposizione monografica sull’artista svizzero, nato a Locarno nel 1952, organizzata per celebrarne i cinquant’anni di carriera.
Varini ha raccontato di aver visto il Museo prima che i suoi spazi venissero rinnovati con un lungo processo di interventi conclusosi nel 2009. È rimasto colpito dalla complessità architettonica dell’edificio che ha voluto trasformare da contenitore passivo di opere a interlocutore attivo; se non protagonista, parte integrante del percorso espositivo.

A Mendrisio le sue opere si inseriscono in questo sistema architettonico in un continuo dialogo tra arte e architettura. Come fa lo scenografo, Varini non rappresenta lo spazio, bensì lo rivela.
Si può quindi dire che le sue non sono installazioni, ma pitture nello spazio, per realizzare le quali – ma anche per ammirarle – è fondamentale è la luce naturale, ovvero quello che lui ha definito il «punto di vista del sole».
Nelle parole di Barbara Paltenghi Malacrida che del Museo d’arte Mendrisio è direttrice: «Affidato a un “pittore nello spazio” come Varini, il museo ha progressivamente assunto un ruolo ambivalente: da un lato, gli interventi ne hanno esaltato volumi e linee prospettiche, rendendolo protagonista; dall’altro, le forme dipinte – quando allineate a un punto di vista – hanno innescato un paradosso ottico capace di annullarne la presenza».
Invece di usare il luogo – ovvero il Museo – come una cornice l’artista ha trasformato lo spazio in un’opera, interrogandosi sul modo di guardare alle cose.

Il percorso espositivo squaderna pitture, tre sculture, materiali d’archivio e si chiude su un lavoro inedito, intitolato Dischi volanti. Dieci sono gli interventi site specific, di cui – appunto – uno mostrato al pubblico per la prima volta.
Già nel chiostro si nota un intervento dell’artista, una linea rossa che corre lungo le pareti, coprendo anche il citofono accanto all’ingresso e sovrapponendosi alle didascalie dei monumenti che lì trovano posto, ma “rispettando” quelle stesse opere, come la lapide commemorativa del frate Luca Garovi, datata ai primissimi anni del Cinquecento. Prima di salire le scale ci si imbatte invece nel progetto ipotetico su Mont Saint-Michel, realizzato in pittura acrilica su modellino in resina stampato in 3D.
Davvero tutto il Museo risulta “inedito” anche per il visitatore che ne abbia una discreta conoscenza per una certa frequentazione, come chi scrive queste righe, avendo visitato alcune delle ultime mostre qui allestite. Le opere di Varini non ne tradiscono le forme e i volumi: invitano invece l’osservatore a rinnovare lo sguardo, a guardare con occhi nuovi, anche la pittura murale con la Vergine dei Sette dolori, tra san Giovanni Battista e san Giuseppe (?), che appare a san Filippo Benizzi.
L’effetto “occhi nuovi” durerà per qualche tempo anche una volta usciti dal Museo, tanto che si porrà maggiore attenzione agli elementi geometrici che ci circondano negli ambienti quotidiani o nei luoghi che attraversiamo, troppo spesso senza porvi alcuna attenzione.
Saul Stucchi
Didascalie:
- Nero giallo blu e rosso per l’ellisse e il cerchio, Mendrisio, 2026
Pittura acrilica e pellicola vinilica
© Felice Varini 2026, ProLitteris, Zurich
Foto: Mattia Mognetti - Veduta dell’allestimento della mostra di Felice Varini al Museo d’arte Mendrisio
© Felice Varini 2026, ProLitteris, Zurich
Foto: Mattia Mognetti
Felice Varini
Informazioni sulla mostraDove
Museo d’arte MendrisioPiazzetta dei Serviti 1, Mendrisio (Svizzera)
Quando
Dal 10 maggio all’11 ottobre 2026Orari e prezzi
Orari: da martedì a venerdì 10-12; 14-17Sabato e domenica 10-18
Lunedì chiuso
Biglietti: intero 14 CHF; ridotto 12 CHF