Sergio Leone: C’era una volta il West (1968)
Ci fosse in giro un altro Sergio Leone!
Immaginiamo che ci sia un museo particolare dedicato ai grandi del cinema: in questo caso a Sergio Leone spetterebbe una sala speciale con tanto di spiegazione del perché. Perché, in vita, non è stato mai molto compreso e le sue rivisitazioni del western, nelle quali ribaltava le convenzioni tradizionali del genere e ne introduceva di nuove, furono recepite come opere di scarso valore artistico.
Ci sono volute la critica francese e inglese, unite alla crisi del western statunitense, per far emergere gli aspetti innovativi del suo cinema. La rivalutazione completa è poi avvenuta con C’era una volta in America, la sua opera più complessa, anche se ancora oggi una parte della critica continua a sottovalutarlo, probabilmente perché – pur con uno stile inimitabile – è riuscito a diventare un autore popolare.

E, visto che sono sul discorso, do subito un assaggio (che vale per tutti i suoi film e in particolare per quello che ho scelto) della sua tecnica filmica: Leone si diverte a dilatare i tempi, propone piani sequenza e dolly* virtuosistici, carrellate intriganti e, nel montaggio, primissimi piani (in primis degli occhi) opposti a campi lunghi.
[*Il dolly è un carrello gommato o montato su rotaie che trasporta la macchina da presa, l’operatore e a volte un assistente. Permette di eseguire movimenti di cinepresa fluidi, stabili e complessi, sia in orizzontale sia in verticale grazie a un braccio meccanico o idraulico]
”Molti mi hanno definito un autore barocco: ecco, se per barocco si intende una pienezza dei ritmi, di composizioni, di emozioni, allora posso anche accettare la definizione.” (Sergio Leone)
Leone nasce a Roma nel 1929 e qui muore nel 1989. I suoi genitori appartengono entrambi al mondo della celluloide: il padre Vincenzo Leone, era stato attore e regista ai tempi del cinema muto; la madre, Edvige Valcarenghi, attrice.
Si appassiona fin da piccolo ai grandi autori di Hollywood (John Ford e Charlie Chaplin) e fa il suo ingresso nell’ambiente cinematografico già all’età di 18 anni. In questo periodo andava di moda il genere peplum (rivisitazione dell’epica classica) e la sua prima regia accreditata è Il colosso di Rodi (1961).
Una volta esauritosi il genere, diventa, con grande successo di pubblico, uno dei pionieri del western all’italiana, con lo pseudonimo di Bob Robertson. Dopo la trilogia del dollaro, arrivano C’era una volta il West (1968), Giù la testa (1971) e C’era una volta in America (1984): in tutto solo sette film (quelli regolarmente accreditati), ma tanti altri progetti, quali realizzati e quali no, anche in altri campi.
Ovviamente, tra quelli non andati in porto, ci sono i progetti lasciati prima di morire Improvvisamente a 60 anni per un infarto. Tra le atre cose fatte, in vita, posso ricordare spot pubblicitari e l’aiuto che, all’inizio degli anni Ottanta, Leone, come sceneggiatore e come produttore, dà a Carlo Verdone per i suoi primi due film.
Una curiosità interessante è che Sergio Leone – come appena scritto – muore nel 1989, ma, nel 1969, ha corso il rischio di essere ucciso nell’eccidio operato da Charles Manson e dalla sua cricca. Erano stati invitati da Sharon Tate lui e lo sceneggiatore Luciano Vincenzoni. Vincenzoni declinò l’invito a causa di un impegno precedente, mentre Leone rinunciò solo all’ultimo momento, perché temeva di sentirsi a disagio non parlando bene l’inglese.
“Leone è scomparso prima di poter realizzare il suo più grande sogno: un film sull’assedio di Leningrado, basato sul grande libro di Harrison Salisbury. Pensate che cocktail: una storia russa, raccontata da uno scrittore americano e filmato da un italiano. Eppure, chi ha letto la sceneggiatura, dice che sarebbe stato il suo capolavoro.” (Carlo Lizzani)
Vengo al film. Avevo scelto C’era una volta il West, perché contavo con questo, di mettere in pausa il genere. Un po’ quello che pensava anche Sergio Leone che con questa pellicola vuole raccontare la fine di un’epopea.

“Jill all’oste: – Vorrei avere dell’acqua, se non le dispiace.- L’oste: – Acqua? Vedete, qui è dai tempi del diluvio universale che nessuno ha voluto più saperne dell’acqua.-“
Il film viene girato in Spagna, in Italia e nella Monument Valley. Al soggetto, oltre al regista, collaborano anche Bernardo Bertolucci e Dario Argento, mentre la sceneggiatura vede il fidato Sergio Donati affiancare Leone. La fotografia è di Tonino Delli Colli e la musica del “solito” Ennio Morricone.
A proposito della musica è necessario aprire una parentesi. Come negli altri lavori del regista romano, rappresenta una parte molto importante all’interno dell’opera e accompagna le sequenze e i movimenti della macchina da presa, amalgamandosi perfettamente con il racconto. Ennio aveva preparato la partitura già prima delle riprese ed è considerata a ragione una delle più grandi composizioni del maestro. Risaltano, in particolare il suono acuto di un’armonica (Harmonica è anche uno dei personaggi della storia) e la voce senza parole della cantante italiana Edda Dell’Orso durante il tema musicale di Jill.
“Harmonica: – Sai contare fino a due?– Cheyenne (dopo aver fatto rullare il tamburo della pistola): – Anche fino a sei!-“
Mi rendo conto che non mi resta molto spazio per parlare del film. Fermi restando i tratti caratteristici del modo di fare di Leone (la lentezza, i primissimi piani alternati con piani lunghi e gli altri che ho citato prima), in C’era una volta il West va evidenziato anche altro. In primo luogo, l’atmosfera malinconica che accompagna la fine di un periodo che non tornerà: la storia si svolge intorno alla costruzione dei binari e all’arrivo del treno, simbolo del nuovo che sta arrivando ed epitaffio della vecchia frontiera.
Poi c’è l’idea di scardinare gli stilemi del genere targato USA: al centro della vicenda, sceglie di mettere una donna e tutti gli altri attori risultano incapaci di trovare una loro identità in un mondo cambiato. Per ultimo, voglio segnalare anche il forte sentimento di nostalgia, fatto di silenzi, di sguardi e soprattutto evocato dalla musica di Morricone.
“Harmonica: – La ricompensa per quest’uomo è di 5000 dollari, giusto?– Cheyenne: – Giuda si accontentò di 4970 in meno – Harmonica: – A quei tempi non c’erano dollari.– Cheyenne: – Ma figli di puttana… sì.-“
Note e osservazioni
C’era una volta il West ha subito una variazione nella durata: la versione originale era lunga 165 minuti nelle sale europee, ma dalla Paramount in USA era stata portata a 145, ricevendo un’accoglienza per lo più negativa. La stessa cosa succede anche per C’era una volta in America: grande successo di critica e di pubblico in tutto il mondo, tranne che negli Stati Uniti, in cui la versione proposta era ridotta a 140 minuti, dai 220 iniziali. Naturalmente, in seguito, entrambi i film vengono riconsiderati.
Cercando qua e là sul Web, mi sono imbattuto anche in una recensione estremamente negativa, che mi ha fatto pensare e anche un po’ divertito. Purtroppo, l’autore era anonimo, ma mi piace riportare alcune sue frasi: “C’era una volta il West ha i titoli più lunghi della storia del cinema, diciassette minuti di narcisismo registico; l’epica scriteriata del film ha l’anima intinta nei sobborghi romani; un cult-movie per ragionieri in vena di poesia”.
Chiudo con un’esperienza personale. Pochi anni fa, in viaggio nella Spagna del sud, nel deserto di Tabernas (in Andalusia, provincia di Almeria), ho avuto la sorpresa di imbattermi nel “villaggio Leone”. Lì erano stati girati molti spaghetti western ed era presente tutto quanto è necessario per una pellicola di questo genere: la forca nella piazza, la residenza dello sceriffo con annesse prigioni, il saloon etc.; sulla collina, le tende degli indiani e anche un piccolo cimitero finto.
L S D
Le immagini sono prese da Wikipedia.
C’era una volta il West
- Regia: Sergio Leone
- Soggetto: Sergio Leone, Dario Argento, Bernardo Bertolucci
- Sceneggiatura: Sergio Leone, Sergio Donati
- Interpreti: Claudia Cardinale, Henry Fonda, Jason Robards, Charles Bronson, Gabriele Ferzetti, Paolo Stoppa