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Voi siete qui: Biblioteca » Da Feltrinelli “La secondina” di Nikos Davvetas

14 Agosto 2026

Da Feltrinelli “La secondina” di Nikos Davvetas

Le scelte discutibili di una madre dopo essere diventata vedova, la demenza della stessa, l’esitazione di un figlio sono i temi raccontati ne La secondina (traduzione di Maurizio De Rosa, per Feltrinelli Gramma, 2026) del greco Nikos Davvetas.

Il romanzo autobiografico non racconta i tragici fatti compresi tra il golpe del 1967 e la restaurazione democratica del 1974, ma si concentra su coloro che, complici silenziosi, hanno gestito l’ingranaggio della macchina repressiva.

La storia di Maria, morta a ottantanove anni dopo la logorante convivenza con l’Alzheimer, diventa il motivo di una riflessione del narratore sulle scelte della propria madre. E lo porta a chiedersi se una donna sola, con una famiglia distante, l’affitto da pagare, un figlio da mantenere nella Grecia degli anni Sessanta aveva altra possibilità se non fare la guardia penitenziaria nel carcere femminile di Averof, ad Atene e poi a Korydallòs.

Anche se di quei giorni la madre non gli raccontava nulla, il figlio capisce che non solo perché era stata una vita molto dura − sveglia prestissimo, giornate lunghe da cui tornava esausta, i turni di notte – ma perché la donna mostrava il peso di quella vita. Nel silenzio che cala ben prima della malattia tra i due c’è la stanchezza ma anche il peso di quelle vite che venivano imprigionate e costrette a vivere in un mondo di terrore.

Il carcere entra raramente nelle loro vite. Una volta la donna lo porta con sé e il bambino conosce il figlio di una detenuta che possiede una figurina rara, ma che non vuole scambiare con un numero considerevole di doppioni che ha con sé il narratore.

Anni dopo, ai tempi dell’università, in un collettivo comunista una ex detenuta venuta in visita per raccontare la sua esperienza, quando quest’ultima chiede al ragazzino divenuto, nel frattempo, giovane studente universitario se la guardia carceraria era sua madre, lui nega. Del lavoro della mamma il ragazzo si è sempre limitato a dichiarare a se stesso e al mondo che era un’impiegata al Ministero di Grazia e Giustizia.

I racconti per quanto sconnessi e frammentari riportano a galla il mondo della dittatura dei colonnelli e la repressione. È vera perfino l’amicizia della donna con un paio di detenute, come quella che faceva la parrucchiera in carcere e che si era suicidata dopo essere passata a trovarla appena scontata la pena. Vero è anche l’incontro con la regina, prova ne era una fotografia in cui c’era lei, la mamma, che spuntava dietro la figura della regina in visita al carcere.

L’Alzheimer è inarrestabile e la madre del narratore ne percorre tutte le tappe: la perdita della memoria per breve tempo, la confusione dei tempi, il vivere nel passato come fosse il presente, il frequente perdere la strada di casa, l’avere reazioni violente, il fingere di prendere le medicine e i racconti di ricordi che dovevano essere dimenticati.

La secondina è un’opera breve e densa, composta da capitoli fulminei, con cronologia frammentata, l’andamento sincopato dell’Alzheimer riflette, procedendo al ritmo dei deliri, degli improvvisi momenti di lucidità e delle uscite bizzarre della malata. Con una lingua sobria, Nikos Davvetas evoca la storia di sua madre come di un’esistenza comune schiacciata dalle contingenze.

La scelta, nata da un disperato istinto di sopravvivenza, diventa ben presto un mondo nel quale la ragazza entra progressivamente. Vigilare sulle detenute politiche, compiere il suo dovere con precisione ed efficienza la porta a fare carriera, salire i gradini della gerarchia. La vergogna del figlio, che emerge fra le pagine, però resta. E non sembra giustificare le scelte materne.

Claudio Cherin

Nikos Davvetas
La secondina
Traduzione di Maurizio De Rosa
Feltrinelli
2026, 128 pagine
16 €

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