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Voi siete qui: Biblioteca » Strega 2026: “Donnaregina” di Teresa Ciabatti

21 Maggio 2026

Strega 2026: “Donnaregina” di Teresa Ciabatti

Premio Strega 2026 – Libro 5 di 12
Donnaregina, di Teresa Ciabatti

Quello fra Teresa Ciabatti e il Premio Strega si potrebbe definire un rapporto tormentato. Nel 2017, con La più amata (Mondadori, 2017), si classifica al secondo posto, nell’edizione vinta da Paolo Cognetti, mentre nel 2021, con Sembrava Bellezza (Mondadori, 2021), viene candidata fra i dodici semifinalisti, per poi essere esclusa – un po’ a sorpresa e non senza polemiche – dalla cinquina finalista.

La LXXX edizione del Premio Strega vede Teresa Ciabatti ancora una volta protagonista, al momento nella dozzina, con il suo ultimo romanzo Donnaregina, pubblicato da Mondadori l’8 aprile 2025, il più “vecchio” fra i testi in gara.

A proporlo è Roberto Saviano, che nel suo commento scrive: «In questo romanzo Teresa Ciabatti dà conferma della sua capacità unica di raccontare gli interni delle esistenze, di dare sostanza agli aspetti chiaroscurali, di metterci di fronte degli specchi in cui riconoscere parti di noi che forse preferiremmo non guardare […].»

Ero inizialmente molto scettica su questa candidatura e sull’ennesima presenza di Ciabatti al Premio Strega; tuttavia, dopo aver letto il romanzo, che si presenta come un’inchiesta letteraria, ho riconsiderato il mio (pre)giudizio.

Donnaregina è la storia dell’incontro tra una giornalista e scrittrice di Orbetello, proprio come Ciabatti, e Giuseppe Misso, ex superboss della camorra, dal 2011 nel programma di protezione dopo aver scelto di collaborare con la giustizia, diventando a tutti gli effetti un pentito.

«Chi è davvero ‘o Nasone, accusato di rapina a mano armata, associazione a delinquere, associazione mafiosa, 182 omicidi commessi e commissionati? Se lo chiede la scrittrice a cui il giornale dà l’incarico di intervistare proprio lui, il superboss. A lei che di criminalità non sa niente, che si è sempre occupata di adolescenti, tutt’al più cantanti, attrici, gente dello spettacolo […].»

Le prime righe del romanzo racchiudono l’essenza del racconto: una giornalista completamente digiuna di camorra, qui voce narrante, si ritrova di fronte a colui che è stato una delle figure più rappresentative della camorra, mandante di quasi 150 omicidi, un uomo che ha segnato una vera e propria parentesi di storia criminale.

Perché il suo giornale ha scelto proprio lei, abituata a parlare di altre realtà, più vicina ai temi dell’adolescenza e della famiglia, che non conosce Napoli e addirittura non ci è mai stata? È stato lo stesso boss Peppe Misso a fare questa richiesta: l’intervista sarà concessa a patto che davanti a lui ci sia preferibilmente una donna, giornalista non di giudiziaria, libera da ogni pregiudizio. Così lei si presenta come la giusta figura, innocua e inconsapevole.

Questi due mondi molto distanti si incontrano per la prima volta in un ristorante del centro di Roma: una scrittrice borghese e colta e, di fronte a lei, un criminale, ladro e omicida. A questo appuntamento seguono poi numerosi incontri, telefonate e messaggi, in cui la scrittrice/voce narrante scopre la storia e la persona di Giuseppe Misso, responsabile di numerosi episodi di violenza, ma anche un uomo gentile, che alleva colombi e crede negli ufo, che si perde nei ricordi delle donne incontrate e amate nel corso della sua vita, degli amici morti ammazzati, della madre, che è lettore di Céline e autore di un libro, I leoni di marmo, pubblicato per la prima volta nel 2003 da Milieu Edizioni.

Ciabatti, che per scrivere questo libro – su suggerimento di Roberto Saviano – ha avuto contatti con Misso per tre anni e mezzo, riprende spesso una citazione del boss: «Se prendi un bambino di Napoli e lo porti in Inghilterra, imparerà l’inglese; se prendi un bambino inglese e lo porti nei bassifondi di Napoli, imparerà il linguaggio della strada».

Ciabatti afferma che questo aneddoto, col tempo, le ha offerto la possibilità di osservare la storia e la vita dell’ex camorrista da una nuova angolazione. Lo stesso avviene nel romanzo: alla scrittrice e voce narrante – che l’autrice afferma non essere lei, ma rappresentare solo alcune sue sfumature – Peppe Misso offre un nuovo sguardo sul suo mondo, meno estraneo e più ampio. Questo cambio di prospettiva riduce la distanza tra i due personaggi, che si incontreranno in quel terreno comune che spartiscono: l’essere genitori.

«I figli sono diversi da come li abbiamo immaginati.»

Entrambi vivono rapporti difficili con i figli e affrontano quotidianamente la fatica e la responsabilità del ruolo genitoriale. Il lato umano del criminale emerge soprattutto nella relazione difficile e complessa con il figlio omosessuale, un elemento che la scrittrice decide di indagare – «Di nascosto da Peppe Misso, io scendo per cercare Giulio» – mettendo in secondo piano quelli che sono gli atti e gli episodi del suo passato criminale.

L’analisi del mondo di Misso diventa per la scrittrice un mezzo per analizzare anche il proprio mondo: la figlia tredicenne che sta molto male, la cara amica M. sul punto di morte, il dolore e il senso di impotenza che si insinua nella sua vita.

Questo spostamento dello sguardo e dell’interesse della scrittrice porta a un crescendo di domande sulla vita, sull’animo umano, sulla morale e sulla verità dei fatti. Così, quella che dovrebbe essere una storia di risposte da parte di Giuseppe Misso si trasforma in un racconto fatto di domande, che servono a definire l’uomo che è l’ex camorrista, di analisi profonde e di scoperta di se stessi attraverso chi ci sta di fronte e ci circonda.

Donnaregina racconta della criminalità, ma anche della maternità e dell’identità, un territorio che non si smette mai di esplorare. Dentro al romanzo ci sono anche il tradimento e la disobbedienza. «[…] il lavoro e la disobbedienza», afferma la scrittrice/voce narrante, che sfida il volere di Misso, provando a raggiungere i luoghi e le persone che l’ex camorrista non vorrebbe mostrarle, ma che lei, invece, vuole ad ogni costo conoscere e indagare.

Donnaregina è un testo attraversato da contraddizioni: ombre e luci, fiducia e tradimento, borghesia e criminalità, paura e coraggio, vita e morte. Il romanzo di Ciabatti si propone come uno strumento di riflessione per superare il pregiudizio e abbandonare la paura di ciò che si nasconde nelle fessure dell’essere umano e che, quindi, riguarda ognuno di noi.

Che la terza volta sia per Teresa Ciabatti quella giusta? Io non vedo l’ora di scoprirlo.

Ilaria Cattaneo

Teresa Ciabatti
Donnaregina
Mondadori
Collana Scrittori italiani e stranieri
2025, 228 pagine
19 €

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