Domenica 12 aprile, ai Musei Capitoloni di Roma non chiuderà soltanto la mostra Antiche civiltà del Turkmenistan, allestita al Palazzo dei Conservatori. Sarà anche l’ultimo giorno utile per visitare, questa volta a Villa Caffarelli, l’esposizione La Grecia a Roma. È promossa da Roma Capitale, Assessorato alla Cultura – Sovrintendenza Capitolina ai Beni Culturali e organizzata da Zètema Progetto Cultura con la curatela di Eugenio La Rocca e Claudio Parisi Presicce.
L’idea è quella di raccontare, attraverso circa 150 pezzi, la fortuna che ebbero le opere greche che raggiunsero Roma tra la sua fondazione e l’età imperiale. Celeberrimo – e non poteva mancare nel percorso – è il verso oraziano riguardante la conquista greca del vincitore latino (curiosamente scritta in italiano e in inglese, ma non nell’originale): condensa alla perfezione il fenomeno di appropriazione culturale, che fu prima di tutto appropriazione materiale.

Un pannello (il colore verde scuro non mi è parsa una scelta molto azzeccata) rievoca i primi contatti. Frammenti di ceramiche euboiche testimoniano che Roma era un centro vitale nelle rotte mediterranee già tra l’VIII e il VII secolo. Poi, articolato in cinque sezioni dai titoli sintetici ma efficaci, si snoda il percorso espositivo:
- Roma incontra la Grecia
- Roma conquista la Grecia
- La Grecia conquista Roma
- Opere d’arte greca negli spazi privati
- Artisti greci al servizio di Roma
Ci sono opere imponenti – come il cavallo in bronzo datato al V secolo e la statua colossale di Ercole dal Foro Boario, conservati negli stessi Musei Capitolini, e le sculture dei Niobidi dagli Horti Sallustiani – accanto a reperti piccoli, ma non insignificanti. È il caso per esempio del misurino per liquidi (pari a 273 cc) con iscrizione greca che recita: «di proprietà del sovrano Antioco». Realizzato in lega d’argento, risale al periodo tra la fine del III e la prima metà del II secolo a.C. ed è stato scoperto a Roma.
Rilievi – come quello funerario con scena di simposio, prestato dal Museo di scultura antica Giovanni Barracco o quello con cavaliere dai Musei Vaticani; una bella testa di ariete in marmo pentelico, proveniente dalla villa di Lucio Vero ad Acquatraversa al V miglio della via Cassia; una testa di Atena da Frascati, acquistata a Monaco allo scadere del XIX secolo, ora alla Ny Carlsberg Glyptotek di Copenaghen; una stele funeraria, in marmo pario, con defunto intento nella lettura, concessa del Museo dell’Abbazia di Grottaferrata.

La fontana a forma di rython con iscrizione greca («Pontios ateniese fece») richiama alla mente gli splendidi rytha in avorio della già citata mostra sul Turkmenistan. Questo esemplare monumentale, realizzato in età augustea in marmo pentelico, è stato rinvenuto nell’area degli Horti di Mecenate.
Tra i pezzi che maggiormente hanno attirato la mia attenzione segnalo i quattro frammenti di tegole e uno di coppo del tempio di Hera Lacinia, arrivati dal Museo Archeologico Nazionale di Crotone. Al primo giro della visita gli ho dato solo una rapida occhiata. Quando però mi sono messo a leggere il pannello dedicato all’architettura greca a Roma ho capito che meritvano maggiore attenzione.
Ne cito le ultime righe:
Non mancarono, poi, esempi di veri e propri trasferimenti di elementi architettonici greci a Roma, come le tegole in marmo del tempio di Hera Lacinia a Crotone. Q. Fulvio Flacco volle usarle per il tempio della Fortuna Equestris nel Campo Marzio, votato dopo il suo trionfo e dedicato nel 173 a.C. Tuttavia, il gesto fu considerato sacrilego e le tegole vennero rimandate a Crotone, dove però non furono ricollocate per mancanza di artigiani capaci. Alcuni di questi elementi di rivestimento sono stati ritrovati durante gli scavi del tempio crotoniate e ora tornano a Roma in occasione della mostra”.
Ho scelto questo esempio per mostrare quanto siano importanti gli apparati didattici nel percorso di una mostra. Da sole quelle tegole non “parlano” – alludo al saggio di Giovanni Carrada Perché non parli? Come raccontare il patrimonio culturale – ma hanno una storia molto interessante da raccontare. Dunque visitate la mostra e soffermatevi sui pannelli di sala.
Saul Stucchi
Didascalie:
- Leone che attacca un cavallo
Marmo pentelico, con restauri in marmo lunense
Roma, Musei Capitolini - Statua di Niobide ferita
Da Roma, presso il ninfeo degli Horti Sallustiani
Marmo pario lychnites 430 a.C. circa
Roma, Museo Nazionale Romano, Palazzo Massimo
La Grecia a Roma
Informazioni sulla mostraDove
Musei CapitoliniPiazza del Campidoglio 4, Roma
Quando
Dal 29 novembre 2025 al 12 aprile 2026Orari e prezzi
Orari: tutti i giorni 9.30 – 19.30Biglietti: informazioni sul sito ufficiale