È valsa la pena, mercoledì scorso, 4 febbraio, sfidare il maltempo che insisteva su Trieste per raggiungere la Sala Luttazzi al Magazzino 26 del Porto Vecchio. Il concerto straordinario delle Mattinate e Serate Musicali Internazionali della Nuova Orchestra Ferruccio Busoni, diretta dal M° Massimo Belli, ha regalato un memorabile concerto insieme al violoncellista David Cohen. Classe 1980 e nativo di Tournai in Vallonia, è il primo violoncello della London Symphony Orchestra dal 2022.
Il direttore Belli, professore di violino al Conservatorio di Trieste, ha ricordato prima del concerto la precedente esperienza con Cohen, venuto a suonare in città una decina di anni fa.

Questo il programma eseguito mercoledì sera, per un concerto dedicato ad Aldo Belli che nel 1965 ha fondato l’Orchestra da camera Ferruccio Busoni:
- Joseph Haydn, Concerto n. 1 in Do maggiore per violoncello e orchestra, Hob:VIIb:1
- Niccolò Paganini, Introduzione e variazioni sul tema “Dal tuo stellato soglio” dal Mosè in Egitto di Rossini
- Wolfgang Amadeus Mozart, Serenata n. 13 “Eine kleine Nachtmusik” in Sol maggiore per orchestra d’archi, K 525
Non ho trovato l’indicazione nel programma di sala, ma credo che Cohen abbia suonato il violoncello Domenico Montagnana del 1735 appartenuto al solista russo Boris Pergamenščikov, ora proprietà del Razumovsky Trust.

Quale che fosse lo strumento che aveva tra le mani, Cohen l’ha fatto suonare al meglio delle sue potenzialità regalando al pubblico un’interpretazione intensa e commovente delle due opere in cui è stato solista (da brividi l’assolo che chiude il primo movimento – Moderato – del Concerto n.1 di Haydn). Guadagnandosi un tifo da stadio al termine di ciascuna, applausi calorosissimi da condividere con l’Orchestra Busoni, sia chiaro.
Mentre l’ascoltavo estasiato, ripensavo a quanto raccontatomi qualche ora prima – quella stessa mattina – al Caffè degli Specchi da Claudio Tuniz scienziato emerito presso l’Abdus Salam International Centre for Theoretical Physics (ICTP) di Trieste a proposito dell’evoluzione delle mani e in particolare delle dita di noi della specie Homo sapiens. Un conto è infatti afferrare un oggetto con la mano, un altro è girare il cucchiaino nella tazzina del caffè (in realtà abbiamo entrambi bevuto un Capo in B., ma solo i triestini sanno di cosa sto parlando) e altro ancora è premere, sfiorare, sollecitare e pizzicare le corde come ha fatto Cohen con il suo violoncello. Che meraviglia! L’ha anche fatto inchinare per ringraziare degli applausi ricevuti e poi gli ha battuto amichevolmente sulla spalla: anche lo strumento ci ha messo del suo!

Ma quello che indubbiamente rimarrà più impresso nella memoria di chi ha avuto la fortuna di assistere al concerto è stato il simpatico siparietto tra il M° Belli e il violoncellista che pur conoscendo un po’ l’italiano e ben comprendendolo, ha preferito rivolgersi al pubblico in inglese, chiedendo a una violinista dell’ensemble di tradurre le sue parole.
Così ho scoperto l’altro suo talento: quello dello showman. Cohen, infatti, ha tenuto banco (pardon: palcoscenico) raccontando l’aneddoto di Paganini finito in prigione a cui stranamente fu consentito di tenere con sé il violino. E cosa poteva fare in cella se non suonare ed esercitarsi, mettendo a dura prova le corde del suo strumento? Che infatti una dopo l’altra finirono per spezzarsi.
Gli rimase soltanto quella del Sol, con cui compose l’opera suonata in concerto nella trascrizione per violoncello di Maurice Gendron (uno dei migliori violoncellisti del secolo scorso) che ha cambiato il Sol con quella più alta del violoncello, ovvero il La. Rendendone l’esecuzione molto più difficile, ha spiegato sorridendo Cohen. Che poi si è rivolto al pubblico dicendo: «So cosa state pensando: perché accordare le altre corde se suonerà soltanto su una? Nel caso si rompano!». Che personaggio!
E come se già non fosse sufficiente, il concerto si è chiuso con la celeberrima Eine kleine Nachtmusik di Mozart. Fu con quella Serenata, diretta da Bruno Walter, che Thomas Mann venne festeggiato a Zurigo nel suo ottantesimo compleanno, per dire…
E questo 2026 che avevo immaginato per me sotto il segno di Vivaldi – a cominciare da L’Olimpiade diretta da Federico Maria Sardelli al Piccolo Teatro Studio di Milano, passando per il film Primavera di Damiano Michieletto – si sta rivelando in realtà un anno mozartiano: dal Don Giovanni a Verona all’Idomeneo a Bologna, passando per il concerto di Ensemble Musagète per il Festival Mozart a Verona (di cui scriverò a breve).
Il prossimo appuntamento con l’Orchestra Busoni sarà invece domenica 15 febbraio alle ore 11.00, sempre in Sala Luttazzi, con Classico e moderno: musiche di Carl Maria von Weber; la Rapsodia Giuliana di Alessandro Grego in prima esecuzione assoluta, e Carl Philipp Emanuel Bach.
Fossi a Trieste, ci andrei. Anche se piovesse!
Saul Stucchi
Nuova Orchestra “Ferruccio Busoni”
Informazioni e programma dei concerti: