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Voi siete qui: Biblioteca » “Quanta stella c’è nel cielo” di Edith Bruck

28 Gennaio 2026

“Quanta stella c’è nel cielo” di Edith Bruck

Anita, la protagonista di Quanta stella c’è nel cielo di Edith Bruck (La nave di Teseo, 2026) ha quindici anni. Quando il libro inizia è in viaggio verso la Cecoslovacchia con Eli, il cognato di sua zia Monika. Anita è sopravvissuta ai campi di concentramento, e, una volta liberata, ha vissuto in un orfanotrofio ungherese, perché non ha nessuno che l’aspetti a casa. Sua zia Monika, una delle poche sopravvissute della sua famiglia, ha deciso che vivrà con lei e la sua famiglia.

Anita ha bisogno di ricordare. Forse cercare di capire cosa le è successo nei campi di concentramento. Ma le persone che incontra non vogliono ricordare. Vogliono dimenticare le persecuzioni e il dolore. Guardano con sospetto e sperano in cuor loro che nessuno verrà di nuovo a bussare alla porta con un’arma.

Quando Anita cerca di raccontare che fine abbia fatto suo padre e sua madre, Monika e Aron cambiano discorso. «Dopo Auschwitz si è vecchi, piccina», «voi (sopravvissuti) siete pazzi», «sopravvivere è una cosa vivere il dopo è un’altra», queste le frasi, con le quali i nuovi familiari eludono le parole della ragazza.

Ma Anita ha bisogno di ricordare e raccontare, prima a se stessa e poi al mondo le storie del suo recente passato. Lo fa con Roby, il neonato di Monika, al quale Anita fa da balia.

Anita si sente diversa. Si sente un’estranea. Si definisce «incerta, informe, in costante fase di sopravvivenza, senza memoria, cuore sangue». I lager sono ancora nella sua anima. Ancora vivo è il ricordo della fame e della sofferenza subite. Le servirebbe il conforto che il condividere tali esperienze può portare, ma le persone intorno a lei non parlano. E capisce presto, anche grazie ad Eli, di poco più grande di lei, che è «meglio tacere: non si sa mai chi sia a raccogliere le sue confidenze». Se una cosa la guerra ha insegnato a lui e a molti è diffidare di chi si trova davanti.

Il mondo, anche se non se ne rende conto, sta cambiando. Siamo nel 1946 e gli Stati Uniti e l’Urss stanno ridisegnando la geografia dell’Europa. Nelle città la vita sta ricominciando, ma ci sono ancora macerie e su tutto c’è il sospeso. Il sospetto nei confronti di tutti. Tutti coloro che cercano di vivere senza mostrarsi troppo.

Cosa che non risparmia anche la nuova famiglia di Anita. Monika, sua zia, suo marito Aron ed Eli si barcamenano come possono. Fanno lavori saltuari. E pur essendo ebrei festeggiano il Natale e comprano un albero, in modo che nessuno possa sapere la loro vera religione.

Anita lavora presso lo Zio Tobia, un uomo che traffici non ben definiti, e che dà lavoro a persone che vengono dai lager. Qui Anita conosce Emma, una giovane donna, che porta non solo il peso del campo di concentramento, ma anche il ricordo del suicidio dei suoi genitori, che, pur di non finire tra le mani dei nazisti, hanno scelto la morte.

Punto di svolta nella narrazione è la scoperta della gravidanza; Anita è diventata la donna di Eli. E da lui aspetta un figlio, che lui non vuole. Nonostante le minacce di Eli, Anita non vuole abortire. I due andranno da un medico, che all’inizio, per soldi, vuole praticare l’aborto, ma poi desiste. La scoperta della vita che pulsa dentro di lei porta Anita ad avere una nuova consapevolezza. E una speranza: quella di andare in Palestina e ricominciare una nuova vita. Come stanno cercando di fare clandestinamente molti altri.

Questo romanzo di Edith Bruck racconta il dolore e la memoria della deportazione e dello sterminio degli ebrei, ma anche il dopo. La sottile ombra che avvolge i sopravvissuti, divisi tra il bisogno di memoria e il bisogno di ricominciare la propria vita.

Quanta stella c’è nel cielo è un verso di una ballata di Sándor Petőfi, poeta del Risorgimento ungherese.

Claudio Cherin

Edith Bruck
Quanta stella c’è nel cielo
La nave di Teseo
Collana Oceani
2026, 208 pagine
17 €

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