Davo per scontato di essermi perso l’unica installazione del Fuorisalone del Mobile che mi interessasse, almeno dalle immagini che avevo visto sui giornali e sui social. Avevo avuto settimane molto intense, tra mostre, musei, concerti e incontri, e il 13 aprile – data della chiusura della kermesse milanese – era passato senza che io potessi fare un giro a Brera.
Così, quando ho varcato il portone del palazzo, diretto alla Pinacoteca per ammirare ancora un po’ di pittura veneta dopo la scorpacciata (con delusione) alle Gallerie dell’Accademia di Venezia, mi sono stupito nel constatare che Library of Light di Es Devlin circondava ancora Bonaparte come Marte pacificatore di Antonio Canova, al centro del cortile.

Ne sono stato molto contento. Dopo qualche istante, però, ecco una piccola doccia fredda: visto l’acquazzone che si era appena abbattuto su Milano i libri che erano stati disposti sugli scaffali dell’installazione – e che ne facevano parte di diritto – erano stati momentaneamente ritirati. Rimanevano soltanto dei surrogati colorati.
Anche se in parte “mutilata”, l’opera dell’artista e scenografa britannica (nata in Inghilterra nel 1971) è davvero teatrale. Al fascino molto contribuiscono, senza dubbio, la cornice e lo scultoreo imperatore proprietario delle chiappe più sode del Regno d’Italia. Fatto sta che l’atmosfera era piuttosto elettrizzante, vuoi per i turisti, vuoi per la pausa al maltempo che sta rovinando la primavera, vuoi per l’insieme di tanti elementi che concorrevano a creare un “evento” che rimarrà nella memoria di chi vi ha in qualche modo partecipato.
Sul pannello didascalico si potevano leggere:
Cuore dell’installazione, gli scaffali luminosi che ospitano gli oltre 2.000 volumi selezionati e donati da Feltrinelli per il tema “Thought for Humans”, identificato dal Salone del Mobile come centrale per l’edizione 2025. I visitatori sono invitati a contribuire con testi di loro scelta ampliando ulteriormente la Library of Light nel corso della sua apertura al pubblico, a seguito della quale i libri enteranno [il refuso è nell’originale e ho voluto lasciarlo] a far parte del Sistema Bibliotecario di Milano, proseguendo il loro viaggio attraverso le mani e le menti dei lettori. Questa iniziativa è un dono alla città, voluto dal Salone del Mobile in collaborazione con la Pinacoteca di Brera e La Grande Brera”.
Ho ammirato l’installazione e ne ho apprezzato il significato. Poi mi è venuto da pensare che una biblioteca senza libri come quella che avevo in quel momento davanti agli occhi, per quanto scenografica non è che un guscio vuoto, uno scheletro, pura forma. Tutto il contrario di quello che dovrebbe essere una biblioteca.
È una cosa su cui dovrebbero riflettere tutti quanti amano e frequentano le biblioteche e anche coloro che si trovano a gestirle senza necessariamente far parte delle prime due categorie. E sono molto più numerosi di quanto crediamo. Anzi, temiamo. I libri sono la luce di una biblioteca.
Sarebbe d’accordo anche Napoleone che non viaggiava mai senza libri, neppure nei momenti più bassi della sua parabola, tanto che nel 1989 l’Isola d’Elba gli dedicò una mostra dal significativo titolo di Lector in Insula. La biblioteca di Napoleone all’Elba. Purtroppo allora non la visitai, ma ne ho il catalogo sugli scaffali della mia libreria.
PS: visto il successo di pubblico, l’installazione è stata prorogata fino al 5 maggio (significativamente, verrebbe da aggiungere).
Saul Stucchi