• Passa alla navigazione primaria
  • Passa al contenuto principale
  • Passa alla barra laterale primaria
  • Passa al piè di pagina
  • Luoghi
    • Italia
    • Europa
    • Mondo
    • A letto con ALIBI
  • Mostre
    • Arte
    • Fotografia
    • Storia
  • Spettacoli
    • Teatro & Cinema
    • Musica & Danza
  • Biblioteca
  • Interviste
  • Egitti

Alibi Online

Voi siete qui: Biblioteca » Le lettere di Berto Ricci dalla campagna d’Etiopia

14 Gennaio 2024

Le lettere di Berto Ricci dalla campagna d’Etiopia

Quasi un anno fa, nel febbraio 2023, Mucchi Editore ha pubblicato nella sua collana Lindoro (titolo di ungarettiana reminiscenza) il volume Lettere alla moglie dalla campagna d’Etiopia (1935-1936) di Berto Ricci, edizione e commento a cura di Claudio Mariotti, direttore della stessa collana. È arrivato sul mio desco – per usare l’espressione cara al bibliofilo Massimo Gatta – grazie proprio al curatore.

Ma chi era Berto Ricci e perché pubblicarne una parte così intima del carteggio? Risponde a entrambe le domande la quarta di copertina: “Berto Ricci è stato uno dei più importanti intellettuali fascisti. Fondò «L’Universale» che ebbe tra i suoi collaboratori il giovane Indro Montanelli che proprio di Ricci ebbe a dire che fu «il solo maestro di carattere che abbia avuto»”. Quanto alla motivazione viene indicato il valore di testimonianza delle lettere, finora inedite, non soltanto per quanto riguarda la guerra etiopica ma anche per conoscere meglio il pensiero dell’autore.

Le lettere vanno dal 29 aprile 1935 (XIII anno dell’Era Fascista) al 12 agosto dell’anno successivo. La loro trascrizione con annotazioni occupa tre quinti del volume, ovvero circa 150 delle 250 pagine totali. Le precedono un’introduzione e una cronologia della vita e delle opere di Ricci, per una cinquantina di pagine, più o meno quanto riservato all’appendice fotografica con la bibliografia e l’indice dei nomi.

Berto Ricci, Lettere alla moglie dalla campagna d’Etiopia (1935-1936). A cura di Claudio Mariotti, Mucchi Editore

Il libro è ben confezionato e ottimamente curato. Si nota la precisione del curatore nel chiarire fatti, menzionare fonti, illustrare contesti e figure storiche non di primissimo piano. In particolare l’introduzione si dimostra fondamentale perché il lettore – soprattutto quello con scarse conoscenze sul periodo in questione, come il sottoscritto – possa approcciarsi al carteggio di Ricci con le corrette coordinate.

Lingua e politica

Tanti i temi affrontati nell’introduzione e nelle lettere. Due però quelli su cui si concentra in special modo Mariotti, ovvero la lingua e la politica. E sono due ma potrebbero essere considerati uno solo, tanto erano intrecciati per Ricci. Da poeta partì per la campagna d’Etiopia, per la grandezza dell’Italia, finalmente giunta per lui l’occasione che attendeva da dieci anni.

“Per lui la lingua non era semplicemente un mezzo d’espressione, ma «il simbolo riassuntivo della unità nazionale […] emanazione immediata, necessaria del nostro genio»”, scrive Mariotti citando da un testo di Ricci del 1929, firmato con lo pseudonimo (uno dei tanti) Il Barbarossa.

Ancora la parola a Mariotti: “per Ricci l’italiano doveva essere internazionale e dunque non poteva essere né lingua di classe, né poteva dimenticare l’apporto delle altre culture. Da una visione linguistica e culturale simile era quindi scontato che ne derivasse una politica universalistica, cioè quella di un’Italia incivilatrice del mondo”.

La campagna d’Etiopia dimostrò quale fosse, e con quali mezzi il fascismo volesse imporla, la missione civilizzatrice della nuova Roma. Da parte sua Ricci non la mise mai in dubbio, né prima, né durante. Sarebbe morto una manciata d’anni dopo, nel febbraio del 1941, mitragliato da un aereo inglese a tre mesi dal suo arrivo in Libia.

Questa e altre notizie le apprendiamo dalla cronologia. Nel 1927, per esempio, aveva esordito su «Il Selvaggio» di Mino Maccari (collaborazione che mantenne per due anni), mentre al 1930 risale la pubblicazione della sua prima raccolta poetica, uscita per i tipi di Vallecchi. Alla fine del 1933 fu lo stesso Mussolini a invitarlo a collaborare a «Il Popolo d’Italia». Ma c’è anche un riferimento cronologico a noi molto più vicino: Paolo, il secondogenito di Berto Ricci, è morto nel dicembre del 2020, vittima del Coronavirus.

Pensieri e richieste

È però il caso di tornare alle lettere di Ricci alla moglie. Come di Attico nelle epistole di Cicerone all’amico, così di Mafalda Mariotti, sposata nel 1932 (si erano fidanzati nel 1926), il lettore si può immaginare un ritratto sfocato, un mosaico composto da piccoli dettagli, sparsi qua e là dall’autore.

Ricci doveva avere un bel caratterino! In una lettera del novembre 1935 si lamenta per lo scarso calore che riceve dalle missive di Mafalda: “Le tue lettere mi sembrano un po’ fredde e stanche, ma forse è una mia impressione e nient’altro”.

Non mancano i rimproveri e i dissapori. Frequenti e dettagliatissime sono le disposizioni sul materiale da fargli recapitare. La preoccupazione per i soldi; le richieste di aggiornamenti sui compensi che deve ricevere per le varie collaborazioni e sulla salute dei genitori e della figlioletta Giuliana (una donnina “in valvola”, ovvero bella vispa, per la quale – mentre è nel Tigrai – progetta un’educazione che è il manifesto del patriarcato); le ansie per il corso ufficiali che vuole frequentare si mescolano a notiziole sulla vita quotidiana, a pensieri, a confessioni sullo stato di noia e ad annotazioni sulla natura.

Nella lettera del 6 settembre 1935, scritta dalle parti di Mayabar, lascia da parte un attimo il soldato in missione per tornare a essere totalmente scrittore:

I primi giorni si resta un po’ delusi, e si dice: Tutta qui quest’Africa? – Colline a macchia, che ricordano la provincia di Siena, campi d’orzo, di granturco e anche di grano. Ma poi il fascino grandioso di questa terra prende, quasi d’improvviso. Vallate più riposte e selvagge si scoprono, il cactus alza dappertutto le sue palette aghettate; di sui poggi, branchi di scimmie corrono e urlano come cani; a mandre pascolano i bisonti, e i greggi di capretti scalano le balze; odori e tinte nuove animano il paesaggio scomposto, granitico. È come se la natura, qui, fosse più prossima all’origine, e di fattura più fresca”.

Una visione edenica che non deve trarre in inganno il lettore: l’Italia era in Africa da potenza colonizzatrice. Per “rassicurare” la moglie, Ricci le confessa di preferire le donne bianche alle nere e più avanti torna sull’argomento ribadendo la sua fedeltà, poggiandola però non su una base di amore assoluto per la consorte (che peraltro era solo terza nella sua personale classifica degli affetti, dietro alla patria e alla figlia) quanto “perché qui non ci sono che brutte e sudice donne nere”.

Verso il rientro

All’antipatia per la borghesia italiana e alla mancanza di entusiasmo per la monarchia dei Savoia, Ricci poteva aggiungere la scarsa considerazione per gli indigeni. L’8 aprile del 1936, angustiato per il lungo “periodo scolastico” che sta trascorrendo a Saganeiti, sbotta mettendo nero su bianco tutta la sua frustrazione: “Ne ho pieni i coglioni dell’Eritrea: o in Abissinia, o in Italia!”. Un mese dopo ci sarebbe stata l’occupazione di Addis Abeba, con la proclamazione dell’impero dal balcone di Palazzo Venezia il 9 maggio.

Il carteggio volge al termine: il tempo di dare alla moglie indicazioni sul suo rientro in Italia, presentarle qualche progetto per il futuro e già – a metà agosto – Ricci era nel “caldo vesuviano” di Massaua in attesa dell’imbarco, per poi approdare a Genova il 24 agosto.

Nel febbraio dell’anno successivo ci sarebbe stato il fallito attentato al viceré d’Etiopia Graziani, con la conseguente strage di Addis Abeba, una delle vicende attorno alle quali ruota il nuovo romanzo di Elena Rausa, in uscita il prossimo 9 febbraio per Neri Pozza: Le invisibili.

Chissà che a qualcuno non venga in mente di organizzare un incontro pubblico tra l’autrice e Claudio Mariotti…

Saul Stucchi

Berto Ricci
Lettere alla moglie dalla campagna d’Etiopia (1935-1936)
A cura di Claudio Mariotti
Mucchi Editore
Collana Lindoro
2023, 251 pagine
20 €

Tweet
Share
0 Condivisioni

Archiviato in:Biblioteca

Barra laterale primaria

Articoli recenti

  • Al Teatro Out Off “Cemento” di Thomas Bernhard
  • All’Ambrosianeum “Sonata a Kreutzer” di Milano Classica
  • Orith Kolodny ospite di “Lampi. Duetti culturali”
  • Spettacoli in scena a Milano nel mese di febbraio
  • Recensione del film “Soldato blu” di Ralph Nelson

Footer

INFORMAZIONI

  • Chi siamo
  • Contatti
  • Informativa privacy & Cookie

La rivista online

ALIBI Online è una rivista digitale di turismo culturale, diretta dal giornalista Saul Stucchi. Si occupa di mostre d'arte, storia e archeologia, di cinema e teatro, di libri di narrativa e di saggistica, di viaggi in Italia e in Europa (con particolare attenzione alle capitali come Parigi, Madrid e Londra). Propone approfondimenti sulla cultura e la società attraverso interviste a scrittori, giornalisti, artisti e curatori di esposizioni.

Copyright © 2026 · ALIBI Online - Testata giornalistica registrata al Tribunale di Milano; reg. n° 213 8 maggio 2009
Direttore Responsabile Saul Stucchi