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Voi siete qui: Biblioteca » Uwe Wittstock ha presentato a Milano “Febbraio 1933”

26 Gennaio 2023

Uwe Wittstock ha presentato a Milano “Febbraio 1933”

Ieri sera, mercoledì 25 gennaio, nella sede del Goethe-Institut in centro a Milano si è tenuta la presentazione del libro di Uwe Wittstock Febbraio 1933. L’inverno della letteratura che Marsilio ha appena mandato in libreria nella collana Nodi, con la traduzione di Giovanna Targia e Isabella Amico di Meane.

A parlarne con l’autore c’era il giornalista Enrico Arosio, mentre l’interprete Sonia Folin si è occupata della traduzione per il pubblico presente.

Enrico Arosio, Sonia Folin e Uwe Wittstock al Goethe Institut di Milano

In principio Arosio ha ricordato il primo libro di Wittstock pubblicato in Italia: Karl Marx dal barbiere. La vita e l’ultimo viaggio di un rivoluzionario tedesco, edito da EDT nel 2018. Poi ha dato il via alle domande, partendo da una curiosità, quel ballo della stampa a cui parteciparono migliaia di persone e tutta la crème della Repubblica di Weimar. Di lì a brevissimo sarebbe calata una notte mortale su quel mondo. In Febbraio 1933, infatti, Wittstock racconta le quattro settimane che bastarono a Hitler per abbattere la democrazia in Germania e sostituirla con una dittatura che sarebbe durata dodici anni, conclusa soltanto con la sconfitta militare.

Mann e gli altri

La famiglia Mann comprese solo con un po’ di ritardo la gravità della situazione. Furono i figli maggiori, Erika e Klaus, a spingere Thomas Mann a prendere la via dell’esilio: il premio Nobel per la letteratura (1929) aveva timore ad abbandonare la Heimat. Il fratello Heinrich, addirittura, era convinto che Hitler non sarebbe durato più di sei mesi!

Uwe Wittstock, Febbraio 1933. L'inverno della letteratura, Marsilio

Ma non solo sugli intellettuali più celebri si è concentrata la ricerca di Wittstock (nato a Lipsia nel 1955), critico letterario e saggista, nonché a lungo giornalista culturale (è stato redattore della Frankfurter Allgemeine Zeitung). Febbraio 1933 riprende infatti anche le voci di figure oggi poco note, soprattutto in Italia. Arosio ha voluto che l’autore ricordasse la vicenda del giornalista Carl von Ossietzky, fiero oppositore del regime: ebbe il Nobel per la pace nel 1935, ma non gli servì per venire liberato. Sarebbe morto per tubercolosi nel 1938.

Wittstock ha consultato i giornali dell’epoca, i diari e gli appunti di scrittori e intellettuali per ricreare il clima di quelle settimane tragiche, con scontri e atti di violenza pressoché quotidiani. Raccolta una grande messe di materiale, l’autore le ha dato una forma da “pièce teatrale”.

Tutta l’élite intellettuale tedesca abbandonò la Germania, chi verso la Francia, chi verso Praga o l’Ungheria e poi, in gran parte, verso gli Stati Uniti d’America: quarantamila (“numeri impressionanti”, ha chiosato Arosio) tra artisti, attori, scrittori e giornalisti, medici e scienziati. Facendo un parallelismo con il giorno d’oggi, la presa del potere di Hitler ha molti punti in comune con l’invasione dell’Ucraina da parte della Russia di Putin, a cominciare dall’inasprimento della censura.

Roghi di libri

Gli intellettuali si trovarono da un giorno all’altro a prendere una decisione particolarmente difficile, ma ci furono anche i “carrieristi”, ovvero coloro che trassero enormi benefici dall’adesione e dalla collaborazione con il regime nazista.

Il giornalista Enrico Arosio, l'interprete Sonia Folin e lo scrittore Uwe Wittstock al Goethe Institut di Milano

Arosio e Wittstock si sono poi soffermati su alcune date fondamentali, come l’incendio del Reichstag (27 febbraio 1933), il rogo dei libri (quello, sinistramente celebre del 10 maggio fu in realtà anticipato da un episodio avvenuto a marzo) e la nomina di Goebbels a ministro per l’Educazione del popolo e per la Propaganda, per poi fare un cenno alla situazione dei teatri e delle sale da concerto.

Le ultime due domande di Arosio hanno riguardato quello che il giornalista italiano ha definito un “regalo” della Germania agli Stati Uniti, ovvero l’apporto fornito dall’intelligencija tedesca in esilio (una ferita ancora oggi non completamente cicatrizzata, ha riconosciuto Wittstock), e la comparazione del ruolo degli scrittori nella società degli anni Venti e Trenta del secolo scorso con quello dei loro epigoni di oggi. La letteratura aveva allora una voce molto più forte e ascoltata di quella attuale, ha detto lo scrittore tedesco. Oggi nessuno discuterebbe per mesi della conferenza di Thomas Mann su Wagner. Ma per novanta minuti nel cuore di Milano si è parlato di Febbraio 1933.

Saul Stucchi

Uwe Wittstock
Febbraio 1933
L’inverno della letteratura

Traduzione di Giovanna Targia, Isabella Amico di Meane
Marsilio
Collana Nodi
2023, 304 pagine
19 €

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