Pur avendo sulla scrivania e sul ripiano dietro la testiera del letto numerosi libri da leggere (e arretrati da recensire), mi sono imbarcato in un’impresa tra il folle e l’inutile (inutile perché folle e viceversa): contare i libri della mia biblioteca. Nel contempo procedo a spostamenti e ricongiungimenti, dove questi sono possibili.
Il ripiano dedicato al mio Premio Nobel per la Letteratura preferito, per esempio, rimane orfano del volume “Thomas Mann una biografia per immagini”, Saggio critico biografico di Cesare Cases e presentazione di Golo Mann, pubblicato da Edizioni Studio.
Il suo formato quasi quadrato, infatti, fuoriesce dallo stretto ripiano della libreria del soggiorno, a misura di tascabili e libri “normali”. Deve così restarsene in una delle librerie dello studio (una delle poche protette da una vetrinetta), accanto al gemello “Jorge Luis Borges. Immagini e immaginazione” di Domenico Porzio, nonostante l’antipatia che lo scrittore argentino provava per quello tedesco.
Al di là della fatica fisica e della confusione che deriva dagli spostamenti provo un vago senso di frustrazione e di colpa a prendere tra le mani libri che aspettano di essere letti da decenni e magari hanno maggior consapevolezza di me che per loro non verrà mai quel momento.
Città di fantasmi
Diversi i libri sui quali si è soffermata la mia attenzione in questi giorni. In particolare mi è caduto l’occhio su “Salonicco, città di fantasmi. Cristiani, musulmani ed ebrei tra il 1430 e il 1950”. L’ha scritto lo storico britannico (nato a Londra nel 1958) Mark Mazower nel 2004 (o 2005?) e l’ha pubblicato in italiano nel 2007 l’editore Garzanti nella sua collana Collezione Storica per la traduzione di Roberto Merlini.

Che abbia già tentato di leggerlo in passato lo testimoniano i segni a matita tracciati in verticale accanto ai paragrafi che ritenevo più interessanti. L’ultima di queste “sottolineature” la trovo a pagina 48, a dimostrazione che non sono andato oltre l’inizio del secondo capitolo della prima parte. Il libro supera le 570 pagine, senza contare i vari indici. Il lungo racconto della storia della città è articolato in tre parti, intitolate rispettivamente:
- La rosa del sultano Murad, suddiviso in 8 capitoli
- All’ombra dell’Europa, in 5 capitoli
- Grecizzare la città, in 10 capitoli, cui segue una conclusione dal titolo La memoria dei defunti.
Nelle prossime settimane vorrei riprenderne la lettura, magari in vista di un tanto agognato ritorno a Salonicco, sulla quale ho letto qualche tempo fa la graphic novel “Piccola Gerusalemme” di Elettra Stamboulis (per i testi) e Angelo Mennillo (per i disegni), pubblicato da Mesogea con una prefazione firmata da Moni Ovadia.
Nel frattempo sfoglio il volume soffermandomi sull’apparato iconografico (in bianco e nero) e leggendo qua e là qualche paragrafo dal capitolo 18, ovvero La città dei rifugiati. Alla “Catastrofe” delle comunità greche dell’Asia Minore è dedicata – come ho segnalato qualche giorno fa – la mostra che aprirà i battenti il prossimo 15 settembre nella sede di via Pireos 138 del Museo Benaki di Atene: “Grecità dell’Asia Minore. Splendore, catastrofe, trasferimento, rinascita”.
Riporto solo alcune righe dal libro di Mazower:
Nel momento di massimo afflusso – le settimane e i mesi immediatamente successivi alla caduta di Smirne – Salonicco fu sottoposta a una tensione insostenibile. Le famiglie venivano separate e la penuria di uomini adulti era evidente, con tutti quelli che erano stati uccisi o che si trovavano ancora nelle mani dei turchi. Gli abitanti più ricchi della città venivano invitati ad accogliere i nuovi arrivati, o a adottare degli orfani, e sui giornali apparivano spesso avvisi che chiedevano notizie di familiari scomparsi”.
È trascorso oltre un secolo da quei fatti drammatici, ma sembrano storie di oggi. Purtroppo.
Saul Stucchi