“L’ALIBI della domenica” è dedicato a BookCity Milano 2021.
Di chissà quanti libri e storie si è parlato nella giornata di ieri di BookCity a Milano! Io voglio qui rendere conto di tre eventi, il primo dei quali mi ha visto direttamente coinvolto. Ho infatti fatto da presentatore all’incontro dal titolo “Gli insegnamenti della storia sistematicamente trascurati” che si è tenuto ieri (sabato 20 novembre, nda) al Mare Culturale Urbano. Ospite lo scrittore Simone Cozzi, autore del libro “Il buio è prossimo”, pubblicato da Panda Edizioni.
La Storia di Ripamonti
In realtà abbiamo parlato anche dei precedenti casi in cui si trova coinvolto il personaggio da lui creato (insieme all’articolato gruppo che gli fa da corona), ovvero il Delegato Ripamonti: “La pace inquieta” e “Lo spazio torbido” (di cui potete leggere le rispettive recensioni qui su ALIBI Online). Le vicende sono ambientate nel Ventennio fascista a Milano e a Mandello del Lario, con qualche escursione rispetto a questi due luoghi per certi versi antitetici tra loro.

In alternanza con la lettura teatrale di cinque brani tratti dai tre romanzi della serie “Ripamonti”, interpretati da Veronica Sardone, Mariangela Mignone e Christian Kley, ho posto una manciata di domande a Simone per indagare il suo approccio alla scrittura. Parte dalla Storia o dalla storia, da intendersi come vicenda criminosa? È la Storia con la maiuscola a dare il “la” al processo creativo dell’autore. È la scintilla che accende il suo interesse che poi approfondisce consultando varie fonti, dai classici della storiografia (De Felice in primis) ai quotidiani dell’epoca.
Nel caso de “Il buio è prossimo”, per esempio, tutto è partito dalla lettura di un articolo sulla Legione Redenta… Durante l’informale – e spero piacevole per il pubblico – chiacchierata, abbiamo parlato anche di memoria (con un excursus sulla Colonna Infame di manzoniana, appunto, memoria) e di lezioni della storia che l’uomo non vuole imparare.
Ma anche gli animali, nel loro piccolo, non sembrano far tesoro delle brutte esperienze che vivono, ho osservato io dopo aver visto dalle parti di San Siro uno scoiattolo attraversare di corsa quattro corsie, sfuggendo per miracolo alle ruote di un’auto, per sbattere poi la zucca contro il cancello dell’edificio da cui era scappato via.
La caduta dell’URSS
Di altre storie e di altra Storia si è invece parlato di pomeriggio nella Sala Buzzati della Fondazione Corriere della Sera. L’incontro dal titolo “Dicembre 1991, la fine dell’Urss: cosa ne resta 30 anni dopo” era coordinato dal giornalista Antonio Carioti e vedeva la presenza di Aldo Ferrari, Giuseppina Manin e Antonella Salomoni.
Luciano Canfora è invece intervenuto in collegamento video da Bari (sia detto tra parentesi: fosse stato indicato sul programma della manifestazione – come, credo, dovrebbe essere buona norma – avrei evitato di portarmi appresso uno degli ultimi libri del professore, “La conversione. Come Giuseppe Flavio fu cristianizzato” (Salerno Editrice), nella speranza di un autografo).

Rimanendo in tema di libri. Il Corriere pubblicherà prossimamente un volume sull’URSS curato dallo stesso Carioti. Durante l’incontro sono stati invece menzionati alcuni lavori degli autori, tra cui il romanzo storico della Manin “Complice la notte” (Guanda) che ha per protagonista la pianista Marija Judina per la quale, “a modo suo” Stalin ebbe rispetto se non timore, e poi il saggio “Le ceneri di Babij Jar. L’eccidio degli ebrei di Kiev” della Salomoni, pubblicato da il Mulino, stesso editore da cui è uscito “Storia degli armeni” di Ferrari in collaborazione con Giusto Traina (del quale, peraltro, un paio di giorni fa ho acquistato d’occasione “428 dopo Cristo. Storia di un anno”, Laterza. Anche qui: quante storie in un solo anno!).
Impossibile tirare un bilancio ancorché sommario di settanta e più anni di Unione Sovietica in un’ora e mezza, così come presentare un resoconto esauriente dell’interessante incontro. Me la caverò indicando i temi salienti di cui hanno parlato gli ospiti: gli effetti della Rivoluzione Bolscevica sulle costituzioni europee; il processo di decolonizzazione; il fallimento della lunga campagna anti-religiosa; le responsabilità dell’Occidente per il mancato avvicinamento della Russia (che ha le proprie, di responsabilità), con i reciproci sospetti e timori; il tormentato – eppure fertile – rapporto tra potere sovietico e arti; la nuova / vecchia politica estera russa…
Giganti russi
Giuseppina Manin ha rievocato la celebre telefonata di Stalin a Bulgakov. Approfitto dell’aneddoto per menzionare in breve la presentazione, tenutasi venerdì sera alla Libreria Cortina, del nuovo libro di Gian Piero Piretto “Eggs Benedict a Manhattan” (Raffaello Cortina Editore).

L’autore, come ha ricordato il presentatore Antonio Armano, ha avuto la fortuna di leggere il capolavoro di Bulgakov, “Il Maestro e Margherita”, nell’anno stesso della sua uscita – postuma – in Italia, ovvero nel 1967, quando aveva appena quindici anni (ne sarà sempre riconoscente alla preside della scuola in cui insegnava la madre, sua “pusher” di libri).
Piretto ha menzionato anche la nuova traduzione de “I fratelli Karamazov” di Dostoevskij, uscita in occasione del bicentenario della nascita dello scrittore, curata da Claudia Zonghetti per i Supercoralli di Einaudi.
Ma questa è (sarà) un’altra storia. Che come tutte, prende avvio da un seme.
Saul Stucchi
Didascalie:
- Incontro con Simone Cozzi
- Aldo Ferrari, Antonella Salomoni, (Luciano Canfora in collegamento) e Antonio Carioti
- Gian Piero Piretto e Antonio Armano