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Voi siete qui: Europa » Il Centro di Documentazione sul Nazismo a Norimberga

3 Febbraio 2021

Il Centro di Documentazione sul Nazismo a Norimberga

Quarta puntata del reportage di Laura Baldo sui campi di concentramento della Baviera.

Il mattino seguente come prima cosa visito un luogo non lontano dal mio appartamento a Norimberga: l’Handwerkerhof Nuremberg, letteralmente “il luogo del lavoro artigianale”, ma in pratica è un piccolo villaggio medievale ricostruito — e ricorda molto un villaggio degli elfi — nella zona sud-est del centro, vicino alla stazione.

Norimberga: Handwerkerhof Nuremberg

In questo periodo pasquale è un tripudio di ghirlande e striscioni di uova colorate. Nelle piccole vetrine che si aprono nelle casette a graticcio si possono scorgere soprammobili, giocattoli e altri oggetti di artigianato affascinanti. Nell’aria c’è odore di frittelle, ma non si capisce da dove venga.

Molti negozi e locali purtroppo sono ancora chiusi, quindi dopo un giro veloce esco per oltrepassare le mura e raggiungere piazzale Plärrer, da cui partono diversi bus e tram. Io ne scelgo uno panoramico, che fa un ampio giro della città prima di arrivare al Centro di Documentazione sul Nazismo. Il nome originale è Dokumentationszentrum Reichsparteitagsgelände, e devo dire che il nome scoraggia un po’, senza contare che sull’autobus è abbreviato in una sigla a stento comprensibile.

Il Museo

Il Centro si trova accanto a quella che doveva diventare la Congresse Halle, o sala dei congressi, una sorta di copia del Colosseo, vista da fuori, ma rimasta vuota all’interno. C’è moltissima gente e bisogna fare la fila. C’è l’audioguida in italiano, ma si fatica a trovare un angolo tranquillo per ascoltarla, e finirò per saltare metà cose. Alla fine non c’è molto di concreto da vedere: solo pannelli, schermi interattivi con filmati in tedesco, monitor, ecc…

Centro di Documentazione sul Nazismo a Norimberga

Si racconta la storia dell’ascesa nazista e del ruolo di Norimberga come città dei raduni, oltre che luogo dove nel 1935 furono promulgate le leggi razziali. Le cose più interessanti per me sono i quotidiani dell’epoca di varie nazionalità — specie le vignette satiriche, da cui si capisce quanto la minaccia rappresentata da Hitler fosse stata sottovalutata — e i souvenir (cartoline, tazze, spille, diapositive, monete, libri) che sono simpatici: anziché a un raduno politico sembra di essere stati a Disneyland.

Il Museo mi delude un po’, anche se almeno dalle mappe e ricostruzioni riesco a farmi un’idea del progetto e delle altre cose da vedere. Le cose più interessanti sono proprio le parti rimaste e visibili della Congresse Halle stessa, nonché una sala dove si proiettano film, che è semivuota.

Leni Riefenstahl

Tra i film proiettati ce n’è uno di Leni Riefenstahl, la famosa regista di regime — ma premiata anche all’estero, nonché la prima regista donna a ricevere riconoscimenti internazionali. Il film è “Il trionfo della volontà”. Documenta il raduno del 1934, e si dice sia il più riuscito. Per il mio modesto giudizio da cinefila dilettante è un capolavoro di tecnica e bravura. Lo guardo tutto dall’inizio alla fine — l’originale dura quasi due ore, ma qui ne danno solo una parte.

Non capisco i discorsi di Hitler e compagnia (volendo ci sono i sottotitoli inglesi) ma la musica di Wagner sotto è bella, le immagini potenti. Riesce a trasmettere non solo la grandezza, con le innumerevoli sfilate di militari, le tribune gremite e i ragazzini entusiasti, ma anche le emozioni.

Alcune immagini, come la svastica di fiaccole che ruota su se stessa nel buio o le lunghissime sfilate tra due file di aquile d’oro e bandiere, o anche solo i primi piani di biondi bambini sorridenti con la loro bandierina, trasmettono un’emozione forte e immediata. Riesce a impressionare perfino me, nonostante tutto ciò che sappiamo oggi, o forse proprio per questo. Non fatico a immaginare l’impatto di questo genere di propaganda sulle persone dell’epoca, del tutto ignare di quello che si profilava all’orizzonte.

Ecco, la cosa che mi è rimasta più impressa di tutto il Museo è stata questo film. Magari si trova anche in rete, consiglio a chiunque voglia capire sul serio il periodo storico di guardarlo.

Lo Zeppelinfeld

Uscita dal Museo, c’è l’imbarazzo della scelta, perché ci sono molti percorsi qui intorno. Scelgo di vedere le cose più importanti (il cartello dice due ore e mezza per il percorso che ho in mente, ma mi piace stabilire nuovi record).

La Congresse Halle di Norimberga

La prima tappa è lo Zeppelinfeld — il nome deriva dal fatto che nel 1909 vi atterrò il famoso dirigibile — sede di molti discorsi tenuti durante i raduni e, soprattutto, delle sfilate militari davanti alla sua gigantesca tribuna. Per arrivarci bisogna fare il giro di un piccolo lago, ma è una passeggiata piacevole e tranquilla nel verde.

Dello Zeppelin è rimasta solo la tribuna con parte delle gradinate; un tempo era lunga quasi 400 metri e contornata da colonne alte 20 metri, poi abbattute. Quello che prima era l’immenso terreno destinato al pubblico ora è chiuso o adibito a parcheggio. Attraverso una serie di gradini si può salire fino al podio da cui Hitler teneva i suoi discorsi, che compare in molti filmati dell’epoca.

Norimberga: tribuna dello Zeppelinfeld

A essere sincera trasmette un senso di desolazione: un resto del passato che non ha più alcun legame col presente, ma che si è arenato qui, enorme, inutile ed estraneo. Non abbastanza antico da avere l’autorevolezza della patina del tempo. Mi ricorda un po’ quegli anziani reduci che parlano delle loro grandiose imprese giovanili a nipoti indifferenti con gli occhi fissi al telefonino.

Giardini e raduni

Il resto dei terreni destinati ai raduni era molto vasto, e comprendeva uno stadio per le gare sportive, un Campo di Marte per i soldati, un paio di stazioni ferroviarie, uno spazio per le tende, un piazzale per le feste. Oggi di tutto ciò sono rimasti i sentieri guidati che portano a vedere qualche relitto, ma, da quanto ho letto, in futuro si faranno ulteriori lavori per ampliare il potenziale formativo dell’area — qualunque cosa significhi.

Passando di nuovo accanto alla Congresse Halle, attraverso il piazzale delle feste (ora c’è un luna-park, quindi almeno lo spirito si è mantenuto) e la strada principale, per entrare nei vasti giardini dall’altra parte. Qui, al di là della pace e della bellezza dei giardini, c’è un altro dei luoghi di raduno pensati da Hitler e immortalato in diversi scatti dell’epoca: la Luitpold Arena.

La Ehrenhalle di Norimberga

Il grande spazio aperto per comizi era accanto alla Ehrenhalle, il monumento costruito negli anni Venti in onore dei caduti nella Prima guerra mondiale (oggi tuttavia commemora anche le vittime della Seconda e del regime). L’associazione era voluta, nell’ottica dell’esaltazione del patriottismo.

Tornata sulla strada principale, c’è una fermata del tram proprio davanti al Centro, che in una ventina di minuti mi riporta al piazzale da cui sono partita. Purtroppo è quasi buio, ed è tardi per visitare altri musei, quindi per oggi ho finito.

Avendo più tempo (è a 2-3 km dal centro storico) si potrebbe visitare anche il Memoriale dei processi di Norimberga, ma da quanto ho capito oltre a un’esibizione permanente con pannelli esplicativi non c’è molto altro. Si può visitare la famosa Aula 600, ma pare che sia ancora in uso, quindi c’è il rischio di non poterla neanche vedere. Dato che di pannelli e cartelloni ne ho visti a sufficienza, rinuncio volentieri. In ogni caso sul sito ufficiale si può fare un comodo tour virtuale.

Gulasch per cena

Dopo un rapido passaggio all’appartamento, per attrezzarmi contro il gelo serale — ossia tre strati di maglie, tutte quelle che riesco a infilare sotto la felpa — mi dirigo verso il confine nord della città vecchia, vicino al castello e alle mura. Qui c’è uno dei ristoranti più tipici e famosi di Norimberga, in una vecchia casa a graticcio restaurata: l’Albrecht Dürer Stube.

Parte alta della città vecchia di Norimberga

Da fuori è caratteristico e spettacolare, ma dentro non ha moltissimi posti, quindi è molto meglio prenotare. Io ovviamente non l’ho fatto, perché non ho mai chiaro dove sarò il giorno seguente, ma, essendo da sola, mi rimediano un posticino a un tavolo prenotato di lì a un’ora.

Qui vanno molto le specialità locali: i Rostbratwurst o altri piatti di maiale come lo stinco o il filetto, ma per cambiare prendo un gulasch con patate. Le patate si trovano fatte in qualsiasi modo: fritte, saltate, al forno, in purè, in tortelli. Il gulasch è davvero piccante, ma squisito. Sarei già sazia, ma la ricchezza della lista dei dessert mi attira, e non ho mangiato decentemente in tutto il giorno, quindi prendo anche un semifreddo: fantastico, proprio come la birra, il locale e la sua atmosfera accogliente da taverna bavarese.

Una passeggiata giù per i vicoli della città vecchia, resa meno piacevole solo dalla temperatura simil-polare, mi riporta al mio appartamentino nella zona bassa, non lontano dalla splendida torre medievale Weisser Turm e dalla chiesa di St. Jakob.

Laura Baldo

Quarta puntata – segue.

Didascalie:

  • L’Handwerkerhof
  • Il Centro di Documentazione sul Nazismo. Souvenir dei raduni: cartoline, plichi di foto, libri
  • La Congresse Halle vista da oltre il lago
  • Ciò che rimane della tribuna dello Zeppelinfeld
  • La Ehrenhalle, accanto all’ex Luitpold Arena (di cui non è rimasto niente)
  • Parte alta della città vecchia, con le mura sullo sfondo e, sulla destra, l’Albrecht Dürer Stube
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