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Voi siete qui: Arte » In mostra a Parma Ligabue e Vitaloni. Dare voce alla natura

19 Ottobre 2020

In mostra a Parma Ligabue e Vitaloni. Dare voce alla natura

Aggiornamento del 31.01.2021: la mostra riaprirà i battenti lunedì 1° febbraio 2021 e potrà essere visitata dal lunedì al venerdì, dalle ore 10.00 alle 19.30 (la biglietteria chiude un’ora prima).

“Ligabue in una sola giornata, dipendeva dalla stagione, dal tempo, dall’umore, dall’amore, poteva essere coniglio e lupo, gallo e farfalla, giaguaro e tigre”. Queste parole di Raffaele Carrieri campeggiano a mo’ di didascalia sotto una fotografia che raffigura l’artista immortalato in una delle sue smorfie da folle.

Mostra "Ligabue e Vitaloni. Dare voce alla natura"

L’immagine è una delle prime cose a colpire l’attenzione del visitatore della mostra “Ligabue e Vitaloni. Dare voce alla natura” che rimarrà aperta fino al 30 maggio 2021. Nel primo mese di apertura ha registrato più di 10 mila ingressi. Restano invece soltanto pochi giorni, ovvero fino al prossimo 1° novembre, per ammirare – gratuitamente – l’opera “Leopardo su roccia” di Ligabue ospitata allo shopping center Fidenza Village.

Palazzo Tarasconi

Ideata e realizzata da Augusto Agosta Tota, Marzio Dall’Acqua e Vittorio Sgarbi, organizzata dal Centro Studi e Archivio Ligabue di Parma, l’esposizione è allestita nel cinquecentesco Palazzo Tarasconi, a pochi passi dal Duomo e dal Battistero (con l’enigmatico zoo scolpito da Benedetto Antelami). L’allestimento è firmato da Cesare Inzerillo, mentre le musiche riprodotte in sottofondo sono di Luca Bertolin.

Nel percorso il visitatore è accompagnato da suoni di savana, rumori di fattoria e campagna, scrosci di pioggia: un’immersione nella natura. Lo sguardo va dalle opere alle decorazioni degli ambienti, davvero un “labirinto con i segni lasciati dal tempo”, come ha detto Dall’Acqua durante la presentazione della mostra alla stampa.

È un percorso tutto da scoprire che squaderna un’ottantina di dipinti di Ligabue, a cui si aggiungono quattro sue sculture in bronzo (da originali in terracotta): “Leone e leonessa” del 1935, “Pantera” e “Bue magro”, rispettivamente del 1938 e del 1940, “Cavallo” del 1958. Collocato in un’intercapedine, “Bue magro” richiama alla mente i bronzetti antichi. Non è tanto una somiglianza stilistica a legarlo all’antichità, quanto la manifesta condivisione dell’esperienza quotidiana con il mondo animale.

Gli animali di Ligabue

Scrive Sgarbi nel suo saggio a catalogo: “… Ligabue è più che un pittore e più che un artista. Ne esonda i confini, non rappresenta, non illustra, non ritrae ma prolunga la vita nella pittura. Ligabue è solo, drammaticamente, ostinatamente solo, non appartiene a movimenti, gruppi, tendenze, non ha ideologie, non ha partiti. Descrive un mondo; non ha altro interesse. Non c’è favola in Ligabue: c’è rabbia, c’è sofferenza, c’è esaltazione”.

L’esaltazione rifulge nell’opera incompiuta “Napoleone a cavallo”, una delle ultime realizzate dall’artista (1961). Ligabue – Napoleone è in sella a un destriero bianco, mentre nelle altre opere esposte sulla stessa parete guida una delle sue moto Guzzi. Sulle altre pareti buoi, capre, cani, tigri sempre con le fauci spalancate.

Antonio Ligabue, Re della foresta (1959)

E poi il “Re della foresta” del 1959, il dipinto più grande realizzato da Ligabue: due metri e mezzo di larghezza per quasi due metri di altezza. Ma anche quadretti deliziosi, come “Ritorno dal lavoro con cavalli” e “Aratura”. Diverse opere ritraggono combattimenti di galli. L’intensa “Traversata della Siberia” mi ha fatto pensare al mosaico pompeiano con la “Battaglia di Isso” tra Alessandro Magno e il re persiano Dario, ma anche alla “Battaglia di Eylau” di Antoine-Jean Gros.

Ritratti e autoritratti

Diversi ritratti sono dipinti su materiali poveri come il compensato e la faesite (versione nostrana e autarchica della Masonite: le didascalie riportano infatti questo termine nella traduzione inglese), come il piccolo “Ritratto del maestro Lenzo”, delle dimensioni di una cartolina (10,5×8,5 cm).

Quasi quadrato è il formato del “Ritratto di Elba” (1935), una bambina dal destino tragico, secondo la leggenda che la vuole morta cadendo in un paiolo di acqua bollente. “In realtà si tratta di Alda Bianchi, figlia di Idonio e di Nella Cavazzoni, l’uno mezzadro e l’altra casalinga” racconta Marzio Dall’Acqua nella scheda dell’opera.

Autoritratti di Antonio Ligabue

Quasi un capitolo a parte costituiscono gli autoritratti di Ligabue, disposti nella ghiacciaia senza rispettare l’ordine cronologico della realizzazione. Piazzandosi al centro della sala circolare si può ruotare lo sguardo sull’insieme e fissarlo, di volta in volta, su ciascuno di essi per confrontarne i particolari: gli occhi, la forma delle orecchie, i baffi e la stempiatura, i vestiti e lo sfondo (d’interno o en plein air).

Al grande pubblico Antonio Ligabue è noto per la riconoscibilità della sua arte e per le vicende della vita tormentata. Le ha raccontate uno sceneggiato televisivo di grande successo, trasmesso dalla RAI nel 1977. Flavio Bucci che interpretava l’artista è scomparso proprio quest’anno. Recentemente è stata la volta del film “Volevo nascondermi” di Giorgio Diritti con Elio Germano come protagonista.

Gli animali di Vitaloni

Meno nota è l’opera di Michele Vitaloni, nato a Milano nel 1967 e residente in Brianza, sulle colline sopra il lago di Como. Qui trascorre metà dell’anno, la più pericolosa, rispetto all’altra che trascorre in Africa a studiare e a ritrarre gli animali nel loro habitat naturale (da conterraneo brianzolo non ho saputo resistere alla battuta!).

Michele Vitaloni, Il pensatore (2013). Orango

In realtà Vitaloni è una celebrità nel campo della “Wildlife Art” e dell’iperrealismo scultoreo. Basta ammirare una delle sue opere esposte per rimanere impressionati. In particolare fa riflettere “Il pensatore” (2013), scultura in legno dipinto a olio della testa di un orango. È collocata su un plinto all’altezza giusta perché gli occhi dell’animale incontrino quelli del visitatore, producendo così un effetto rispecchiamento.

“Stripes” del 2020 è invece il busto di una zebra, con il capo lievemente ruotato verso lo spettatore. A qualche passo di distanza il suo profilo mi ha ricordato i cavalli in marmo del Museo dell’Acropoli di Atene. Avvicinandomi ho invece ammirato la stupefacente resa dei dettagli anatomici: il gonfiore delle vene, i peli e i crini, l’occhio triste dell’animale sacrificato senza motivo.

“Il riposo del guerriero” in resina epossidica “è”, più che raffigura, un leopardo delle nevi, mentre “La grande schiusa” coglie una tartaruga marittima ancora a metà nel suo uovo, ma già pronta a nuotare nel vasto mare là fuori. E poi un cucciolo di rinoceronte indiano, un puma e un ghepardo, un gufo reale, un gorilla…

Per chiudere due segnalazioni bibliografiche. Davvero ben fatto il catalogo della mostra, pubblicato da Augusto Agosta Editore in edizione bilingue italiano e inglese. Riccamente illustrato, riporta una breve scheda per ciascuna opera, sia di Ligabue che di Vitaloni, oltre a diversi testi, tra cui uno di Chiara Burgio sulla storia di Palazzo Tarasconi.

Per rivivere le atmosfere di Ligabue consiglio il nuovo romanzo di Novita Amadei “Il cuore è una selva”, pubblicato da Neri Pozza nella collana Bloom. Ne scriverò qui su ALIBI Online nei prossimi giorni.

Saul Stucchi

Ligabue e Vitaloni
Dare voce alla natura

Informazioni sulla mostra

Dove

Palazzo Tarasconi
Strada Farini 37, Parma

Quando

Dal 17 settembre 2020 al 30 maggio 2021

Orari e prezzi

Orari: da martedì a domenica 10.00 – 19.30
Biglietti: intero 10 €; ridotto 8 €

Maggiori informazioni

Sito web ufficiale:

www.fondazionearchivioligabue.it

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