Per chiunque svolga, con la mia stessa gratificazione, il mio lavoro (Tutela e Valorizzazione Risorse Idriche), trovare in libreria un volume come “How to read water”, dell’esploratore e navigatore inglese Tristan Gooley (tradotto in italiano da Mondadori, col titolo inspiegabilmente trasferito su un altro dei cinque sensi: “Ascoltare l’acqua”), è un invito quasi irresistibile all’acquisto e alla lettura.
Le attese iniziali vengono assolutamente ripagate: in venti sezioni, Gooley (che gestisce anche il sito internet The natural navigator) ci guida verso una crescente consapevolezza dei fenomeni fisici che riguardano l’acqua – rendendo, di passaggio, accessibili e familiari alcune complesse nozioni di meccanica dei fluidi – per poi insegnarci a riconoscerli e a interpretarli.

Scopo e contenuto del libro sono riassunti nell’accattivante incipit: “È legittimo sostenere che una persona che osservi la stessa distesa d’acqua, giorno dopo giorno, per un anno intero, non veda mai due volte la stessa cosa. Come mai un’entità apparentemente uniforme può essere in fondo così diversa? E cosa significano le differenze che notiamo nell’acqua da un giorno all’altro, da un posto all’altro? Questo libro parlerà degli indizi materiali – i segni, i disegni e i motivi – da cercare nell’acqua, sia essa quella di una piccola pozzanghera oppure l’immensità dell’oceano che scrutiamo dalla costa“.
Nell’introduzione, l’autore racconta come e perché lui stesso sia arrivato a conoscere l’acqua così bene, cominciando già a fornirci, peraltro, utilissime indicazioni: “Come ho scoperto alcuni anni fa, una volta che hai imparato a calcolare le dimensioni delle gocce d’acqua guardando i colori dell’arcobaleno – più sono rossi, più grandi sono le gocce -, gli arcobaleni diventano ancora più belli, senza perdere niente del loro fascino”.
In “Scendere in acqua“, partendo dal concetto di “tensione”, ossia il legame elettrico fra le molecole di H2O che si traduce in fenomeni come la tensione superficiale e l’azione capillare, vengono illustrati i rapporti “fisici” tra l’acqua e gli ecosistemi incentrati sui corpi idrici, e viene spiegato perché la diffusione dei tensioattivi, che annullano la summenzionata tensione, metta a serio repentaglio gli ecosistemi stessi.
“Come vedere il Pacifico in uno stagno” dimostra che i fenomeni riguardanti l’acqua sono assolutamente i medesimi a qualsiasi scala di grandezza.
“Ondulazioni della terra” spiega come riconoscere la presenza di acqua, pur se invisibile, osservando l’aspetto generale del paesaggio. Dalla vegetazione, per esempio: i faggi sono un chiaro segnale che il terreno sotto i nostri piedi non è intriso d’acqua, mentre salici e ontani crescono bene solo laddove le radici sono bagnate spesso. Oppure dagli uccelli e dagli altri animali in vista.

“La pozzanghera non tanto umile” mostra come stabilire le caratteristiche del suolo – e come orientarsi anche senza bussola – analizzando la presenza e la posizione delle pozzanghere.
“Fiumi e ruscelli” contiene alcune nozioni fondamentali per comprendere i corpi idrici, quali la portata, la superficie freatica, il thalweg: elementi che, assieme a una serie di fenomeni idrodinamici, pure illustrati nel testo, condizionano la vita dell’area umida e l’aspetto generale che ne deriva.
“L’ascesa” è dedicato alla pesca: o meglio, a come scovare i pesci sulla base di alcuni fattori che ne rivelano o favoriscono la presenza, anche a seconda della specie ittica (tipi di insetti e le loro larve – destinate a subire una metamorfosi – o ninfe – che non la subiscono -; acqua in movimento o in quiete, in ombra o al sole, ecc.).
“Il lago” illustra le caratteristiche degli invasi, naturali o artificiali, piccoli o grandi, durante le varie stagioni dell’anno, introducendo definizioni come “zona eufotica”, “epilimnio”, “termoclino”, “ipolimnio”, “aloclino” (per le acque salate), e informando, di passaggio, che la sua densità maggiore l’acqua la raggiunge alla temperatura di 4 °C.
“Il colore dell’acqua” e “Luce e acqua” sono due capitoli fondamentali per “leggere” un paesaggio marino nei pressi della costa, come è capitato a me la scorsa estate, mentre attendevo di imbarcarmi sul battello per l’isola di Spinalonga, a Creta. Riporto alcuni passi.
“La prima cosa da tenere presente quando cerchiamo di capire i colori che vediamo nell’acqua è stabilire se, di fatto, stiamo guardando l’acqua o quel che essa riflette. (…) Il mare visto da lontano è un buon esempio di immagine riflessa. Ciò che vediamo da quella posizione è dominato dal riflesso del cielo ancora più lontano. È per questo che il mare in lontananza sembra blu quando il tempo è bello, e grigio quando il cielo è coperto“.
“Senza la luce che la colpisce, l’acqua non ha alcun colore; è la luce che dà il colore all’acqua. (…) L’acqua pura è incolore, ma allo stesso tempo assorbe il colore. Quando la luce bianca colpisce l’acqua, una parte di essa viene riflessa e una parte viene assorbita dalle molecole d’acqua. La luce che entra nell’acqua è composta da tutti i colori dell’arcobaleno, e i colori non vengono tutti assorbiti nello stesso modo. I rossi, gli arancioni e i gialli sono assorbiti dall’acqua più facilmente che non le tonalità del blu. Di conseguenza, maggiore è l’acqua che la luce bianca deve penetrare, maggiormente carico sarà il blu quando la luce riappare“.
“Nell’acqua poco profonda, ciò che sta sotto avrà un impatto enorme sui colori che vediamo guardando l’acqua che sta sopra”. “I disegni luminosi sul fondale sono formati dalla luce che attraverso l’acqua è riuscita ad arrivare fino al fondo, mentre le sagome strane che si riformano in continuazione sono il risultato delle piccole onde sulla superficie dell’acqua. Queste ondulazioni fanno sì che la superficie dell’acqua si comporti come una lente, che mette a fuoco la luce in alcuni punti ma non in altri e crea quindi quel disegno fatto di linee luminose e punti più scuri“.
Si scopre anche il nome di un fenomeno che io ricordo di aver sperimentato molto, soprattutto da bambino: la “pareidolia”, ossia la tendenza del nostro cervello a riconoscere negli aspetti casuali delle forme che ci circondano immagini strutturate (es., un occhio col sopracciglio o il volto di uno sciatore nelle chiazze del pavimento di graniglia della cucina…).
“Il suono dell’acqua” mostra il ruolo rivestito dagli aspetti acustici nella capacità di orientarsi (forse solo qui viene giustificato il titolo italiano…), analizzando la maniera in cui il vento, l’acqua e la morfologia del suolo influiscono sulla diffusione delle onde sonore.
“Leggere le onde” disserta sul modo in cui esse sono generate, si propagano e vengono riflesse, rifratte, diffratte o infrante dagli ostacoli in cui si imbattono: analizzando questi aspetti, i navigatori delle isole del Pacifico riescono infallibilmente a seguire le loro rotte.
“La meraviglia dell’Oman – interludio” narra un’appagante esperienza di navigazione in Arabia, avvalendosi, per l’orientamento, di antichi sistemi e strumenti.
In “La costa” vengono esaminati i complessi rapporti tra terra, mare, flussi, onde e correnti.
“La spiaggia” ci fa conoscere come, dove e perché si formano spontaneamente gli arenili, e illustra la loro conformazione abituale.
In “Correnti e maree” ci informiamo sui grandi movimenti di acqua, a livello planetario, apprendendo come si generino (le differenze di temperatura, la rotazione terrestre e le fasi lunari, certo, ma non solo, e non così semplicemente…) e quali caratteristiche possiedano.
“L’acqua di notte” ci insegna a navigare al buio in (relativa) sicurezza: metodi di orientamento e criteri di comunicazione.
“Lo spettacolo delle barche in movimento“: effetti reciproci dell’acqua sui natanti e dei natanti sull’acqua, e relative implicazioni.
In “Fenomeni rari e straordinari” scopriamo – dopo averne sovente avuto notizia dai mezzi di informazione – la vera natura di onde anomale, trombe d’acqua, vortici, tsunami, e altri fenomeni dinamici che si manifestano nelle grandi masse liquide.
“Acque inesplorate – un epilogo” racconta l’avventurosa traversata a vela dalla Norvegia alla Groenlandia, compiuta dall’autore e da un amico sulle tracce degli antichi marinai islandesi.
E alla fine, cosa abbiamo ricavato? Affidiamoci ancora alle parole di Gooley. “Gli abitanti delle isole del Pacifico attribuiscono grande importanza allo sviluppo di tali abilità e al metodo per acquisirle. L’ingresso in questo mondo ristretto di rara conoscenza e saggezza, e l’iniziazione che lo accompagna, sono sottolineati da riti tradizionali. In questa fase, che può durare fino a sei mesi, i neofiti sono tenuti ad astenersi dall’attività sessuale, bevono pozioni speciali di cocco e devono evitare l’acqua. Potrete celebrare l’acquisizione della capacità di leggere l’acqua nel modo che preferite. Ma, se dopo aver letto questo libro, guarderete all’acqua con gli stessi occhi di prima, vorrà dire che il mio tentativo è fallito. Niente pozione di cocco, stavolta“.
No, io l’acqua – anche e soprattutto quella che mi tocca vedere per ragioni professionali – la osservo in modo nuovo. Perché, come tutto il resto, la possiamo leggere solo disponendo delle chiavi per capirla: ora, a libro terminato, le possediamo.
Marco Grassano
Tristan Gooley
Ascoltare l’acqua
Mondadori
Strade Blu
2017, 360 pagine
22 €
Edizione originale:
How to Read Water: Clues & Patterns from Puddles to the Sea
Hachette
2017, 384 pagine