La prima cosa che colpisce l’attenzione del lettore di “Tempi supplementari” di Otello Marcacci (Grosseto, classe 1963) è il lungo elenco di citazioni in esergo: ben due pagine! Si apre con Fabrizio Caramagna per chiudersi con Chris Pierson, passando da Gianni Brera, che si merita la qualifica di “genio”, e “L’uomo del fiume” Serse Cosmi, tra gli altri. Nelle loro parole ci sono i fondamenti della visione del mondo e del calcio (che poi sono qui sinonimi) di Marcacci.
“Tempi supplementari” è edito da Ensemble, di cui abbiamo in precedenza recensito i titoli “Silenzio” di Patrizio Nissirio e “La pioggia a Cracovia” di Simone Consorti. Di cosa parla? Certo, di calcio. Più precisamente di una partita che si fa in tre per diventare il legame che tiene insieme un gruppo di amici e i loro avversari.

Nelle prime pagine Giacomo, protagonista e voce narrante, ci presenta Paolo, uno dei suoi compagni. Non è messo bene, per usare un eufemismo. E non ha remore a sprizzare cattiveria da tutti i pori, comportamento che, peraltro, non infastidisce l’amico. Per certi versi lo rincuora, perché “il cinismo a volte è un ottimo antidolorifico”.
Prima di appendere definitivamente le scarpette al chiodo, Paolo ha un’ultima richiesta per Giacomo. Vuole la rivincita. Anzi la rivincita della rivincita. Pare una cosa da poco, ma in realtà il suo desiderio vero è quello di resettare il “navigatore della vita”, impallatosi in continui “ricalcoli” che hanno portato tutti loro lontani dalla meta o addirittura fuori strada. E così si torna indietro nel tempo per rivivere la Partita.
Il primo pannello è secondo me quello meglio riuscito del trittico che è “Tempi supplementari”. È il più fresco e genuino. Giacomo vi rievoca la sua infanzia e adolescenza, mescolata a quella degli amici. Bernardino e Marco, oltre a Paolo. Ma ci sono anche David e Cristiano, “diversi” dagli altri per differenti motivi, ma accomunati dal peso di gestire la propria “alterità”.
A fare da sfondo c’è la Grosseto degli anni Settanta. Riemergono il mitico pallone Tango e la bici Saltafoss, la Prinz verde e i corridoi (da tempo espunti dagli appartamenti). Chi appartiene a quella generazione ricorda le lunghe “sedute” passate a leggere i giornalini o a fantasticare sui disegni delle piastrelle del bagno.
La colonia Stella Maris è un misto di vacanza e prigionia. È il primo palcoscenico e la prima palestra di vita, dove può capitare che un bambino dia una lezione di logica e catechismo a una suora! Suor Maria tenta un’opera di integrazione, mentre Padre Albini del Cottolengo, con un passato nella RSI, è difensore dell’ortodossia più tradizionalista (direi pure reazionaria). La partita che organizzano vede quindi scontrarsi due visioni del mondo, non soltanto due filosofie e modalità di selezione dei giocatori.
Va da sé che la Stella Maris perderà l’incontro. Non soltanto per la forza fisica e la preparazione di Pietro Ciampolini detto il “Pescecane”, del “Fighetta” e di Gigirìva. Ma il resto lo scoprirà il lettore. Qui possiamo dire che Giacomo ha modo di sperimentare l’amore e la gelosia, la felicità e la sofferenza. Complicati sono i suoi rapporti con la famiglia, soprattutto con la madre che lo tiene a distanza. Ma anche con gli amici non sono solo rose e fiori. E se quel giorno Ilenia…
Dal 1975 si salta al 1998, anno in cui è ambientata la seconda parte. “Seconda stella a destra…” è il titolo, con chiaro riferimento alla canzone di Edoardo Bennato. Che fine hanno fatto i ragazzi della Stella Maris? Giacomo trascina la sua carriera di giornalista, con un romanzo in bozze nascosto nel cassetto. “Voglio cambiare tutto e provare ancora a scrivere cose serie. Basta marchette”, pensa. Ma non sa bene come raddrizzare una vita che si è progressivamente distorta. Sul lavoro come a casa.
Tradimenti e delusioni hanno preso il posto di sogni e speranze. E poi arriva una mazzata che costringe a fermarsi per fare un po’ il punto della situazione, tra aforismi e citazioni, da Bruce Lee ad Anthony Burgess ed Einstein. Bisogna rimettere insieme la squadra, con Paolo che è diventato medico, David ufficiale dell’esercito israeliano e il Pescecane che sta per scoprire di avere un talento finora nascosto…
I peccati di un tempo sono forse per sempre insanabili e la morsa della nostalgia attanaglia tutti, ma una sfida è stata lasciata in eredità e bisogna raccoglierla. Chi più, chi meno, i compagni e gli avversari di Giacomo sono cambiati. Lui sembra il più coerente, nella sua incoerenza che forse è inadeguatezza.
Quando finalmente si riesce a organizzare la rivincita ci si accorge che manca il profumo dell’erba perché il campetto dell’adolescenza è diventato un asettico tappeto sintetico. E i protagonisti sono ormai consapevoli che le cose sono andate diversamente da come speravano da ragazzini.
“Tutti avevamo ancora i nostri sogni di un tempo ben riposti nel cassetto, ma stavamo imparando a non aprirlo più, vivendo in difesa, alla ricerca di un riparo dalle sofferenze che la vita ci poteva riservare. E cominciare a rimpiangere i bei tempi andati, quando ogni cosa sembrava meravigliosa e il futuro pieno solo di cose dolci e profumate, fu un attimo”.
Ma succede di tutto, fuori e dentro il campo…
Arriviamo al 2020 e alla parte finale. È Maristella, la figlia di Giacomo, il perno attorno a cui ruota l’ultimo pannello del trittico. È lei la terza stella. E come nella Divina Commedia, ci troviamo qui di fronte a tre cantiche poste sotto il segno degli astri. “Tempi supplementari”, però, sembra ordinato al contrario del poema dantesco. Al lettore pare infatti una progressiva catabasi, uno scivolare sul piano sempre più inclinato e sdrucciolevole della vita.
I problemi aumentano e s’incancreniscono, la frustrazione prende il posto della speranza, aggravata dalle crisi economiche degli ultimi anni. Qualcuno non c’è più, qualcuno è in crisi, qualcuno cerca di tenere insieme la famiglia pur prostrato da una guerra di trincea domestica. Il protagonista appare – anche a se stesso – sempre più smarrito e non gli giovano poi molto i “cazziatoni” che gli fanno l’immigrato Moustafà e la figlia Maristella.
Ma c’è ancora una partita da giocare, la rivincita della rivincita. E si sa, “in gioco c’è la vita”.
Saul Stucchi
Otello Marcacci
Tempi supplementari
Ensemble
2020, 362 pagine
16 €