• Passa alla navigazione primaria
  • Passa al contenuto principale
  • Passa alla barra laterale primaria
  • Passa al piè di pagina
  • Luoghi
    • Italia
    • Europa
    • Mondo
    • A letto con ALIBI
  • Mostre
    • Arte
    • Fotografia
    • Storia
  • Spettacoli
    • Teatro & Cinema
    • Musica & Danza
  • Biblioteca
  • Interviste
  • Egitti

Alibi Online

Voi siete qui: Europa » Agios Nikolaos: il mercato e una mostra fotografica

6 Giugno 2020

Agios Nikolaos: il mercato e una mostra fotografica

Questa puntata del reportage di Marco Grassano su Creta è dedicata a una passeggiata nel mercato di Agios Nikolaos e una mostra fotografica.

Non ci va di fare tanta strada per la colazione. Attraversiamo la Papandreu e la seguiamo sul lato opposto, a partire dal piccolo supermercato. Vetrine non pertinenti: grafica, infissi d’alluminio.

Approssimandosi alla rotonda, la via comincia a sterzare a destra. Alcune palazzine elevate su uno zoccolo. Libri, doni, giocattoli (βίβλια, δώρα, παιχνίδια – vìvlia, dòra, pechnìdia – books, gifts, toys). Arredo-bagno.

In cima a qualche gradino, la moderna farmacia Βαμβασάκης (Bambasàkis). Un fiorista. Ortopedia e articoli sanitari Cretamed. Questo segmento, quasi dirimpettaio all’ingresso del Nosokomìo, ricorda un po’ – curiosamente – la fila di piccoli condominii che fronteggia l’ospedale di Tortona.

Subito dopo, una costruzione a un solo piano, dalle linee squadrate ed essenziali, si protende in una terrazza leggermente sopraelevata, con dei tavoli. L’insegna, preceduta dal simbolo stilizzato di una tazzina fumante, “filema FRESH & DELICIOUS”. Entriamo. Pareti e soffitto paiono in calcestruzzo, con l’impronta delle assicelle di gettata. La volta è divisa da una grossa putrella nera, alla quale si affianca un cerchione di bicicletta che funge da lampadario. Pavimento in tavole di legno al naturale, levigate dall’uso. Sedie e tavolini di ferro, dalle bacchette esili ma robuste.

Sul muro dietro l’ampio bancone trompe l’oeil, scaffalature realizzate in ferro e legno sostengono confezioni di dolci e di caffè, tra cui sacchi di juta con la scritta Producto de Nicaragua e grandi barattoli argentati col marchio rosso e bianco della triestina Illy. Un po’ di sano orgoglio nazionale! Contro la parete di fronte all’ingresso, alcuni frigo pieni di lattine e, per terra, cestelli di bottigliette. L’atmosfera generale mi fa pensare, chissà perché, a uno dei negozi di abbigliamento dell’Iper di Montebello.

Ci rivolgiamo, per ordinare i cappuccini, a una delle ragazze, in maglietta gialla (col logo del locale) e grembiule nero. Esaminiamo la teca dei dolciumi, incerti su cosa scegliere. Notiamo delle ciambellone tonde, picchiettate di semi. Riconosco, in esse, le kulùria di cui parla una nota esplicativa al libro di Zorba, letta ieri sera prima di dormire: “la kulùri d’orzo è un dolce a forma di corona, generalmente coperto di sesamo”. Decidiamo di provarla. Ci accomodiamo a uno dei tavolinetti tondi, dove, poco dopo, ci vengono servite anche le bevande. Croccante, profumata e gustosa, la ciambella. Buona scelta.

Passiamo, per un piccolo acquisto, nella farmacia, dove ci accudisce una commessa giovane, mora, carina e sorridente. Ci fermiamo quindi al market Tzagkarakis, per comprare ancora dell’acqua, dell’uva e delle banane: che, usando il coltello lasciato a disposizione, recidiamo direttamente dal badiale casco esposto. Davanti a noi, con la sporta piena e reggendosi a un bacolo, si allontana una vecchietta tutta di nero – scarpe, vestito e fazzoletto in testa. Probabilmente vedova, ma non è detto.

Andiamo, finalmente, a visitare il Museo. Varchiamo il cancelletto, ascendiamo una duplice rampa ed entriamo nel moderno fabbricato. Subito a sinistra, seduti dietro una scrivania, i custodi stanno schierati come una commissione d’esame. Ci salutano cordiali e ci spiegano che i reperti antichi al momento non sono accessibili, ma che è possibile vedere, gratis, un paio di allestimenti: un percorso illustrativo sulla storia e i siti archeologici della Creta orientale, e una mostra di fotografie d’autore.

Studiamo, uno dopo l’altro, i cartelloni sottovetro, redatti in due lingue e corredati di immagini e disegni. Agios Nikòlaos through time. Public life: the institutions and their functions. Public life: the places and the buildings. Managing death: escatological perceptions. Uno dei manifesti riproduce alcune frammentarie lapidi, sulle quali sono incisi dei versi, e la relativa trascrizione diplomatica (e traduzione inglese, di cui ritraduco una parte, a mo’ di esempio: “Per te, Cipride, figlia del supremo Zeus e di Dione dai bei riccioli, i magistrati e il loro capo Aution hanno costruito un tempio di fronte all’edificio di Eymamia. A tali persone, su cui questa pietra vigila, oh, potente Signora, assicura tutta la tua benevolenza, affinché raggiungano in pace il termine delle loro vite e godano la vecchiaia liberi dagli affanni. Oh, dea nata a Cipro!”).

Poster della mostra fotografica di Avraam Pavlidis, New Ruins. Copyright: Ephorate of Antiquities in Lassithi

La mostra fotografica Νέα ερείπια (Néa erìpia) – New ruins, di Avraàm Pavlìdis (Αβραάμ Παυλίδης), è curata da Hercules Papaioànnu (Ηρακλής Παπαϊοάννου). Come afferma, tra altre cose, la presentazione, “Venticinque anni fa, Avraam Pavlidis cominciò a fotografare gli interni: microcosmi nascosti della vita provinciale greca più intima. Il suo sguardo penetrante insisteva sul tema dell’abbandono, come un pio pellegrino sulle rovine lasciate indietro dalla vita che svanisce e dalla modernità che avanza. In un’epoca in cui l’aspetto luccicante del sempre-nuovo abbagliava lo sguardo, Pavlìdis cercava, su tutto il territorio, la desolazione di case e botteghe. Dopo il 2010, mentre il Paese sprofondava negli abissi della crisi, ha rivolto la sua attenzione alle strutture abbandonate di una società industriale che produceva articoli e comportamenti di massa: fabbriche, campi militari, alberghi, ospedali psichiatrici…”.

Gli ambienti raffigurati trasmettono, in effetti, l’idea di una triste Pompei tecnologica, come la ex Quimigal che avevo visto ritratta a Barreiro nei primi anni Novanta (Marco ne parla nel capitolo XX di “Lisbona e Tago e tutto”, edito da Tarka, ndr).

Forse, le immagini che mi fanno più impressione sono quella di una sala operatoria ancora attrezzata ma in totale, polveroso abbandono, e l’altra, altrettanto deprimente, di un’aula sporca e vuota, coi suoi manichini anatomici sventrati, una tavola botanica ingiallita (ΚΑΡΠΟΣ, Karpòs – Frutto), una cattedra dalla cassettiera aperta, schermi e stampanti di PC accumulati alla rinfusa.

Indico a Ester la foto di un probabile ex studio medico, con ancora una vestaglia appesa all’attaccapanni e un ammasso indistinto di panni al suolo, e le dico: “Guarda, sembra la tua camera!”. Lei, per ripicca, mi mostra una doppia corsia di scaffalature piene di faldoni sghimbesci, col pavimento centrale coperto di carte, e mi replica: “Guarda, sembra il tuo ufficio!”.

Dal giardino del Museo Archeologico di Agios Nikolaos

Salutiamo e ringraziamo gli addetti, e usciamo nel giardino sopraelevato. Accanto a un cespo di salvia, distesi sulla terra rossastra, pulita, due frammenti di colonna. Nel terrazzamento inferiore, ben sarchiato anch’esso, un duplice filare di lustri alberelli, che a prima vista si direbbero limoni. In fondo, in un angolo d’ombra, il giardiniere armeggia pacifico con rastrello-scopa e pala di raccolta. Guardando verso destra, il profilo cristallino di due alture sovrasta la linea delle costruzioni. In basso, le tende variopinte del mercato, dove ci vien proprio voglia di andare a curiosare.

Il mercato di Agios Nikolaos

Nello spiazzo polveroso dietro l’ospedale, i banchetti espongono frutta e verdura (uva, pesche, meloni, angurie, cipolle, porri, fagioli verdi, melanzane, zucchini, cetrioli, peperoni, pomodori di un rosso prodigioso…), che numerosi compratori esaminano con attenzione. Più in là, un uomo sta grigliando il pesce in offerta, fra sbuffi di fumo. Un sacerdote panciuto e barbuto, che ricorda Sandokan, attende di fronte a uno dei fruttivendoli.

Mercato di Agios Nikolaos: tra religione e tentazioni

Una bancarella ordinata e invitante, dietro la quale una giovane campagnola mora, in abito smanicato blu scuro, vende Πιστοποιημένα βιολογικά προϊόντα (Pistopoiiména viologiká proïónta – Prodotti biologici certificati). Le derrate alimentari contadine proseguono lungo l’imbocco della via che dal piazzale divalla verso il lago. Poi, senza soluzione di continuità, si passa ad altri generi: arnesi e utensili per la casa, pelletteria, abbigliamento. Qui lo spazio si fa più esiguo e la ressa aumenta.

Prodotti biologici al mercato di Agios Nikolaos

Ragazze – presumibilmente turiste – biondicce e abbastanza scoperte o attillate. Un altro religioso, più anziano e con la barba grigia, cammina tra la folla appoggiandosi a un robusto bastone.

A metà strada, mi fermo in un piccolo negozio sulla destra, gestito da una donnetta di mezza età, e mi compro, finalmente, un komboloi di legno d’ulivo, per 3 euro e 50. Poco più avanti, udiamo, con stupore, il nostro inno resistenziale “Bella ciao”, cantato in italiano su un ritmo quasi da discoteca. Una taverna dal balcone e dagli orli amaranto. Ecco il cinema Christina.

Arriviamo al lago e scendiamo sulla riva. Notiamo, dappertutto, una caterva di studenti e studentesse di ogni età, probabilmente in libera uscita dopo la (breve) presenza in aula per il primo giorno di scuola.

Ci sediamo sulle comode poltroncine cuscinate del bar ristorante MUST, al fresco riparo di una tenda estensibile azzurra. Poste di traverso sui tavoli quadrati, tovagliette sciorinano, nel carattere (marrone) delle macchine per scrivere, il monologo di Amleto: “…Whether ’tis nobler in the mind to suffer / The slings and arrows of outrageous fortune…”.

Ordiniamo dei frullati all’elegante cameriere, che mostra una vaga somiglianza col Presidente della Repubblica Portoghese, Marcelo Rebelo de Souza, e ce li gustiamo pian piano. Più vicino all’acqua, un’anziana signora bionda sorbisce il suo tè.

Torniamo in camera a preparare le valigie. Accendiamo di nuovo la TV. Il telegiornale delle 12, trasmesso dal primo canale (ERT1), conferma, in apertura, che oggi è il giorno d’esordio dell’annata scolastica. Appare, in persona, il primo ministro Κυριάκος Μητσοτάκης, Kyriàkos Mitsotàkis (una via di mezzo tra l’ispettore Fazio di Montalbano e l’attore Steve Martin), per fare gli auguri ai ragazzi: Σας εύχομαι καλή νέα σχολική χρονιά (Sas éfchomai kalí néa scholikí chroniá).

Il notiziario prosegue con un servizio dedicato al deputato Ευάγγελος Βενιζέλος, Evànghelos Venizèlos (probabilmente, della nota stirpe: in Grecia la politica è spesso mestiere di famiglia), un ciccione che fatica a scendere dalla macchina, poveretto.

Si parla poi (ma non capisco bene a che proposito) di Αντώνης Σαμαράς, Antònis Samaràs, predecessore e compagno di partito di Mitsotàkis. Il titolo successivo lo intuiamo dedicato alla Commissione Europea: riconosciamo Paolo Gentiloni, e ci viene presentato il commissario greco, Μαργαρίτης Σχοινάς, Margarìtis Schoinàs, che mi ricorda l’ex Direttore di Dipartimento dei nostri Uffici e anche – ma un po’ meno – l’attore svizzero Bruno Ganz, nel film “Dans la ville blanche”.

Sbocconcelliamo un po’ di frutta, ci dissetiamo e, verso le 13, partiamo per l’aeroporto.

Trentottesima parte – Segue

Marco Grassano
Foto di M. Ester Grassano

Aggiornamenti sulla ripresa del turismo in Grecia (2020).

Didascalie:

  • La vecchietta con la spesa
  • Poster della mostra “New Ruins” di Avraam Pavlidis
    Copyright: Ephorate of Antiquities in Lassithi
  • Dal giardino del museo
  • Il mercato di Agios Nikolaos
  • Religione e tentazioni nel mercato
  • Prodotti biologici
Tweet
Share
0 Condivisioni

Archiviato in:Europa

Barra laterale primaria

Articoli recenti

  • “La più bella. La versione di Elena” di Brunella Schisa
  • Recensione del romanzo “Orbital” di Samantha Harvey
  • Da Miraggi “Pabitele”: i racconti di Bohumil Hrabal
  • Al Teatro Out Off “Cemento” di Thomas Bernhard
  • All’Ambrosianeum “Sonata a Kreutzer” di Milano Classica

Footer

INFORMAZIONI

  • Chi siamo
  • Contatti
  • Informativa privacy & Cookie

La rivista online

ALIBI Online è una rivista digitale di turismo culturale, diretta dal giornalista Saul Stucchi. Si occupa di mostre d'arte, storia e archeologia, di cinema e teatro, di libri di narrativa e di saggistica, di viaggi in Italia e in Europa (con particolare attenzione alle capitali come Parigi, Madrid e Londra). Propone approfondimenti sulla cultura e la società attraverso interviste a scrittori, giornalisti, artisti e curatori di esposizioni.

Copyright © 2026 · ALIBI Online - Testata giornalistica registrata al Tribunale di Milano; reg. n° 213 8 maggio 2009
Direttore Responsabile Saul Stucchi