State approfittando di questo periodo di quarantena da Coronavirus per dedicarvi alla lettura? Cosa state leggendo? Saggi impegnati, romanzi d’evasione o invece magari saggi d’evasione e romanzi impegnati? Per quel che mi riguarda, proseguo con la “lettura a tappe” de “I fratelli Karamazov” di Dostoevskij: cinque pagine al giorno dal primo dell’anno. Proprio oggi ho iniziato l’undicesimo libro, intitolato “Il fratello Ivàn Fjòdorovič”.

Contemporaneamente sto leggendo – sempre a tappe forzate, e mai come in questo caso il termine risulta appropriato – l’Anabasi di Senofonte, i cui riassunti potete ritrovare qui su ALIBI Online. Stamattina sono arrivato al brano più celebre dell’opera, quello in cui Senofonte descrive la vista del mare dall’alto del monte Teche: “Il mare, il mare!”.
E poi sto viaggiando in Spagna con Leonardo Sciascia e Ferdinando Scianna (“Ore di Spagna”, Contrasto): ne scriverò la settimana prossima. [Ecco la recensione: “Ore di Spagna” di Sciascia: un viaggio nella memoria].
Diario dell’anno del Nobel
Last but not least, sto leggendo “Diario dell’anno del Nobel. L’ultimo quaderno di Lanzarote” di José Saramago, edito da Feltrinelli con la traduzione di Rita Desti. Ogni pagina di questo diario è una finestra aperta sul mondo: letteratura e storia, politica e società, amore e morte. “Letteratura d’amore, come tutta quella di Saramago”, potremmo sintetizzare con la definizione di Manuel Vázquez Montalbán (vedi pag. 55).

Ma qui voglio riportare un brano dalle pagine del giorno 18 gennaio 1988:
Apparentemente convertiti in signori dello spazio e del tempo grazie alla capacità di maneggiare la tastiera di un computer, circoliamo nelle autostrade dell’informazione e della comunicazione, senza neppure uscire di casa possiamo visitare i grandi musei, assistere ai grandi spettacoli senza dover applaudire, accedere alle grandi biblioteche per leggere quello che magari avevamo già nei nostri scaffali – ma l’insegnamento, per esempio, bisogno prioritario, non insegna.
Perché non vuole, o perché non sa, o perché non glielo consentono. O forse perché, semplicemente, ormai non è più possibile (ammesso che lo sia mai stato) insegnare a tutti… Ci dicono che la formazione continua ci sarà in seguito per curare i mali e colmare le lacune, insinuando così, subliminarmente, che i programmi e i professori della formazione, solo per il fatto di esserlo, faranno il lavoro educativo che il semplice lavoro scolastico quotidiano non era riuscito a portare a termine.
Gli ipermercati non solo hanno preso il posto delle cattedrali, ma sono anche le nuove scuole e le nuove università, aperte a maggiorenni e minorenni indistintamente, con il vantaggio che per farvi ingresso non ci vogliono esami o note altissime, salvo quelle contenute nel portafoglio e coperte dalla carta di credito. Il grande somministratore di educazione del nostro tempo, incluse l’educazione ‘civica’ e quella ‘morale’, è l’ipermercato. Siamo educati a essere clienti. Ed ecco qual è l’educazione di base che stiamo trasmettendo ai nostri figli”.
Cos’altro aggiungere?
Saul Stucchi