• Passa alla navigazione primaria
  • Passa al contenuto principale
  • Passa alla barra laterale primaria
  • Passa al piè di pagina
  • Luoghi
    • Italia
    • Europa
    • Mondo
    • A letto con ALIBI
  • Mostre
    • Arte
    • Fotografia
    • Storia
  • Spettacoli
    • Teatro & Cinema
    • Musica & Danza
  • Biblioteca
  • Interviste
  • Egitti

Alibi Online

Voi siete qui: Europa » Viaggio in Olanda: in treno verso Rotterdam

3 Aprile 2019

Viaggio in Olanda: in treno verso Rotterdam

Se ieri, al quartiere ebraico di Amsterdam, abbiamo incrociato l’ombra dignitosa, sobria e serena di Spinoza, oggi vogliamo rintracciare Erasmo nelle vie della sua città, Rotterdam. Così Ester entrerà in contatto “reale” con un altro dei pensatori studiati a scuola. E a me verrà forse la voglia di leggerli davvero. Ho, nei miei scaffali, sia l’Ethica che il Moriae encomium (Elogio della follia, ndr) oltre a una raccolta di Adagia, ma non ho mai trovato la forza per affrontarli.

La stazione di Rotterdam in Olanda

Facciamo ancora colazione allo Starbuck’s. Prendiamo i biglietti all’erogatrice, passiamo i tornelli e scendiamo dall’atrio ai sottostanti binari. Neppure stavolta l’attesa del treno è lunga. Ci dirigiamo verso la parte opposta rispetto all’abitato antico. Notiamo subito numerose pale eoliche rotanti, erette sulla terraferma. L’alta ciminiera di un probabile inceneritore rilascia fumo bianco.

In carrozza

La prima fermata è ad Haarlem. Curve tettoie di ferro battuto, che ricoprono anche la stazioncina originaria in mattoni color panna – con intercalate strisce di azzurri – e in massiccio legno scuro. Sembra uscire da una fiaba nordica. Dico a mia figlia che questo borgo ha fornito il nome al quartiere negro di New York, nato probabilmente quando la città si chiamava ancora Nuova Amsterdam.

Sale un gruppo di compatrioti dalla parlata laziale. Vedendola vuota, vanno a sedersi, consapevolmente, in prima classe: tanto, possono sempre fare gli gnorri e fingere di non aver capito. Italiani brava gente.

Ripartiamo, piegando verso sud. Si direbbe proprio che in Olanda ogni agglomerato urbano abbia la sua fascia di orticelli, costellata di piccoli capanni. Subito dopo aver fatto tappa a Heemstede-Aerdenhout, ne vediamo infatti una a sinistra, stretta fra la ferrovia e il canale che orla un lussureggiante tratto boscoso. In questa zona, i navigli sembrano suddividere il paesaggio in vaste caselle alterne di abitati e di vegetazione.

Molto verde. Un elegante palazzotto vittoriano perso fra gonfie chiome d’alberi. Serre da vivaio. Ampie distese di campi. Boschi. Campi e serre. Altro gruppo di orti, stavolta con perimetro quadrato. Un passaggio a livello in corrispondenza di un edificio d’epoca con la scritta LISSE. Coltivi e boscaglia. Un piccolo mulino sul canale. Casette distanziate. Qualche capannone.

Verso Leiden e oltre

Corriamo lungo un naviglio orlato da un filare di pioppi. Pascoli tutt’attorno. Tra ciuffi d’alberi a impianto discontinuo, una specie di alta casa o locanda stile Foresta Nera, avvolta da impalcature azzurre. Orticelli, in gran numero. Boschi, campi, canali. Noto che le coltivazioni vengono irrigate a pioggia. Il borgo di Voorhout. Una zona più ricca di acque ma comunque edificata, con anche un’area artigianale.

Prima di Leiden, a sinistra, il depuratore, la cui vasca di sedimentazione traluce fra le fronde. Mentre sostiamo nella moderna stazione centrale, un corvo si aggira svolacchiando. Altri due posati in alto. Uno di essi va e viene; il secondo sta fermo lassù. Mi viene in mente un racconto di Italo Calvino, “Ultimo viene il corvo”.

Ripartiamo. Ovunque, cresciuti fra la vegetazione spontanea o piantumati apposta a bordo strada, i “salici d’argento” di Edgar Poe. De Vink. Ancora orti, in un insieme molto più esteso. Voorschoten. Spero di trascrivere correttamente questi nomi, per me astrusi.

Borgate geometriche. Una linea dell’alta tensione su tralicci bianchi. Arriviamo a Den Haag, L’Aia, la capitale amministrativa. Pausa nella stazione di Hollands Spoor. L’interno è metà in ferro e metà in muratura. Un fregio ornamentale, apposto sulla bassa parete di mattoni dai tratti neoclassici, reca la data 1888.

Ispirato da Nooteboom

Ci si siede di fronte una coppia di maturi coniugi. Lui somiglia, in maniera assai vaga, al Presidente della Commissione Europea, Jean Claude Junker, ma coi baffi e il pizzetto. Lei, capelli corti e grigi, ricorda in parte la compianta amica argentina Marta Santillán (che, assieme al marito Manlio Macrí, anche lui scomparso da tempo, ha insegnato per lustri lo spagnolo ad Alessandria), e in parte la maestra Paola delle elementari di Ester.

Vedendomi prendere appunti sul taccuino, mi chiedono, in inglese, se scrivo dei miei viaggi. Rispondo di sì, aggiungendo che uno degli autori cui mi ispiro, per lo stile, è Cees Nooteboom, nato, tra l’altro, proprio qui all’Aia. Lo conoscono. “Yes, that’s true, he wrote many travel books” commenta l’uomo.

Paesaggio urbano in lieve curva. Scavalchiamo un naviglio a forma di “h” rivoltata. Due ali di rioni periferici. A destra, una sottile striscia di orti. Aree residenziali. Un lungo tratto coperto, dal quale usciamo in una zona artigianale. Un parco quasi interamente occupato da specchi d’acqua. Orti ancora, ma con le baracchine più fitte. Ci infiliamo sottoterra e ci arrestiamo alla stazione di Delft, modernissima di marmi e metalli. Riemergiamo in un’area di capannoni, abbastanza estesa.

Corriamo ora fra superfici a bosco o a prativo, quadrettate da un reticolo di fossi e di canali. Parallela alle rotaie, una fila di tralicci dell’alta tensione. Nei pascoli, ovini, bovini e parecchi equini, questi ultimi con la groppa protetta da una specie di coltre, allacciata alla gola come un mantello. Vista la temperatura stagionale, non ne capisco il motivo. Magari, ipotizzo, è a difesa dagli insetti.

Arrivo a Rotterdam

Appena dopo, ci fermiamo a Schiedam, altro spazio avveniristico. Da qui il treno procede, per un po’, su un basso viadotto. Verso destra, gli snelli, duplici minareti e la cupola di una moschea. Convergendo da sinistra, ci si affianca un fascio di binari. Scendiamo a Rotterdam.

Una quindicina di linee ferroviarie – e le rispettive banchine – convivono sotto un’immensa tettoia sorretta da pilastri a forma di Y, o piuttosto di fionda. Percorriamo una passerella di metallo grigio che le scavalca tutte. Su questo lato, soffitto e ampia parete imitano un rivestimento a listelli di legno. Scendiamo una scala mobile con l’indicazione uitgang, che presumiamo voglia dire “uscita”.

Un’area di esercizi commerciali svariatissimi, anche alimentari: Burger King, Starbuck’s. Ester si prende un caffè: 2 euro e 50. Sembra un po’ caro. Passata la lunga batteria dei tornelli, il negozio con l’insegna Rituals mi evoca il romanzo “Rituali”, dello scrittore Nooteboom, ma mia figlia dice che si tratta di una catena internazionale di cosmetici e saponi.

Di fianco alla sua vetrina, ci portiamo in alto, verso la Station Huis Kamer, dove sono segnalati i bagni. Per entrarvi, bisogna però pagare 70 centesimi. Nelle stazioni portoghesi erano 20. Insomma, care anche le toilettes. Rasentiamo il chiosco Train Info – Turist Info e superiamo le molteplici porte che danno sul piazzale. Una donna col braccio destro bendato sotto il gomito. Anche lei! Sarà la mia fasciatura a farmi notare le altre…

Tutt’attorno, architetture ardite, di straordinaria modernità, con grattacieli che fanno pensare un po’ alla New York più recente e un po’ alla Tokyo “americana”. Anche la Stazione è nuovissima, inaugurata nel 2014. Pare una grande e spessa lamina di piombo o di alluminio, piegata come per un origami. La superficie esterna ricorda la pelle argentea e opaca dei pesci esposti in vendita sui banchetti dell’Alfama, a Lisbona.

Ci portiamo sul fianco sinistro, oltre le fermate dei tram, vicino all’aiuola spartitraffico solcata dai binari, e ci sediamo su una panchina per studiare l’itinerario e impostare il navigatore. Ester mi dice che il caffè non solo era caro, ma anche imbevibile. Pazienza.

Leggiamo nella guida tascabile che Rotterdam, completamente distrutta dai tedeschi – a scopo intimidatorio – durante l’invasione del 1940, non possiede più una parte storica.

Mi torna ora alla memoria, in effetti, quanto aveva rilevato, con rammarico, Patrick Leigh Fermor nel suo Tempo di regali: “Ad esclusione della cattedrale, il resto di questa splendida città sarebbe stato raso al suolo dai bombardamenti nel giro di pochi anni. Mi ci sarei fermato di più, se lo avessi saputo allora”. Addio strade di Erasmo, dunque. Ironicamente profetico è stato il titolo Elogio della follia (umana, si intende).

Ventitreesima parte – Segue
Marco Grassano
Foto di M. Ester Grassano

Didascalia:

La stazione di Rotterdam dalla panchina in fondo

Tweet
Share
0 Condivisioni

Archiviato in:Europa

Barra laterale primaria

Articoli recenti

  • Accademia Bizantina in concerto al Teatro Verdi di Trieste
  • Recensione del romanzo “La Colonia” di Annika Norlin
  • Recensione di “Cappello a cilindro” di Mark Sandrich
  • Al Litta “Il giorno della civetta” di Leonardo Sciascia
  • Recensione di “Bugie su mia madre” di Daniela Dröscher

Footer

INFORMAZIONI

  • Chi siamo
  • Contatti
  • Informativa privacy & Cookie

La rivista online

ALIBI Online è una rivista digitale di turismo culturale, diretta dal giornalista Saul Stucchi. Si occupa di mostre d'arte, storia e archeologia, di cinema e teatro, di libri di narrativa e di saggistica, di viaggi in Italia e in Europa (con particolare attenzione alle capitali come Parigi, Madrid e Londra). Propone approfondimenti sulla cultura e la società attraverso interviste a scrittori, giornalisti, artisti e curatori di esposizioni.

Copyright © 2026 · ALIBI Online - Testata giornalistica registrata al Tribunale di Milano; reg. n° 213 8 maggio 2009
Direttore Responsabile Saul Stucchi