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Voi siete qui: Italia » Quattro passi sulle tracce della Milano spagnola col prof. Pozzoni

19 Maggio 2011

Quattro passi sulle tracce della Milano spagnola col prof. Pozzoni

Milano_ante Difficile cancellare con un colpo di spugna la leggenda nera che aleggia sul periodo della dominazione spagnola a Milano. Se anche Alessandro Manzoni non ne avesse raccontato le miserie e le ipocrisie nei Promessi Sposi (avendo però di mira quelle dei dominatori suoi contemporanei, ovvero gli Austriaci), sarebbe impossibile riscrivere la storia e dipingere di colori sgargianti un quadro in cui predominano le tinte fosche. L’obiettivo della visita guidata organizzata dall’Instituto Cervantes de Milán è invece più realistico e concreto: far conoscere la Milano spagnola ai Milanesi (ma non solo, come ho scoperto stamattina con una certa sorpresa quando sono arrivato al punto di ritrovo, ovvero la sede dell’Istituto: circa la metà del gruppo era infatti formata da spagnoli). Il professor Nando Pozzoni ha perciò guidato l’itinerario Scopri la Milano spagnola alternando l’italiano al castigliano (la visita è stata così anche una lezione di spagnolo, almeno per me che sto cercando di impararlo da solo…).

Dopo una breve premessa storica che ha ricordato le principali date della dominazione spagnola, a cominciare dal 1535, quando il duca Francesco II Sforza morì senza lasciare eredi e Carlo V prese direttamente il controllo del Milanesado, fino all’ingresso in città delle truppe asburgiche austriache nel 1706, passando per la battaglia di Pavia e la sconfitta del re francese Francesco I, fatto prigioniero e tenuto in cattività per alcuni mesi nella fortezza di Pizzighettone (assolutamente da visitare, è il consiglio del professore). La Milano spagnola era molto diversa da quella di oggi, non solo perché mancavano ovviamente le automobili, al posto delle quali transitavano numerosi carri, ma anche perché la città era ancora navigabile e il clima, almeno stando al racconto dei cronisti – come Matteo Bandello – era molto più rigido dell’attuale, tanto che capitava di poter attraversare il Po ghiacciato passandoci sopra con i carri.
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Davanti al Castello Sforzesco il professore ha spiegato l’istituto dell’asiento, fondamentale per capire l’economia del Milanesado: i Genovesi in primis e altri finanziatori anticipavano i soldi per armare le navi che andavano nelle Americhe, prelevando al loro ritorno una parte del carico che ne riportavano, ovviamente caricata degli interessi. Nel primo cortile ha mostrato l’edificio che un tempo ospitava l’ospedale spagnolo (vedi foto qui sopra) e ricordato la triste sorte di don Duarte di Braganza, tenuto prigioniero fino alla morte nella Rocchetta (“vittima della ragion di stato”, recita la lapide posta in memoriam). Il Castello ospitava il castellano e la guarnigione di circa 2 mila soldati, mentre il governatore risiedeva a Palazzo Reale (ma Ferrante Gonzaga passava l’estate a Villa Simonetta, nell’attuale via Stilicone, ai tempi fuori città).
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La prima parte della dominazione spagnola coincise con un grande sviluppo economico e culturale, bruscamente interrotto dalla Guerra dei Trent’Anni che oppose Cattolici e Protestanti. Fu un grande massacro europeo che ebbe ricadute pesantissime su tutto il continente.
Se agli Spagnoli spettavano i posti chiave a Milano come a Napoli e a Palermo, non erano rari i casi di Italiani (anche se allora ancora non “esistevano” gli Italiani) che riuscivano ad arrivare a occupare le cariche più prestigiose, come quel Mercurio Arborio di Gattinara che fu consigliere e Gran Cancelliere di Carlo V.
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L’altra grande protagonista dell’epoca fu senza dubbio la Chiesa ambrosiana, dominata dai due giganti Carlo e Federico Borromeo. Il rapporto con l’impero e con il governatore spagnolo ebbero momenti di forti contrasti, anche perché la Chiesa manteneva propri tribunali e una milizia ai suoi diretti comandi. Il potere ecclesiastico era talmente forte da impedire che a Milano s’impiantasse l’Inquisizione spagnola, ma il Sant’Uffizio “nostrano” non brillò certo per una condotta più tollerante. A Piazza Vetra veniva elevato il palco sul quale finivano al rogo streghe, untori e omosessuali. Ma la Milano dei Borromeo era anche una città attenta ai poveri: durante la peste metà della popolazione veniva sfamata proprio dalla Chiesa.
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Il governatore più illuminato di Milano fu Pedro Enriquez Acevedo conte di Fuentes, sotto il cui mandato si spensero i roghi del Sant’Uffizio. La “doble cara de la Iglesia” (il doppio volto della Chiesa) è riscontrabile anche nell’arte, ha spiegato il professore mentre ci guidava verso il Palazzo dei Giureconsulti in Via Mercanti. Il sole intanto saliva a piombo nel cielo, mentre al Cordusio – al posto della folla manzoniana all’assalto del forno – un jazzista di strada suonava Sono un italiano di Toto Cutugno. Le tappe successive sono state Palazzo Marino, fatto costruire dal genovese Tommaso Marino, rampollo di una famiglia di asientistas, ovvero di agenti finanziari, la Casa degli Omenoni, con i telamoni realizzati da Leone Leoni e infine Palazzo Reale. Superato ormai mezzogiorno, nessuno ha osato optare per la visita facoltativa alle mura spagnole… Sarà per la prossima volta! 🙂   
Saul Stucchi

Scopri la Milano spagnola
Ultima visita: 26 maggio 2011
Prenotazione obbligatoria all’indirizzo adx2mil@cervantes.es
www.spagnaamilano.it

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