• Passa alla navigazione primaria
  • Passa al contenuto principale
  • Passa alla barra laterale primaria
  • Passa al piè di pagina
  • Luoghi
    • Italia
    • Europa
    • Mondo
    • A letto con ALIBI
  • Mostre
    • Arte
    • Fotografia
    • Storia
  • Spettacoli
    • Teatro & Cinema
    • Musica & Danza
  • Biblioteca
  • Interviste
  • Egitti

Alibi Online

Voi siete qui: Europa » Sotto la pioggia di Braga tra reminiscenze gucciniane

7 Aprile 2018

Sotto la pioggia di Braga tra reminiscenze gucciniane

Prosegue il reportage di Marco Grassano su Porto: seconda parte della tappa a Braga.

Largo do Paço a Braga, in PortogalloUsciti dalla Chiesa della Misericordia proseguiamo nella direzione originaria. A pochi passi, i tre lati del Largo do Paço accolgono il rettorato dell’Università, la scuola infermieristica e un basso colonnato dalla squadratura rinascimentale. Al centro, una fontana settecentesca nella quale alcuni putti reggono una piattaforma sormontata da una specie di torre babelica sulla quale poggia un fanciullo coronato. Da qui la via cambia nome e passa a chiamarsi Rua do Souto.

Un centinaio di metri dopo, arriviamo all’intersezione con un viale di alberelli, pedonale e selciato di bianco: a sinistra si chiama Rua Dr. Justino Cruz e a destra Rua Francisco Sanches. Continuiamo dritti, fra vetrine di negozi per lo più di abbigliamento.

Sulla sinistra si presenta ora una grande costruzione a portici col fronte piantonato da due tonde torrette laterali, come in un castello francese: si chiama infatti “Edificio del Castello”. Ci infiliamo sotto il porticato semibuio, per alleviare nuovamente gli ombrelli sovraccarichi. Ci pare di essere nel centro di Torino, in piazza Castello o in via Po. Una donna alta e abbastanza elegante ci porge, affacciandosi sul gradino di un portone, un pieghevole. La mappa interna al volantino localizza, in spazi caratteristici della città, una serie di esposizioni collettive sul tema “Pensare barocco”.

Sull’altro lato della stretta strada lastricata su cui si affacciano i portici, entriamo nella pasticceria Olívia croissant, attendendo che la pioggia cessi o almeno rallenti. Seduti a uno dei raffinati tavolini in rifatto stile Impero, sorseggiamo un gustoso succo naturale di mela e osserviamo, dalla vetrina, le gocce sferzare la piccola esplanada, ovviamente deserta. Non fosse per l’ora che volge al pranzo, con questo clima avremmo volentieri preso una cioccolata calda. Gli altri clienti, dal canto loro, si deliziano col tè accompagnato da biscotti. Un quadretto davvero inglese…

Dopo una ventina di minuti, la pioggia sembra effettivamente voler smettere. Usciamo e seguiamo la viuzza, Rua do Castelo, che al termine svolta ad angolo in una piazzetta di piccoli sampietrini chiari. File di alberelli, una vetusta torre merlata e una delle tante chiesette della città, con la facciata coperta da geometriche piastrelle azzurre e marroni. Di fianco alla chiesa imbocchiamo un vicolo pedonale selciato, in cui continua un allineamento di piccole piante affiancate a qualche strana statua pseudo-amerindia. Nei bar e nei negozi, di scarsa coerenza edilizia, si nota una certa aria da villeggiatura.

Sfociamo in una vasta piazza, con una fontana rettangolare e altre sculture di gusto postmoderno. Prendendo a sinistra, e superando una ridicola coppia di smozzicati menhir grigi piantati in mezzo al passaggio, arriviamo subito dopo in un magnifico giardino all’italiana, sorprendente per la fitta, intensa policromia delle corolle: gialle, arancioni, rosse, rosa, fucsia, indaco, bianche, con una brillantezza da dipinto vangoghiano.

Il Giardino di Santa Barbara a Braga, in PortogalloLeggiamo che si tratta del Jardim de Santa Bárbara. Aiuole e vialetti con panchine si dipartono a raggiera da una fontanella centrale. In fondo, un vestigio di piccole arcate di pietra separa un secondo giardino, assai minore e circondato dalle imponenti mura merlate del Palazzo Episcopale. Sul fianco sinistro, un’alta siepe cinge degli orti. I rimanenti due lati sono vie con palazzine di varia epoca e foggia.

Superato uno spiazzo delimitato da discutibili architetture in vetro-calcestruzzo, al cui centro sprizza una bronzea fontana a forma di grande drago alato, ecco sovrastarci, sulla sinistra, il fiammante palazzone – quasi un grattacielo – che ospita la faraonica filiale della banca Millennium BCP. Siamo in Rua Dr. Justino Cruz, che si amplia, dopo l’incrocio con la Rua do Souto percorsa prima, nella Rua Francisco Sanches.

Sull’intersezione delle vie, incollato al suolo, un grande adesivo riporta questo pensiero di Agostinho da Silva:

Ciò che è veramente tradizionale è l’invenzione del futuro.

Cerchiamo informazioni su internet: si tratta di un filosofo di Porto che riteneva la Libertà il valore principale per l’Uomo. Allontanato dalla docenza nel 1935 per essersi rifiutato di firmare un documento di sottomissione al Regime, emigrò a insegnare per decenni nelle università brasiliane, fino alla morte di Salazar. È autore di numerosi volumi, comprese traduzioni di grandi scrittori e pensatori antichi e moderni: da Platone, Sofocle e Teofrasto a Lucrezio, Catullo, Virgilio, Orazio, Cicerone, Svetonio, Sallustio e Tacito a Borges, passando attraverso Kavafis e orientali come Lao Tse, Li Bai e Kakuan, senza dimenticare Montaigne e Angelus Silesius. Ecco, lui sì che lo sapeva chi era Ovidio!

Una piazzetta da cui si diparte, a destra, una via di candidi edifici ottocenteschi che incorniciano, in prospettiva, il retro della Cattedrale. Una cappella in azulejos con, gemellata, una torre in pietra al cui fronte è appoggiato un nartece barocco. Ce le lasciamo indietro.

Rasentiamo un palazzotto bianco dalle elaborate finestre manueline e arriviamo in un piazzale molto più ampio, Largo Carlos Amarante, con al centro una grande aiuola tonda. Vi si affacciano due solenni chiese settecentesche a duplici torri campanarie, diversi edifici ottocenteschi e, incongruamente, due centri commerciali di fresca costruzione. Il secondo appare interamente ricoperto di vetri scuri.

Largo Carlos Amarante a Braga (Portogallo)È ormai l’una, orario di chiusura per la Fonte dell’Idolo e per le Terme Romane che intendiamo visitare. Sull’angolo tra la piazza e la via da cui siamo arrivati, ci alletta, col muto richiamo dell’appetito, il Café Santa Cruz, facendoci sorridere per l’omonimia con un personaggio dell’interminabile telenovela Il segreto.

Entriamo e chiediamo di poter mangiare a una cameriera in gonna blu e camicetta bianca, mora, graziosa, con la taglia minuta di un’adolescente: ma la pelle del viso, leggermente opaca, denota qualche anno in più. La ragazza ci conduce verso il fondo del locale, di fronte a un grande specchio, oltre il bancone luccicante di vetrinette e superfici smaltate. Ci fa accomodare a uno squadrato tavolino di legno nero, affiancato da due sedie dello stesso colore con l’imbottitura fissata da borchie piccole e lustre. La dolce espressione di costante malinconia, sotto la frangetta, mi fa pensare alla barista dell’Autogrill di Guccini: “quasi triste, come i fiori e l’erba di scarpata ferroviaria”.

Ordiniamo zuppa, seppie in umido con patate e altre verdure lesse, una macedonia per Ester e una cospicua fetta di lucida torta al cioccolato per me, oltre all’acqua minerale.

Al tavolo accanto, due sofisticate signore in tailleur grigio, forse manager o alte funzionarie di banca, consumano il loro pranzo chiacchierando. Il televisore, in alto, è acceso. Il Jornal da tarde trasmette la notizia dei 12.000 incendi che hanno colpito il Paese quest’anno: 3.400 in più rispetto al 2016.

Mentre assaporo con lentezza il cibo, decisamente gustoso, osservo ancora la ragazza muoversi tra i tavolini o sorseggiare un bicchier d’acqua appoggiando, di lato, la mano sinistra al banco, nell’angolo di accesso ai servizi igienici: sempre con uno sguardo velato di mestizia che mi fa interrogare sulle scarse gioie della sua vita, sulle opportunità che non ha avuto. Mi suscita tenerezza e affetto, che riverso interi nel gesto delicato con cui le tocco la spalla chiedendo il conto.

Vado al banco a pagare, con una banconota, i 18 euro e 40 del totale. Prima di uscire le poso sul palmo della mano un euro, che le strappa solo uno sforzo di sorriso. Ecco di nuovo Guccini: “Le lasciai un nichel di mancia, presi il resto e me ne andai”. Io purtroppo non so scrivere canzoni, ma anche queste righe vogliono essere un umile tributo di memoria.

Usciamo, subito a sinistra, in Rua de S. Marcos, che inizia con una macelleria e una pasticceria per poi continuare con vetrine di ogni specie: oreficeria, banca, fotografo, abbigliamento, calzature, barbiere, farmacia, profumeria, erboristeria… Non fosse per la pavimentazione a sampietrini chiari e per lo stile diverso delle case, potrebbe essere la Via Roma di uno dei nostri paesoni della Bassa Valle Scrivia, Sale o Castelnuovo. Il tempo è umido, uggioso, ma continua a non piovere. Sfociamo a pochi metri dall’Edificio del Castello, dove ci eravamo riparati.

Piazza della Repubblica a Braga, in PortogalloA destra, ecco l’ampiezza improvvisa di Praça da República, i cui lunghi giardini iniziamo a fiancheggiare. Una grande fontana tonda. Un McDonald’s che pare la carena di una nave cui abbiano troncato la prua. Alberi disposti a geometrie variabili negli specchi di prato. La bi-turrita basilica del Convento dei Congregati: pietra modulata in curve barocche dall’architetto André Soares. Soprattutto nella parte superiore della facciata, sembra in qualche modo prefigurare Gaudì. Entriamo un attimo, per osservarne l’interno: silenzioso, poco illuminato, non sovraccarico di orpelli tranne che sull’altare e nelle edicole laterali.

Il grigio monumento a Giovanni Paolo II mi ricorda la piatta sagoma stilizzata di due abeti in un presepe di cartapesta. Il misurato prospetto ottocentesco, a due piani, della Casa del Professore: “centro di formazione, accademia di musica, residenza per studenti, servizio di assistenza a domicilio, gabinetto di assistenza al professore, gabinetto di assistenza giuridica, ristorante – istituzione di pubblica utilità” dice una targa di metallo a destra dell’ingresso. Troppe cose insieme per funzionare davvero. Un centinaio di metri dopo, ecco un altro lar – o alloggio per studenti – solennemente intitolato a Dom Pedro V. Una suora in abito bianco si affaccia rapida al portone. Collegio religioso, dunque.

I giardini finiscono a punta, nel ricongiungersi dei due rebbi dell’Avenida Central. Subito dopo, a destra, un altro giardino più piccolo, con in mezzo una specie di pelourinho. Di fronte a noi, sul lato opposto dello slargo, la chiesa di azulejos che gli dà il nome: Nostra Signora la Bianca. Madonna a me sconosciuta. Più avanti nella via, in cima a una scalinata, l’ennesima chiesa, stavolta con la facciata in pietra. Dedicata a S. Vittore.
Ventitreesima parte – Segue.
Marco Grassano
Foto di M. Ester Grassano

Didascalie:

        • Largo do Paço
        • Largo Carlos Amarante
        • Il Giardino di Santa Barbara
        • Praça da República
Tweet
Share
0 Condivisioni

Archiviato in:Europa

Barra laterale primaria

Articoli recenti

  • “Le armoniose stagioni” di Vivaldi al Conservatorio di Torino
  • “La più bella. La versione di Elena” di Brunella Schisa
  • Recensione del romanzo “Orbital” di Samantha Harvey
  • Da Miraggi “Pabitele”: i racconti di Bohumil Hrabal
  • Al Teatro Out Off “Cemento” di Thomas Bernhard

Footer

INFORMAZIONI

  • Chi siamo
  • Contatti
  • Informativa privacy & Cookie

La rivista online

ALIBI Online è una rivista digitale di turismo culturale, diretta dal giornalista Saul Stucchi. Si occupa di mostre d'arte, storia e archeologia, di cinema e teatro, di libri di narrativa e di saggistica, di viaggi in Italia e in Europa (con particolare attenzione alle capitali come Parigi, Madrid e Londra). Propone approfondimenti sulla cultura e la società attraverso interviste a scrittori, giornalisti, artisti e curatori di esposizioni.

Copyright © 2026 · ALIBI Online - Testata giornalistica registrata al Tribunale di Milano; reg. n° 213 8 maggio 2009
Direttore Responsabile Saul Stucchi