• Passa alla navigazione primaria
  • Passa al contenuto principale
  • Passa alla barra laterale primaria
  • Passa al piè di pagina
  • Luoghi
    • Italia
    • Europa
    • Mondo
    • A letto con ALIBI
  • Mostre
    • Arte
    • Fotografia
    • Storia
  • Spettacoli
    • Teatro & Cinema
    • Musica & Danza
  • Biblioteca
  • Interviste
  • Egitti

Alibi Online

Voi siete qui: Europa » A passeggio per la città di Porto con Marco Grassano

28 Novembre 2017

A passeggio per la città di Porto con Marco Grassano

Nell’ottava puntata del suo reportage su Porto Marco Grassano propone una passeggiata fino alla chiesa di San Francesco.

La brusca discesa di Travessa do Ferraz a Porto, in PortogalloFacciamo due passi nella viuzza di fronte alla cappella, fino alla piazza verde d’alberi che si scorge in fondo. Qui sì che pare di essere a Lisbona, in un vicolo del Bairro Alto.

Torniamo indietro. Scendiamo nuovamente in Rua Ricardo Jorge e la percorriamo fino alla grande chiesa della Trindade (Trinità), proprio dietro l’altrettanto massiccio Municipio. Le facciate di pietra delle due costruzioni, in qualche modo, si somigliano: in entrambi i casi, una svettante torre centrale, munita di orologio, domina il corpo dell’edificio e il portale di accesso.

La chiesa, però, è grigia (la sua apparenza sbiadita e polverosa mi ricorda il convento di Mafra) e ha una pianta rettangolare allungata, mentre il Comune è bianco e ha il perimetro di un tozzo trapezio. La fontana a zampillo del sagrato, “di vecchio stampo”, è piccola, tonda e circondata di lillà; quella della piazza civica, ampia, a cascatelle successive, è tutta di linee modernamente squadrate e massicce, e stretta nei sampietrini.

Ci accomodiamo all’interno della Cafetaria Metro da Trindade, nell’ammezzato (sobreloja), a bere un po’ d’acqua fresca. Dalle vetrine vediamo un camion della spazzatura estrarre e svuotare, uno a uno, i grossi cassonetti sotterranei per la raccolta differenziata.

Rifacendo il cammino verso Largo Mompilher, ci fermiamo in un piccolo supermercato della catena Minipreço a comprare dell’uva bianca e dei fazzoletti di carta. Tiriamo quindi dritti per qualche centinaio di metri, fino a svoltare a sinistra in Rua da Oliveira. La custode del Centro sta lavando il pavimento con una radazza. Aspettiamo, per entrare, che asciughi, mangiando un po’ dell’uva e andando a gettare gli scarti in altri cassonetti sotterranei, qualche decina di metri più indietro.

All’interno, trova conferma il pessimo gusto architettonico, imperante negli anni Settanta, che si percepiva da fuori. Botteghe di moda, di cosmetici, di accessori casalinghi, di antiquariato “leggero”, di estetista. Nella rotonda centrale, i tavolini di un caffè ristorante. La libraia, sulla sessantina, capelli grigi a caschetto, consulta volumi in un angolo del piccolo negozio. Scorro gli scaffali, ma non trovo i poeti brasiliani che cerco: Carlos Drummond de Andrade e Murilo Mendes.

Riprendiamo Rua Sá de Noronha in senso inverso. Poco prima di Praça Gomes Teixeira – la piazza dell’Università – imbocchiamo una breve deviazione alternativa, con auto parcheggiate e gradini in discesa.

La libreria Lello & Irmão a Porto di prima mattina Rinunciamo ormai definitivamente alla libreria Lello & Irmão, sempre assediata da fedeli in adorazione quasi fosse la Sindone o una reliquia di Padre Pio. È incredibile il livello di dabbenaggine cui può ridurre il bisogno di miti. Più sensati appaiono i turisti che popolano Praça de Lisboa: vagano pigri, fotografando la Torre o osservando, affacciati ai parapetti, il passaggio sottostante; siedono sul prato, all’ombra degli ulivi bassi e nodosi; sorseggiano una bibita ai tavolini del chiosco Clérigos.

Usciamo dai giardini rasentando la statua futurista del vescovo Ferreira Gomes (sagoma plastica, quasi da ballerino: il cattivo gusto non ha davvero limiti) e torniamo verso il quartiere ebraico già attraversato ieri pomeriggio. Curiosiamo un po’, stavolta, in Rua dos Caldeireiros: via popolare di casette scolorite, malinconiche.

Svoltiamo in Travessa do Ferraz: questa sì erta, a differenza della Rua omonima, tanto che il marciapiede è praticamente una scala. Nella stretta carrareccia, ciuffi d’erba fra i sampietrini rettangolari, disposti a lisca di pesce. Neppure qui le abitazioni possono vantare pretese aristocratiche. Probabilmente, la Porto descritta nel “Damasceno Monteiro” di Tabucchi è arbitraria quanto la Lisbona del suo “Requiem”.

Rua do Ferraz (anch’essa selciata a sampietrini rettangolari sconnessi) la riprendiamo subito dopo, per scendere in Rua das Flores e seguirla lungo il tratto non percorso ieri.

La pavimentazione è impeccabile, a grandi lastre perfettamente commesse, con la giusta, millimetrica pendenza per far confluire dolcemente l’acqua piovana nei tombini allineati verso destra. Una vera e propria vetrina della città: ma ce ne eravamo subito accorti. D’altronde, anche i prezzi esposti nei ristorantini che la costellano, pur non essendo particolarmente cari per l’Italia, lo sono in confronto alle altre vie: cinque euro un caldo verde che normalmente costa un euro e mezzo o al massimo due, e il resto in proporzione. Francamente, non intendiamo pagare un’eleganza fittizia della quale nulla ci importa. I cacciatori di pittoresco (chissà poi quale…) si accomodino pure.

Sbocchiamo di fronte alla Stazione. Giriamo a U nella parallela Rua Mouzinho Silveira, verso la Borsa. La grande fontana a parete (chafariz) in questo momento non dà acqua. Costruzioni senza infamia e senza lode: vie così ci sono anche ad Alessandria.

Un incrocio da cui si risale all’inizio di Rua das Flores. Pieghiamo leggermente in direzione del fiume. Sulla nostra destra, il mercato Ferreira Borges; dall’altro lato, l’ennesima chiesetta e alcuni edifici un po’ più variegati e interessanti rispetto a quelli visti prima. Riecco l’Infante Dom Henrique e il suo braccio imperioso; dietro di lui, alla base del piedistallo, la Vittoria alata.

Svoltiamo verso il monumentale complesso di S. Francesco. La chiesa è abbastanza sobria fuori ma (ci dice la guida tascabile che sfogliamo) carica di ori all’interno. Scattiamo qualche foto al fiume dalla scalinata di accesso al sagrato (passa, verso la foce, un battello simile a un bucintoro) e lasciamo il resto per un altro momento. Di fronte, il tram n° 1 attende di fare il pieno di turisti per partire, anch’esso diretto all’Oceano.
Ottava parte – Segue.
Marco Grassano
Foto di M. Ester Grassano

Didascalie:

  • La brusca discesa di Travessa do Ferraz
  • La libreria Lello & Irmão di prima mattina

Archivio:

    • Prima parte del reportage su Porto
    • Seconda parte del reportage su Porto
    • Terza parte del reportage su Porto
    • Quarta parte del reportage su Porto
    • Quinta parte del reportage su Porto
    • Sesta parte del reportage su Porto
    • Settima parte del reportage su Porto
Tweet
Share
0 Condivisioni

Archiviato in:Europa

Barra laterale primaria

Articoli recenti

  • Accademia Bizantina in concerto al Teatro Verdi di Trieste
  • Recensione del romanzo “La Colonia” di Annika Norlin
  • Recensione di “Cappello a cilindro” di Mark Sandrich
  • Al Litta “Il giorno della civetta” di Leonardo Sciascia
  • Recensione di “Bugie su mia madre” di Daniela Dröscher

Footer

INFORMAZIONI

  • Chi siamo
  • Contatti
  • Informativa privacy & Cookie

La rivista online

ALIBI Online è una rivista digitale di turismo culturale, diretta dal giornalista Saul Stucchi. Si occupa di mostre d'arte, storia e archeologia, di cinema e teatro, di libri di narrativa e di saggistica, di viaggi in Italia e in Europa (con particolare attenzione alle capitali come Parigi, Madrid e Londra). Propone approfondimenti sulla cultura e la società attraverso interviste a scrittori, giornalisti, artisti e curatori di esposizioni.

Copyright © 2026 · ALIBI Online - Testata giornalistica registrata al Tribunale di Milano; reg. n° 213 8 maggio 2009
Direttore Responsabile Saul Stucchi