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Voi siete qui: Europa » Percorsi urbani a Porto con Marco Grassano: settima parte

20 Novembre 2017

Percorsi urbani a Porto con Marco Grassano: settima parte

Con la settima puntata si apre la seconda parte del reportage di Marco Grassano dedicato alla città portoghese di Porto.

Ci alziamo un po’ prima delle otto e ci prepariamo. Alla reception (receção) viene a darci il buongiorno, uscendo da un salotto in fondo al corridoio di sinistra, un uomo anziano, magro, con un giubbotto di pelle nera. Scendiamo, per il pequeno almoço, alla Confeitaria Marujinho, proprio porta a porta con la pensione. Il televisore a schermo piatto, appeso in alto, trasmette le notizie del programma Bom dia Portugal, condotto dalla bionda Cristiana Freitas.

Seduto al tavolino accanto al nostro, un vecchietto legge il giornale. Più in là, altri clienti chiassosi, tutti indigeni. Il gestore della pensione esce in strada a fumarsi una sigaretta. Assaporo, con una certa voluttà, un paio di bolos: uno di riso e uno alla crema pasticciera. Lo stesso faccio col galão (caffelatte servito in un bicchiere alto), che usavo prendere anche a Lisbona. L’aroma del caffelatte rimane per me legato, nella memoria, alle antiche e recenti vacanze portoghesi, e basta, da solo, a indurmi il buonumore.

La facciata barocca della chiesa dei Clérigos a Porto in PortogalloPoco dopo ci mettiamo in cammino, mentre la città inizia pian piano ad aprire le sue botteghe. Rua 31 de Janeiro è in dolce discesa. In fondo alla sua prospettiva si drizzano la chiesa dei Clérigos e la torre campanaria. Il marciapiede si trova allo stesso livello del selciato che incornicia i binari del tram, mentre la carreggiata per le macchine è di un piccolo gradino più in basso. Mi incuriosiscono i prezzi nei diversi negozi di scarpe: sembrano meno care che da noi, ma non ne sono certo, bisogna vedere la qualità. Non me ne intendo abbastanza.

Passiamo il largo della stazione e poi la lunga e ampia piazza del Municipio, con la statua equestre di D. Pedro IV del tutto simile a quella di Lisbona. Proseguiamo verso i Clérigos, mentre la via prende a salire leggermente. Sulla destra, il vistoso emporio Força Portugal, che richiama, anche nei colori, la “ditta madre” Forza Italia.

Entriamo nella chiesa dalla porta sul fianco destro (il portone della ricca facciata in pietra, su un piano inferiore, dà solo accesso a una cappelletta). Barocco sontuoso, con profusione di ori sull’altar maggiore, sui pulpiti e sui balconi, in parte della cupola, nelle nicchie laterali, e raffinati intagli e intarsi a impreziosire gli stalli del coro. Pareti di calcare e pavimento di legno lucidato. Facciamo il giro della navata e torniamo all’ingresso passando dietro l’abside, tra massicci armadi scuri. Pagare un biglietto per visitare la sacristia e salire sul campanile non ci alletta molto: in troppi vi scattano vacui selfie. Preferiamo andare altrove. La torre ci limitiamo a fotografarla dal basso.

Ci dirigiamo verso il Corner Bar, infilandoci nella scanalatura pedonale che taglia i giardini – punteggiati di ulivi – di Praça de Lisboa. All’inizio del passaggio, un altro bar, molto più grande. La Lello & Irmão non ha turisti in fila: ma semplicemente perché, come constatiamo, aprirà solo fra tre quarti d’ora. Andiamo allora in cerca di un’altra libreria, la Poetria, accolta nel piccolo centro commerciale Galerias Lumière, in Rua das Oliveiras.

I giardini di Praça de Lisboa, con la Torre dos Clérigos a Porto, in PortogalloIn pochi passi siamo nella piazza di fronte al Rettorato e Museo dell’Università. Nel mezzo, in marmo e bronzo, la fontana dei leoni alati. Attraversiamo al semaforo. Di fianco alle strisce, una macchina, lasciata con le quattro frecce, blocca il traffico. Il proprietario, dovunque sia andato, non si degna di venirla a spostare, malgrado il coro di irritati strombazzamenti degli altri veicoli. Nessun vigile in vista. Probabilmente, si tratta di comportamenti abituali.

Rua Sá de Noronha. Senso unico. Marciapiede stretto, che uno scalino stacca dalla carreggiata di sampietrini. Veicoli in sosta la invadono fin quasi alla mezzeria. Piccole vetrine incorniciate di legno. Sull’angolo con Rua João Guedes, il Café Progresso occupa l’intero edificio: facciata color panna, la scritta “il caffè più antico della città – dal 1899”.

Sull’angolo opposto, una piazzetta. Pannelli grigi delimitano un cantiere edile. Passato un secondo incrocio, con una viuzza ancora più esigua, la confluenza in Rua da Oliveira, a Y. Sull’angolo tra i due rebbi, una pianta d’ulivo in un’aiuola e i tavolini della Taberna Bar Aduela. Pochi metri dopo, le Galerias, discutibilmente moderne di marmi, metalli e cemento. La vetrina del negozio di libri dà sulla strada: raccolte poetiche di Pessoa, Eliot, Leonard Cohen, Neruda, Novalis, drammi di Shakespeare, taccuini per appunti. Il Centro aprirà però solo alle undici.

Decidiamo di ritentare, nel frattempo, la Lello. Seguiamo Rua das Oliveiras lungo le poche decine di metri – una serie di bar e ristoranti – necessarie ad arrivare in Praça Carlos Alberto: il “nostro” Carlo Alberto di Savoia, quello dello Statuto del 1848, che qui venne in esilio dopo la disfatta di Novara. Ma il monumento in mezzo ai giardini commemora la Prima Guerra Mondiale, non lui. Case dai colori abbastanza forti (pareti giallo limone e verde erba, portoni granata). Altri edifici piastrellati più massicci.

La Chiesa del Carmine dalla Piazza del Rettorato a Porto in PortogalloPiù avanti, sulla parete laterale della chiesa del Carmine, azulejos raffigurano una scena devota, col cartiglio Ecce signum salutis: salus in periculis (da buon laico, ignoro quali siano i pericoli e quale la salvezza cui si allude). La facciata del tempio, invece, vertiginosamente barocca, è in pietra grigia. Di fianco, sull’altro angolo di strada, una libreria universitaria. Vi entriamo. Un uomo e una donna, seduti, ci salutano e riprendono a chiacchierare. Sfogliamo alcuni volumi illustrati su Porto e i suoi aspetti caratteristici (osterie, portoni, quartieri…): belle pagine, a testimoniare la passione e lo stile ammirevole dello studioso Helder Pacheco.

Proseguendo lungo il marciapiede arriviamo in Rua das Carmelitas. La Lello non è ancora aperta, ma ha già radunato la sua doppia, lunga fila di devoti. Passiamo oltre, fino alla fine della via, per svoltare a sinistra in Rua Conde Vizela (non ampia: i due marciapiedi sono larghi, complessivamente, quanto la carreggiata centrale di sampietrini grigi), che al primo incrocio discrimina le già note Rua de Santa Teresa (a sinistra) e Rua da Fábrica (a destra). Piazza Filipa de Lencastre, circondata di edifici più moderni e meno eleganti.

L’ordinaria e un po’ sciatta Rua Picaria si conclude nel Largo Mompilher (ossia Montpellier: come osserva Tabucchi a proposito di Laughton divenuto Lotón, “a Porto si dice così”). Sul muro di destra, in alto, una targa toponomastica fittizia, formata da quattro piastrelle: “Piazza Paulo Portas (Corrotto, Criminale, Politico, Santo Patrono dei Sottomarini)”. Chi sia Paulo Portas lo so: ex segretario del partito cattolico centrista CDS, già ministro, candidato a Sindaco di Lisbona nel tentativo di emulare il suo vecchio compagno di militanza Nuno Abecassis. Il riferimento ai sottomarini, però, non lo capisco (1).

A poca distanza, sullo stipite del bar Candelabro, altre quattro piastrelle, del tutto simili, quasi un controcanto: “Prohibido afixar azulejos”. Vietato attaccare piastrelle. Certo, come no.

Una rossa cabina telefonica di foggia inglese. Un piccolo chiosco, pure rosso e abbastanza malconcio. Dietro, le due rampe di scale che conducono alla Capela do Pinheiro. Le saliamo. Macchine parcheggiate sul sagrato della chiesetta, fin quasi contro il muro. Incisa nello scudo di pietra che sovrasta il portone verde, un’iscrizione latina: “Corruet iste locus fini: conceptio vero, cum unda dabit flammas, et dabit ignis aquas – MDCCLVII”. Il finale, con la sua costruzione a chiasmo e il suo ritmo ben scandito, sembrerebbe un verso (verifichiamo infatti, accedendo a internet, che è citazione da Ovidio, Tristia, I, 8: “l’onda darà fiamme e il fuoco darà acque”).

Sul resto non so che dire. Cosa sarà mai capitato, qui, nel 1757? Perché profetizzare a questo luogo una fine così precipitosamente infausta?

Nota 1: La spiegazione me l’ha poi fornita l’amico Paulo Nunes: “C’era una volta… due Paesi molto ricchi (Portogallo e Grecia) che avevano bisogno di un sottomarino. Poi un altro paese (la Germania), desideroso di aiutare, ha deciso di vendere due sottomarini al Portogallo e otto (salvo errore) alla Grecia. Il Consorzio che ha fatto la vendita è stato processato e condannato (persone sono state arrestate) in Germania e in Grecia, a causa del pagamento di “guanti” (denaro pagato illegalmente per aiutare a fare il business) a politici e altri attori della “praticata”. In Portogallo, Paulo Portas (Ministro della difesa, all’epoca) e altri sono stati indagati e, miracolo dei miracoli, non è successo nulla. Non sono stati nemmeno rinviati a giudizio. Voi avrete “Cosa Nostra”, ma i mafiosi siamo noi.”
Settima parte – Segue.
Marco Grassano
Foto di M. Ester Grassano

Didascalie:

  • La facciata barocca dei Clérigos
  • I giardini di Praça de Lisboa, con la Torre dos Clérigos
  • La Chiesa del Carmine dalla Piazza del Rettorato

Archivio:

    • Prima parte del reportage su Porto
    • Seconda parte del reportage su Porto
    • Terza parte del reportage su Porto
    • Quarta parte del reportage su Porto
    • Quinta parte del reportage su Porto
    • Sesta parte del reportage su Porto
    • Settima parte del reportage su Porto
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