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Voi siete qui: Biblioteca » Un viaggio nella musica classica in compagnia di Roberto Herrscher

23 Novembre 2016

Un viaggio nella musica classica in compagnia di Roberto Herrscher

È probabile che il nome di Roberto Herrscher suoni nuovo all’orecchio dei lettori italiani. Si tratta infatti di un giornalista argentino (nato a Buenos Aires nel 1962) specializzato in cultura, società e ambiente, nonché professore di giornalismo. Dal 1998 vive e lavora a Barcellona, dove insegna “Master in giornalismo BCN_NY”, organizzato dall’Università di Barcellona e dalla Columbia University di New York. È inoltre corrispondente per la rivista “Opera News”.

Amore per la musica e per il giornalismo

Che le sue due passioni più intense siano il giornalismo e la musica, in particolare quella classica, risulta evidente a chi legge il suo libro intitolato “El arte de escuchar. Viajes por la música clásica”, ovvero “L’arte di ascoltare. Viaggi per la musica classica”. È stato pubblicato nella collana “Periodismo Activo” delle Publicacions i Edicions de la Universitat de Barcelona, a cui appartiene anche “Una crónica del periodismo cultural di Sergio Vila-Sanjuán”, recensito qualche tempo fa qui su ALIBI Online.

Copertina del libro "El arte de escuchar" di Roberto HerrscherIl libro è una raccolta di poco meno di una trentina di articoli apparsi su quotidiani e riviste del mondo ispanofono, ma non solo, suddiviso in tre sezioni: personaggi, viaggi ed esperienze. In realtà tutti i pezzi si potrebbero rubricare sotto l’ultima voce, considerato che l’autore non nasconde mai il proprio punto di vista.

Di pagina in pagina, infatti, Herrscher racconta di concerti, messe in scena, teatri d’opera, incontri con persone (e personaggi), scoperte e inconvenienti del mestieri (senza risparmiare una stoccata, è il caso di dire, sui prezzi dei concerti), inframezzandoli con ricordi personali, come il viaggio col figlio allora undicenne al Teatro Real e al Museo del Prado di Madrid, una vera e propria iniziazione culturale.

Il contrappasso è raccontato in uno dei capitoli più gustosi, dedicato al concerto della cantante messicana Belinda, idolo dei teenager del mondo latino. La condivisione di esperienze tra genitore e figlio è un grande classico e come tutti i grandi classici è ineludibile: bisogna passarci.

Ascoltare, ascoltare e… ascoltare!

Ma l’opera e la musica classica possono essere per tutti? Certo! Anche per i bambini, per i quali i teatri più attenti predispongono programmi appositamente studiati in modo da introdurli senza traumi in un mondo tanto complesso quanto raffinato. Come imparare a riconoscere, apprezzare, amare la musica classica? C’è un’unica ricetta, dice tra le righe Herrscher: ascoltando, ascoltando e riascoltando. Per trasmettere ai figli l’amore per la propria musica preferita vale anche associarla a immagini di viaggi…

El arte di escuchar di Roberto HerrscherCi sono recensioni di concerti e opere a cui Herrscher ha assistito in giro per il mondo (beatus ille), aneddoti divertenti di prima e di seconda mano, come quello sul dissidente cubano che attaccò il telefono in faccia al giornalista che per provare l’audio gli aveva chiesto cosa avesse mangiato a colazione, e tante considerazioni sull’universo musicale tra élite e massa, tra ricerca e conservazione della tradizione, tra scandali montati ad arte e frigide ripresentazioni del consueto e poi confronti diretti tra musicisti di generazioni diverse, come quello tra la giovane tigre Lang Lag e il vecchio leone Maurizio Pollini, mentre l’immenso Domingo sta accanto all’esuberante Calixto Bieito (chissà se nel 2017 riuscirò a vedere un suo spettacolo…). E ancora ricordi di città e festival musicali, come la Semana de Música Religiosa de Cuenca o il Bayreuther Festspielen, tempio del wagnerismo mondiale.

La musica è cambiata

Quelli raccontati in questi articoli non sono soltanto incontri dell’autore con i protagonisti del panorama musicale mondiale, ma anche degli artisti tra loro. E sono sempre (almeno quelli qui selezionati), incontri forieri di collaborazioni e svolte professionali. A tenere insieme gli articoli è il tema della musica, ma soprattutto la passione per essa.

Negli ultimi decenni sono cambiati profondamente il mondo della musica, il pubblico di appassionati, la critica e, più in generale, il giornalismo. Quale segmento goda di miglior salute è difficile a dirsi…

Ma attenzione: Herrscher non è un cantore del tempo passato, sa infatti apprezzare i benefici della tecnologia, come dimostra l’utilizzo di YouTube (andate a guardarvi i video delle esecuzioni di Lang Lang) e della celebre piattaforma per la condivisione dei brani musicali. Il lettore può usare lo stesso strumento per compilare una speciale playlist con i brani musicali citati da Herrscher, come “L’enfant et les sortileges” di Ravel eseguito dall’Orchestre National de France diretta da Lorin Maazel o il Concerto 23 di Mozart.

Roberto Herrscher in una foto di Verónica MartínezAutoritratto di un critico

Centrale è il capitolo “Autoritratto collettivo: il giornalista musicale”. È un bella analisi della professione del critico musicale e del modo di lavorare dello stesso Herrscher. L’autore confessa di fare il critico non soltanto per godersi il piacere di ascoltare musica (e venir pagato per farlo), ma anche per il piacere di scrivere e di venir letto.

Il continuo ascolto è indispensabile per accrescere il proprio bagaglio di esperienze e garantire ai lettori recensioni valide e utili. Giorno dopo giorno, opera dopo opera e concerto dopo concerto, il critico si crea un proprio canone.

Naturalmente nessun critico è un solitario Solone e la lettura delle recensioni dei colleghi serve ad ampliare gli orizzonti. Così Herrscher legge i pezzi di Alex Ross del New Yorker, di Arturo Reverter (“nemico di Domingo”) o di Marcos Ordoñez di El País sul teatro.

Quest’apertura culturale, molto preziosa, mi pare manchi invece a molti colleghi del giornalismo culturale italiano, anche se devo riconoscere che, in occasione della prima mondiale al Teatro Real di Madrid di “El Público” di Federico García Lorca, ho potuto apprezzare la competenza tecnica di alcuni critici musicali di casa nostra (ma anche loro parlavano di un mestiere ormai sul viale del tramonto). E come l’artista, anche il giornalista ha solo un amico: la sua voce interna. Davvero ha ragione Herrscher quando scrive:

Come ogni buon testo, una critica che si rispetti è come una bottiglia che nasconde un genio. Però il genio è il lettore stesso che diventa migliore e un po’ più saggio dopo aver letto l’articolo che vi era avvolto.

Saul Stucchi
Il ritratto di Roberto Herrscher è di Verónica Martínez – Fundación Tomás Eloy Martínez

  • Roberto Herrscher
    El arte de escuchar. Viajes por la música clásica
    Publicacions i Edicions de la Universidad de Barcelona
    Testo in spagnolo
    284 pagine, 22 €

Informazioni:

www.publicacions.ub.edu

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