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Voi siete qui: Europa » Cartoline dal bicentenario di Waterloo – Seconda parte

30 Giugno 2015

Cartoline dal bicentenario di Waterloo – Seconda parte

Le cifre esatte non si sapranno mai. Ma è certo che il 18 giugno 1815 fu una domenica di sangue, al termine della quale restarono sul terreno migliaia di vittime. Qualcosa come diecimila morti, di cui circa cinquemila francesi, quasi 1.800 britannici e oltre 1.200 prussiani. Tra gli Alleati i feriti superarono i tredicimila, mentre i francesi, sconfitti, ne accusarono circa diciottomila. Nella chiesa di Braine-l’Alleud è allestita fino al prossimo 5 settembre una piccola mostra molto istruttiva. Non è indicata a persone facilmente impressionabili perché svela la faccia tragica della guerra, il prezzo pagato per conquistare medaglie e gloria. In questa chiesa venne allestito uno dei numerosi ospedali in cui vennero raccolti i feriti e il materiale esposto racconta l’organizzazione della struttura, le tecniche chirurgiche (soffermandosi soprattutto sull’amputazione degli arti), le statistiche degli interventi, le testimonianze. Ci sono anche i proiettili che ferirono il tenente Thomas Worsley, con tanto di astuccio per conservarle come reliquie. Per fortuna oggi si vendono scatolette con palline (anzi: praline) di cioccolato!
Waterloo_cartoline_2_aRiprendendo la N5 in direzione sud dopo qualche chilometro si raggiunge la casa colonica Le Caillou, dove Napoleone fissò il suo ultimo quartier generale. Il museo che vi è ospitato è stato rinnovato negli ultimi mesi in vista della commemorazione del bicentenario della battaglia. Le teche sono moderne e ben illuminate, con didascalie in francese, inglese, tedesco e fiammingo. Ci sono il lettino da campo in cui dormì l’Imperatore, il tavolo su cui srotolò le mappe e numerosi altri oggetti, armi e documenti.

Una lapide posta sul muricciolo segnala che nel frutteto bivaccò il primo battaglione del primo reggimento dei Cacciatori a piedi della Guardia Imperiale, agli ordini del maggiore Jean Duuring. In occasione della rievocazione erano invece attendati decine di reenactors che “interpretavano” soldati della Grande Armée. Qualcuno riposava, altri erano in fila per il rancio, altri ancora preparavano le cartucce, mentre a qualche metro di distanza un ragazzo girava degli spaghetti già visibilmente scotti in una grossa pentola. Un signore con gli occhiali teneva banco, raccontando ad alcuni giornalisti la sua esperienza di “rievocatore”. “E sua moglie cosa dice?” gli domandavano. “Conosce la mia passione e la rispetta. Anche nostro figlio è appassionato di storia, anche se di altri periodi”. Basta ascoltare i racconti – tutti diversi, ma con molte cose in comune – di uno di questi reenactors (e a Waterloo quest’anno erano seimila!) per comprendere lo spirito che ne motiva i sacrifici. Non necessariamente per condividerlo, ma di sicuro per rispettarlo come merita.

Tra i rievocatori italiani hanno destato malumore e fastidio le parole usate da Francesco Merlo per raccontare su Repubblica la commemorazione del bicentenario. Quello che l’inviato ha fatto loro non è un ritratto ma una caricatura pesantemente grottesca che denigra migliaia di appassionati degradandoli a bamboccioni amanti della birra, niente di meno che “travestiti, tutti con i basettoni lunghi sino al mento”. E invece sono professionisti, impiegati, commercianti, studenti e pensionati che dedicano gran parte del loro tempo libero allo studio della storia, rivivendola in prima persona. Conoscono le date delle battaglie, le strategie, i retroscena, le tecniche di combattimento, gli alberi genealogici e gli incroci dinastici, i dettagli delle uniformi e sanno muoversi sul campo, tanto che gli storici più seri si rivolgono a loro per conoscerne il punto di vista e approfittare della loro esperienza. Ma evidentemente non tutti i giornalisti.Waterloo_cartoline_2_bLa storia invece dovrebbe insegnare. E proprio per insegnare e ricordare è sorto ai piedi della Collina del Leone il Memoriale. È un museo moderno che utilizza tutte le più aggiornate tecnologie per sconfiggere il nemico numero uno: la noia. Il suo percorso è insieme spettacolare e scientificamente valido. E anche gli appassionati dell’epopea napoleonica che hanno visitato molte collezioni sparse per l’Europa rimangono meravigliati. Dove altro si possono ammirare, per esempio, i quadri con la rappresentazione delle battaglie più celebri in versione “animata”? Sì! Sul Passaggio di Napoleone sulla Beresina dipinto nel 1866 da January Suchodolski cadono instancabilmente grossi fiocchi di neve, mentre esce fumo dai cannoni dei vascelli che si fronteggiano nelle acque di Cabo Trafalgar (l’opera è di Auguste Mayer). Un lungo corridoio vede sulla destra del visitatore l’esercito francese in marcia, mentre sulla sinistra procedono in fila gli Alleati. I Marescialli dell’Impero discutono tra loro il piano di battaglia, mentre Napoleone sta seduto in disparte. E poi mappe della battaglia, cronologie dettagliate, armi, documenti, lo scheletro di un caduto nella battaglia, rinvenuto nel 2012 durante i lavori di realizzazione del Memoriale e un impressionante video in 3D che riassume la giornata di Waterloo. Vi assicuro che vedersi investiti da una carica di cavalleria con tanto di terreno che trema sotto i piedi è un’esperienza che segna!Waterloo_cartoline_2_cCosì come memorabile è stata (e non poteva essere altrimenti) la rievocazione della battaglia a cui ho assistito la notte dello scorso 19 giugno. Da programma avrebbe dovuto mettere in scena la prima metà del combattimento, fino al deciso attacco francese (la seconda parte sarebbe andata in scena il giorno dopo), e invece ha ripercorso tutte le fasi dello scontro, fino al fatale congiungimento delle armate britannica e prussiana che portò allo sfondamento degli ultimi quadrati della Guardia Imperiale. Insieme a me c’erano circa settantamila persone arrivate da tutto il mondo, con gli occhi puntati sulle ricostruzioni (invero un po’ approssimative) delle fattorie fortificate della Haye-Sainte e di Hougoumont. Attorno a questi edifici, infatti, si concentrarono gli sforzi di attaccanti (Francesi) e difensori (Alleati). Tra spari, colonne di fumo e movimenti di centinaia di soldati e decine e decine di cavalieri in un paio di ore è stato servito il piatto che risultò indigesto a Napoleone. La mattina l’Imperatore aveva ordinato ai cuochi che gli preparassero per le sei di sera una spalla di montone ben cotta. Wellington e Blücher invece gli imbandirono la disfatta di Waterloo.
Saul Stucchi

– Cartoline dal bicentenario di Waterloo – Prima parte

INFO

Mostra “Braine-l’Alleud 1815 : au chevet des blessés”
Sito: www.braine-lalleud.be

Waterloo 2015
www.waterloo2015.org

Ufficio Belga per il Turismo
Vallonia-Bruxelles
Viale Vittorio Veneto 28
Milano

Tel. 02.86463136
www.belgioturismo.it

BRUSSELS AIRLINES
Tel. 899.800903
www.brusselsairlines.com

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