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Voi siete qui: Europa » Visita ai Templi di Ħal Tarxien a Malta con Marco Grassano

17 Agosto 2018

Visita ai Templi di Ħal Tarxien a Malta con Marco Grassano

Ultima parte del reportage di Marco Grassano sull’arcipelago maltese.

Ci alziamo con calma e facciamo colazione. Nella cucina si aggira pigro, in pigiama, il proprietario, assieme alla moglie e alla presumibile donna delle pulizie, che apre la porta verso il cortiletto tinteggiato in rosa per recuperarvi i propri attrezzi e prodotti.

Usciamo prendendo a destra. C’è il sole, e le ombre si disegnano nette. I fruttivendoli di colore non sono ancora all’opera. Dopo l’angolo finale della muraglia inclinata proseguiamo dritti. Ecco a destra i giardini municipali visti ieri sera; a sinistra, un palazzotto in pietra, di antica prosapia, con l’insegna St John Ambulance Paola Tarxien division.

Passiamo tra la già nota, grande scuola primaria e una fila di casette ibride: londinesi al pianterreno, negli ingressi solenni preceduti da un piccolo spazio chiuso da un’inferriata, come a Downing Street; levantine nei balconi turchi del primo piano. Terminano, con l’isolato, imponenza scolastica e velleità britanniche; la via torna all’ordinarietà del quartiere.

Al blocco di edifici seguente svoltiamo a sinistra e puntiamo, in fondo, agli Ħal Tarxien prehistoric temples del Museum Department. L’ingresso è in un piccolo stabile di pietra grigia, a un piano. La biglietteria appare semplice, con i soliti articoli in vendita ma senza allestimenti preparatori. Prendiamo i tickets al bancone, dietro il quale stanno due donne in uniforme: 10 euro e 50 in tutto. Nell’altra metà del fabbricato ci sono i servizi.

Fuori, una passerella pavimentata in legno, con leggeri corrimani di metallo, conduce verso la tensiostruttura che protegge le rovine, probabilmente realizzata con la stessa efficace collaborazione finanziaria di cui ci si è avvalsi a Ħagar Qim. Seguiamo il percorso indicato, che ci fa dapprima girare attorno ai ruderi per osservarli dall’esterno. Didascalie plastificate bilingui illustrano, mentre avanziamo, le vicende della scoperta e le caratteristiche del sito.

Il ritrovamento avvenne nel 1914, dissotterrando, durante l’aratura, pietre dalla forma chiaramente innaturale. Ne sono seguiti scavi sistematici. Si tratta di tre strutture cultuali contigue ma autonome, risalenti al periodo tra il 3100 e il 3000 avanti Cristo. Vi sono inoltre tracce – lasciate fuori dalla copertura – di un tempio più piccolo e antico (3250 a.C.), visibili, in fondo, percorrendo il tratto di passerella che costeggia una via con un gruppo di case. Continuando, dominiamo, oltre il muretto perimetrale, le lapidi allineate di un piccolo cimitero. L’area archeologica si presenta, in ogni suo angolo, tenuta bene, senza erbacce o immondizia. Numerosi gatti, pasciuti, si aggirano fra i macigni.

Templi di Hal Tarxien a Malta: pietre picchiettateIl camminamento ci porta ora sotto il tendone, in mezzo alle pareti. Le caratteristiche sono abbastanza similari a quelle dei templi già visitati – soprattutto Ħagar Qim – nella squadratura dei massi e nelle decorazioni incise, a spirali divergenti o a picchiettature. A un’enorme soglia in foggia di dolmen, ricostruita negli anni Cinquanta, segue la metà inferiore di una Gigantessa o dea della fertilità.

Metà inferiore di una Gigantessa - Templi di Hal Tarxien a MaltaAltri monoliti, disposti a Π, formano possibili altari, essendo questo un luogo deputato alla cremazione. Un sensore sulla qualità dell’aria. Una pietra a forma di architrave reca scolpito, in bassorilievo, un gregge di capre e montoni in fila: come le pecore dipinte da Pellizza da Volpedo, ma rivolti al contrario. Le tabelle informative apposte in questo settore contengono, oltre alle scritte e alle immagini, il disegno caricaturale di un omino con impermeabile, cappello e baffetti stile ispettore Clouseau, che sostiene, nella sinistra alzata, una lente di ingrandimento: invito a indagare gli enigmi delle rovine.

A questo punto, la nostra attenzione viene attratta da un capannello di maturi connazionali. Discutono con una delle due addette notate entrando, che li segue. Ritengono una prevaricazione il fatto di essere controllati a vista. “Io faccio solo il mio lavoro” spiega la funzionaria. Un uomo, dalla petulante parlata tipica del burocrate centro-meridionale, le ribatte: “Perché lo fa solo con noi? Segua anche gli altri!”. “Voi siete l’unica comitiva” risponde la donna. E l’uomo ancora, indicando un altro componente del gruppo: “Stia attenta, che quel signore è un commissario di polizia!”. Noi italiani riusciamo sempre a farci riconoscere, commento con mia figlia.

Templi di Hal Tarxien a Malta: motivi a spiraliUsciamo e torniamo nella via da dove siamo arrivati. Andiamo dritti fra costruzioni basse. In fondo, ci sbarra la strada una nuova fila di case meticce anglo-maltesi. Le aggiriamo da destra, facendo la mossa del cavallo. Arriviamo a incrociare la via del Green Bean, zeppa di negozi, ma non ne individuiamo nessuno che esponga souvenirs. Vogliamo comprare un piccolo soprammobile a forma di gatto, come di solito facciamo in ogni viaggio. Poiché è ancora presto, decidiamo di ripassare da La Valletta. Lì di certo qualcosa troveremo.

Raggiungiamo, in pochi passi, lo slargo con le palme e ci posizioniamo alla fermata dell’autobus, di fronte al negozio di abbigliamento Ana Morena. Prendiamo la corsa 81. Arrivati al paretone carcerario, svoltiamo a sinistra. Pochi metri dopo, la scritta Prison for women, incisa in alto sulla facciata di un edificio ingrigito che ricorda la sede amministrativa dell’ASL di Alessandria, ce ne conferma la natura. Il complesso penitenziario, in cui sono comprese varie strutture, si protrae per diverse centinaia di metri. Ne costeggiamo il perimetro. A una rotonda svoltiamo a sinistra, lungo un viale con capannoni, una grande stazione di servizio, edifici a due piani che ospitano, al pian terreno, attività commerciali. I due sensi di marcia prendono a seguire vie diverse di un quartiere produttivo.

Assecondiamo ora, alla nostra sinistra, un’area verde giardinata, che comprende, nella sua vastità, il golf notato arrivando e un campo da cricket. Svoltiamo verso sinistra a una rotonda e costeggiamo altri grandi giardini. L’indicazione Valletta 3 km. Ai bivi ci manteniamo sempre sulla destra, lungo l’asse viario principale, due corsie per carreggiata.

Passiamo in un tratto incassato fra pareti di roccia, in cima alle quali sorgono edifici e muri di cinta. Una prolungata area periferica, con capannoni recenti a sinistra e costruzioni più datate a destra. Valletta 2 km. Un grande parcheggio circondato dal verde. Rieccoci nel tratto somigliante all’Appia Antica, col doppio arco neoclassico. Il resto del percorso è lo stesso seguito all’arrivo dall’aeroporto.

Superiamo la fontana e l’ingresso faraonico progettato da Renzo Piano. Sotto i portici del palazzo di fronte al Parlamento, oltre il Burger King, il negozio The Capital souvenirs, gifts & novelties include nell’insegna una grande Croce di Malta. Entriamo. Carabattole turistiche di ogni tipo, persino una fila di appendichiavi a forma di balconi turchi. Troviamo un gattino sagomato nella pietra da costruzione locale, cogli occhi mobili: quel che ci serve. Ci sediamo ai tavolini del Café Royal, proprio di fianco al Capital, e prendiamo un’acqua tonica e un espresso.

Continuiamo lungo Via della Repubblica. Decido di acquistare uno dei CD proposti, nel suo banchetto all’angolo con la via della Cattedrale, dall’uomo che suona il mandolino, Benny: baffi, capelli grigi tirati indietro, cappello scuro a tesa larga, occhiali affumicati, camicia di flanella a quadri, gilè marrone, jeans. Me ne mostra una serie, a tematica diversa. Scelgo quello di musica popolare locale. Mi fa ascoltare una rapida carrellata delle tracce, intonandone alcune in maltese. Mi spiega che gli ultimi due brani della lista sono anche cantati: dalla moglie Tonia, che ne illustra dapprima, in inglese, il testo. Il costo è di 10 euro.

L’uomo si preoccupa per qualche secondo, non riuscendo a trovare il cartellino del prezzo, che deve invece stare bene in evidenza: “Se i poliziotti, passando, non lo notano, mi fanno delle storie”, spiega. Ma per fortuna lo scova, infilato fra due pile di dischetti, e lo ricolloca in cima. Vedo confermata la mia precedente sensazione sul rigore della normativa fiscale maltese. Gli si avvicina un turista suo coetaneo, che probabilmente lo ha sentito esibirsi in qualche locale, e lo presenta alla donna di cui è in compagnia: “This is my friend!”.

Facciamo ancora un ampio giro nei posti già visitati. Col sereno, mi paiono più attraenti. Cominciano persino ad anticiparmi una vaga nostalgia. Ci sediamo ai tavolini esterni del Café Luciano. Mi concedo l’ultima birretta Cisk, che mi infonde un lieve, piacevole senso di calore. Poi andiamo a prendere il bus per l’aeroporto. Preferiamo arrivare con un po’ di anticipo, e pranzare là.

Fatto il check in, ci aggiriamo nello spazio passeggeri. Mangiamo all’Hardrock bar. Ester si prende una chicken Caesar salad, io dei nachos messicani, saporiti ma alquanto piccanti – e magari anche indigesti. Intanto, ci bombardano spietatamente le orecchie i video musicali di Alanis Morrisette, diffusi a tutto volume e proiettati sui vari schermi disposti lungo le pareti. Più piacevole vederla che sentirla, penso, desiderando inutilmente un brano di Leonard Cohen. E il conto, di 33 euro, mi pare eccessivo per la qualità del cibo. Mentre aspettiamo, leggendo, la chiamata del volo, ci sgranocchiamo un quadretto di cioccolato fondente Vanini, preso nello spaccio che vende di tutto: dalla cartoleria ai libri e giornali ai dolciumi alle bevande.

Sull’aereo per Malpensa ritroviamo la coppia di Pinerolo accanto alla quale avevamo pranzato a Xagħra.

Arrivati in Stazione Centrale, attendiamo al bar (bevendo molta acqua: i dannati nachos si fanno sentire!) il treno per Genova, che ci lascerà a Tortona. Nella carrozza, ci sediamo accanto a una signora più o meno della mia età. Ci racconta di essere una professoressa di ginnastica al liceo; chiacchieriamo con lei di metodi di insegnamento e di rapporti tra docenti e alunni, finché scende, a Pavia.
Ventiduesima parte – Fine
Marco Grassano
Foto di M. Ester Grassano

Didascalie:

  • Pietre picchiettate
  • Metà inferiore di una Gigantessa
  • Motivi a spirali
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