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Voi siete qui: Europa » Creta: visita alla Fortezza veneziana di Rethimno

26 Dicembre 2019

Creta: visita alla Fortezza veneziana di Rethimno

Il reportage di Marco Grassano sull’isola di Creta prosegue con il racconto della visita alla Fortezza veneziana di Rethimno.

Arriviamo ai piedi dell’altura rocciosa della Fortezza veneziana in cima alla quale troneggia la fortificazione. Le giriamo tutt’attorno. Parcheggiamo su un apposito spazio laterale, compreso fra la carreggiata e il parapetto di sasso, a picco sulla scogliera.

Pochi metri più avanti, a destra, sale la stradina di lastrici che conduce a una piazzola, piantonata da un piatto edificio con le pareti sconciate da graffiti contemporanei. Dietro l’anonima costruzione, una viuzza divalla verso il denso caseggiato. In fondo, una successione di caliginose creste orografiche si stampa contro il cielo di un azzurro minerale, in cui fluttuano radi biocchi di nuvolette bianche. Dall’insieme nasce un’intensa sensazione di bellezza.

Raggiungiamo il portale di accesso, che affonda profondamente nelle spesse mura del forte, circondate, qui, da una fascia di macigni affioranti in un suolo riarso. Dall’altra parte del passaggio, nel fabbricato subito a destra, un negozio di variopinti souvenirs e, di fronte, più in alto, il casotto della biglietteria, con un’addetta allo sportello. Si ripete la scena dell’ingresso gratuito per gli studenti.

Dal bastione si coglie una vista piena della città e della costa falciforme, partendo dalla Prefettura per arrivare all’urbanizzazione sgranata dei sobborghi ovest. Avanziamo lungo il sentiero di grossi, saldi ciottoli. Un capanno bar, dietro il quale si eleva un modesto dosso, ombroso di abeti. Su tutti gli alberi attorno, anche le palmette dal tronco esiguo, si odono cicale sonorissime, quasi assordanti.

Il teatro di Rethimno (Creta)

Svoltiamo, subito dopo, in un varco tra muretti di pietra, che dà accesso all’emiciclo teatrale. Sedili di plastica sono stati posti sugli antichi gradoni. Ma, forse, anche all’epoca si usavano accorgimenti per attenuarne la scomodità.

Dal proscenio mi metto a declamare l’inizio dell’Antigone (qualcosa mi è rimasto in memoria, dopo aver aiutato mia figlia a ripassare la versione della tragedia): “O volto di Ismene, sorella, sangue mio, sai se vi è un male tra quelli della stirpe di Edipo che Zeus debba ancora infliggerci in vita?”.

Ester mi ingiunge di smetterla subito, ché non ne vuole più sentir parlare. Di fianco e dietro alle gradinate, un passaggio, stretto e sconnesso, costeggia gli spalti, da dove feritoie e aperture cadenzate consentono di affacciarsi su un paesaggio grandioso.

Rethimno: la Moschea del Sultano

L’area della cittadella è molto vasta, sensibilmente ondulata, per lo più arida, in questa stagione, e cosparsa di pietrame. I pochi edifici sono distanziati. Passando di fronte a una cappelletta, al cui interno arde una schiera di candele, e quindi a un’altra costruzione, cadente ma con una bella bifora veneziana, ci avviciniamo al dado – incimato da una cupola – della Moschea del Sultano. Al nostro sopraggiungere, un gatto fulvo si infila sotto un ciuffo di ailanti ancor piccoli.

Davanti al tempio, un altro micio, tigrato stavolta, forse una femmina, si lascia accarezzare, facendo le fusa. Dentro, pendono dal soffitto decine di grandi foto artistiche, per qualche esposizione. Al centro di una delle bianche pareti, il mihrab, nicchia cultuale al cui cospetto i fedeli islamici si prostrano in preghiera, perché indica la direzione della Mecca. Il concavo interno della volta è rivestito da tessere di mosaico, con sfumature graduate dall’avorio al marrone.

Tra la moschea e il fabbricato che segue è disposto un parterre di sedie metalliche pieghevoli, come per assistere a una sfilata di moda. Una famiglia inglese; tra gli schiamazzi dei bambini, ho l’impressione di distinguere le parole “Mister Danilo”, ma chissà cos’hanno detto davvero.

Proseguiamo lungo lo stradello selciato, fino ad alcuni resti (archi scoperti di una preterita cantina, nella quale è possibile scendere) a ridosso del muraglione nord, che ospitano una sfera armillare rugginosa. Attorno al tozzo edificio adiacente, una bordura formata da cespugli, giovani ulivi, un piccolo fico, qualche aloe. Al suolo, stesi in batteria, mezza dozzina di cannoni cinquecenteschi, che richiederebbero un restauro e una collocazione migliore. Poco lontano, un minuscolo cactus.

Seguiamo, sulla pavimentazione e su un suolo polveroso, un buon tratto di quello che doveva essere lo zigzagante cammino di guardia della piazzaforte. Un gatto pezzato, bianco e rossiccio, balza sul parapetto di uno dei varchi, sbarrati da una catena, che incorniciano un mare di zaffiro e un cielo di topazio, e vi si sdraia placidamente. Ci affacciamo anche noi, con cautela, per vedere quel che sta osservando, sotto si sé, il felino: la strada in curva, su cui transita una vettura rossa; il marciapiede, con qualche pedone sparso; gli scogli, contro i quali spumeggiano le onde.

Un gatto nella fortezza veneziana di Rethimno

Saliamo quindi, con un dolce pendio, su un terrapieno da cui si domina il muro di cinta, abbastanza discosto, crivellato di feritoie. Ci scattiamo reciprocamente qualche foto, tenendo la baia come sfondo.

Fra gli alberi che, in questo tratto, riprendono a ombreggiare, torniamo in direzione dell’ingresso. Poiché ci siamo già bevuti tutta l’acqua comprata stamattina, sostiamo, per prenderne altra, al capanno bar, fiancheggiato da un ombrellone della Pepsi. Le cicale continuano a scricchiare a tutta forza.

Il muro di cinta della Fortezza veneziana di Rethimno

Ci riavviciniamo alla macchina. Scendiamo, attraverso una rampa di gradini, sulla scogliera, per meglio riprendere il parapendio arcobaleno che passa in volo più al largo, a rimorchio di un motoscafo bianco e rosso. Abbandonato fra le rocce, un corposo manuale scolastico di Economia (Οικονομία). Il suo proprietario non doveva avere una grande voglia di studiarlo. Tutto sommato, lo capisco.

Diciassettesima parte – Segue

Marco Grassano
Foto di M. Ester Grassano

Didascalie:

  • Il teatro della Fortezza
  • Verso la Moschea del Sultano
  • Il balzo del gatto
  • Il muro di cinta della Fortezza
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