• Passa alla navigazione primaria
  • Passa al contenuto principale
  • Passa alla barra laterale primaria
  • Passa al piè di pagina
  • Luoghi
    • Italia
    • Europa
    • Mondo
    • A letto con ALIBI
  • Mostre
    • Arte
    • Fotografia
    • Storia
  • Spettacoli
    • Teatro & Cinema
    • Musica & Danza
  • Biblioteca
  • Interviste
  • Egitti

Alibi Online

Voi siete qui: Europa » Visita di Chania: Cattedrale, Sinagoga e Bastione Schiavo

15 Gennaio 2020

Visita di Chania: Cattedrale, Sinagoga e Bastione Schiavo

Il reportage di Marco Grassano sull’isola di Creta prosegue con il racconto della visita di Chania.

All’esordio di una lunga serie di profondi gradini, che elevano via via il variegato pavé, ecco i serramenti azzurri dell’Hotel Nostos. Mi torna il Foscolo studiato a scuola: “… onde non tacque / le tue limpide nubi e le tue fronde / l’inclito verso di colui che l’acque / cantò fatali, ed il diverso esiglio / per cui bello di fama e di sventura / baciò la sua petrosa Itaca Ulisse”. Il poeta era nato a Zante. Ogni isola greca custodisce, dall’Odissea in poi, le proprie dolorose storie di forzata emigrazione e di agognato ritorno.

Sull’angolo di un budello che si diparte in discesa verso destra, una bacheca espone (come indica la tavoletta gialla, spennellata in blu, apposta di fianco) βίβλια – books – livres – bücher: i soliti Kazantzakis in inglese e in tedesco, nulla che possa interessarmi.

Un'abitazione di Chania a Creta

La scalea serpeggia per innalzarsi al segmento terminale della viuzza, che sfocia, passato un arco, in una superficie aperta, quasi campagnola. La traversa che visitiamo pochi metri addietro, imboccandola di fronte a una caratteristica casetta scialbata in amaranto, è abbastanza ampia: un respiro maggiore per le vetrine e per i tavolini esterni dei locali. La si potrebbe quasi definire una strada signorile.

Le denominazioni sulle insegne mantengono però lo stesso tono: Hotel Casa Veneta; Hotel Palazzo; Rooms Casa de l’amore… Quest’ultima, a dire il vero, insinua qualche dubbio sugli effettivi propositi della clientela, ma non importa. Ci fa invece sorridere, a breve distanza, la scritta sporgente Almeida silver & stones, col richiamo esplicito a uno dei cognomi portoghesi della nostra gatta Siami (coincidenza: da casa ci hanno appena trasmesso, su WhatsApp, una sua foto).

Torniamo parzialmente indietro, scendendo tutti gli scalini. Al primo incrocio prendiamo a dritta, rasentando un vecchio muraglione: reintonacato con sapiente attenzione filologica, per non stonare col resto delle superfici, ma rimasto senza copertura. Il Palazzo Duca Hotel. Il camminamento di lastrici prosegue angusto fra le casette, alcune ristrutturate e altre no. Da ambo le parti, collocati su diversi piani di appoggio, vasi contenenti rigogliose piante decorative.

Chania: un muraglione restaurato filologicamente

In fondo, appena prima che il passaggio curvi per assecondare la cieca muraglia in pietra a sostegno di un terrazzamento vegetato, iniziano, al riparo di chiare tende protese, i tavolini esterni di una serie di successive taverne, tutti con tovaglie quadrettate ma in colori diversi da un locale all’altro. Diverse persone sedute a mangiare e bere. Una bottega di artigianato in ceramica. Un’altra di prodotti naturali (The Olive Shop), sormontata da un balcone chiuso, alla turca. L’insegna Elia, che, probabilmente, ha anch’essa a che fare con gli ulivi e l’olio.

Paretone e viuzza compiono una svolta ad angolo ottuso. Ci lasciamo sulla sinistra l’imbocco di un paio di penombrosi vicoletti dall’ampiezza esigua, come nei villaggi liguri dell’entroterra, ma con chiari indizi della presenza di attività ricettive. Il muro dichina fino a dar luogo a uno slargo, schermato da platani e tamerici, nel quale si accalcano dehors gastronomici. Sulla destra sale un accenno di strada, dominato da uno tondo bastione e pure occupato da tavoli e sedie. A sinistra, invece, poco più avanti, l’esordio di una via, nella quale svoltiamo. Qui, sotto un pergolato di buganvillee, sono disposti i tavolini, abbastanza animati, della taverna Ελα, da tenere in considerazione.

La Sinagoga di Chania (Creta)

La carreggiata arriva a incrociarsi col vicolo percorso all’inizio e prosegue ancora brevemente, fino ad affacciarsi sul porto. Alla metà circa del tragitto, una traversa reca l’indicazione, bilaterale, Etz Hayyim / Synagogue. Vi figurano anche alcuni caratteri semitici, che non sappiamo decifrare ma che presumibilmente nominano la Sinagoga nella relativa lingua. Seguiamo le frecce. Sfociamo perpendicolarmente in un vicolo parallelo, al quale si può accedere solo da qui, essendo cieche entrambe le sue estremità. Mi viene l’idea che il varco sia unico per poter essere chiuso da un ghetto – ossia, spiegava Giorgio Bassani, da un cancello. In quest’angolo di città erano infatti relegati gli ebrei, fino all’invasione nazista: quando furono deportati in massa e, secondo quanto racconta la nostra guida, perirono nel siluramento del cargo che li conduceva via dall’isola.

Il tempio, piacevolmente imbiancato a calce, lo individuiamo subito, grazie alle stelle di Davide che ornano le inferriate verdi e al portale incorniciato di pietra chiara, con una lunga, incomprensibile iscrizione ebraica sul massiccio architrave. Come previsto, è chiuso. Ben pochi saranno rimasti a frequentarlo. Mi coglie, per un attimo, l’ombra della tristezza provata ad Amsterdam durante la visita al Museo dell’Olocausto, ma riesco a distogliere il pensiero concentrandomi sui dettagli della viuzza. Taverne da una parte e dall’altra, coi tavoli disposti per strada, al riparo di tende sporgenti, di ombrelloni o di pergolati. Rampicanti frondosi. Un profluvio di piante in vaso. Un ristorante, verso il fondo, dispone di una veranda in legno, sopraelevata. Al capo opposto, un recesso di schietta Liguria interna.

Un budello dallo scorcio suggestivo a Chania

Torniamo sull’angolo della taverna Ελα, da dove riprendiamo a procedere verso sinistra, lungo un budello che offre uno scorcio singolare, per l’accostamento dei colori pastello osservabili in prospettiva. Un tratto dello spelacchiato basamento su cui si erge il bastione, non altissimo ma di ampio diametro. Con una svolta brusca, sfociamo in una piazza giardinata, geometrica, piena di pedane che sostengono i tavolini di vari esercizi. La segnalazione pubblicitaria del ristorante Ελλωτία ci invoglia a curiosare in un altro, angusto camminamento, sulla sinistra. Il locale, ora deserto, è ospitato all’interno di un apparente cortile, vietato da un cancelletto di ferro. La sua posizione, così relegata rispetto al flusso massiccio dei turisti, ci spinge a sceglierlo per la cena.

La Cattedrale di Chania a Creta

Riportatici fuori dal passaggio, svoltiamo a sinistra e, in pochi passi, confluiamo nella via maggiore, che sfila di fronte alla piazza della Cattedrale. Torniamo allora indietro e seguiamo la direzione opposta, costeggiando il tondo fortilizio in cui ci siamo già ripetutamente imbattuti, indicato dalla mappa come Bastione Schiavo. Lavori in corso per il consolidamento della struttura rendono inaccessibile la rampa che conduce alla sua sommità. Non importa.

Il Bastione Schiavo a Chania

Superiamo, su un ponte, il fossato che circonda la fortificazione, come alla Cittadella di Alessandria. Abbiamo deciso di andare fino alla spiaggia di Nea Chora (Νέα Χώρα), consigliata dalla guida perché “pulita”. Ci dirigiamo quindi verso il mare, seguendo il terrapieno difensivo crestato di alberi (ai quali si alternano un paio di costruzioni incompiute) che si allarga, alla fine, in un baluardo rettangolare, simile alle postazioni per l’artiglieria viste a La Valletta. Sull’altro lato della via, una schiera di case e di palazzine recenti, esclusivamente residenziali.

Imbocchiamo un viale di tamerici contorte e tracagnotte, mantenendoci sul marciapiede. Un tratto affacciato a una darsena vuota. Poi costeggiamo quello che, se ben interpretiamo la scritta Ναυταθλητικό Κέντρο, dovrebbe essere un “centro sportivo per il nuoto” – una piscina, insomma. Di fronte al suo cancello smaltato di blu, ci fermiamo a immortalare un vecchietto che incede calmo davanti a noi: ciabatte, bermuda da bagno, flaccido torso nudo, cappellino a visiera.

Subito dopo, la carreggiata curva per scansare e rasentare un’altra cala, che invece è piena di imbarcazioni. In testa a un giardino di tamerici nodose si erge una complessa edicoletta votiva, bianca e azzurra. Ci affacciamo per qualche istante alla ripa. Fotografiamo un gruppo di scogli che emergono, sparsi, dall’acqua abbarbagliante.

A sinistra, sempre case e condominii; a destra, una schiera di palme ancora relativamente basse, ma che danno all’insieme un’aria da lungomare ligure. La spiaggia ha inizio oltre l’imboccatura del porticciolo, appena passato il pontile che ospita le terrazze esterne di un paio di bar.

Scendiamo alcuni gradini di cemento sbrecciato e iniziamo a passeggiare lungo l’arenile, davvero privo di immondizie, inalando con piacere l’aria salubremente salmastra che ci investe vivace dal largo. Poche le persone stese al sole, forse perché a settembre è ormai trascorsa la stagione del massiccio turismo balneare anglo-tedesco.

Arriviamo a una strana struttura metallica allungata, pensile sulla sabbia. Si direbbe uno scivolo – o un binario – per far ammarare il lettino poggiatovi sopra: chissà. Di fianco, indiscutibilmente, la doccia.

Ventesima parte – Segue

Marco Grassano
Foto di M. Ester Grassano

Didascalie:

  • La casa amaranto
  • Un muraglione reintonacato filologicamente
  • La Sinagoga
  • Il budello dallo scorcio suggestivo
  • La Cattedrale
  • Il Bastione Schiavo
Tweet
Share
0 Condivisioni

Archiviato in:Europa

Barra laterale primaria

Articoli recenti

  • “Le armoniose stagioni” di Vivaldi al Conservatorio di Torino
  • “La più bella. La versione di Elena” di Brunella Schisa
  • Recensione del romanzo “Orbital” di Samantha Harvey
  • Da Miraggi “Pabitele”: i racconti di Bohumil Hrabal
  • Al Teatro Out Off “Cemento” di Thomas Bernhard

Footer

INFORMAZIONI

  • Chi siamo
  • Contatti
  • Informativa privacy & Cookie

La rivista online

ALIBI Online è una rivista digitale di turismo culturale, diretta dal giornalista Saul Stucchi. Si occupa di mostre d'arte, storia e archeologia, di cinema e teatro, di libri di narrativa e di saggistica, di viaggi in Italia e in Europa (con particolare attenzione alle capitali come Parigi, Madrid e Londra). Propone approfondimenti sulla cultura e la società attraverso interviste a scrittori, giornalisti, artisti e curatori di esposizioni.

Copyright © 2026 · ALIBI Online - Testata giornalistica registrata al Tribunale di Milano; reg. n° 213 8 maggio 2009
Direttore Responsabile Saul Stucchi