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Voi siete qui: Europa » Viaggio in Olanda: in treno da Hoorn a Enkhuizen

18 Novembre 2018

Viaggio in Olanda: in treno da Hoorn a Enkhuizen

Decima parte del reportage di Marco Grassano sull’Olanda.

Arriviamo nella piazza selciata in porfido, con cubetti disposti a ventaglio, secondo il disegno tradizionale. Attorno, edifici di severità luterana – a uno dei quali è però concesso qualche aureo tocco di sfarzo bancario o mercantile – e terrazze di bar piantonate, agli angoli, da giovani ulivi in vaso, trasportabili con un muletto. Al centro del perimetro di panchine in pietra, attorno alla bronzea statua con cappa e spada su alto piedistallo di Jan Pietersz Coen 1587 _ 1629, file di bancarelle per una fiera del vinile (ma con anche dei CD) e di libri ad argomento musicale, rigorosamente in olandese. Palle di fiori policromi appese ai lampioni.

Il mercatino del vinile di Hoorn in OlandaImbocchiamo la via che si allontana a sinistra tra due compatte schiere di case sbilenche inchiavardate. Un negozio di dischi espone, di fronte alla vetrina, la statua in legno di Elvis Priesley mentre suona la chitarra. In questo tratto, gli edifici di mattoni hanno l’aria quasi britannica o da antichi quartieri nuovaiorchesi, anche nei frontoni (gables) triangolari che li incimano. Su uno di essi, appena prima del vialetto in cui svoltiamo per raggiungere il porticciolo, lo sdoppiato cartiglio in pietra ANNO / 1698.

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Qui l’atmosfera si fa quasi paesana: uno slargo rettangolare, acciottolato, ombreggiato da tigli; un basso muretto cieco; costruzioni pudicamente minute e sobrie. Ma arrivando alla geometria ortogonale dei navigli, gli edifici elevano il loro portamento, senza tuttavia esagerare nelle pretese. Sull’acqua galleggiano ninfee, sbocciate in geometriche fioriture fucsia e gialle. Due successivi ponti levatoi a intelaiatura bianca. Dall’altro lato della darsena piena di barche, un edificio gotico, con alta guglia campanaria dotata di orologio – troppo corto, però, per essere una chiesa.

Verso la stazione di Hoorn in OlandaTorniamo indietro fino alla piazza delle bancarelle. Imbocchiamo, per rientrare in stazione, la via parallela a quella da cui siamo arrivati, partendo dal Westfries Museum. Eccettuando qualche ridotta e sporadica riga di alberelli, la continua eterogeneità delle vetrine e la chiusura al traffico fanno pensare a Corso Roma di Alessandria, prima che i centri commerciali drenassero altrove clienti e attività.

Selciato in porfido rettangolare, a lisca di pesce. Un grande cono gelato di plastica, poco dopo l’inizio, coi presunti gusti limone, fragola e pistacchio e un ricciolo di panna montata. Più avanti, il negozio Best Styles Vero Moda Pieces. Proseguiamo a lungo tra questa elevatissima densità di esercizi vari. Attraversiamo il viale dove avevamo visto le prime bancarelle. Il ristorante greco Zorba. Una chiesona dalle finiture gotiche ma dall’impianto di facciata romanico, in cui è in corso qualche ristrutturazione interna, a giudicare dal nastro scorrevole per portare fuori le macerie.

Arriviamo di fronte ai giardini della stazione, in una piazzetta la cui tonda fontana ha al centro, come scaturigine, una sagoma umana in bronzo curva sotto il peso di un massiccio parallelepipedo, più grande di lei. Anche i nostri zaini cominciano a gravarci sulla schiena in maniera fastidiosa. Per fortuna, fra poco andremo a prendere il treno, e potremo posarli.

Sfiliamo le biciclette e le spingiamo a mano fino alla gialla erogatrice automatica multipla, a touchscreen, per i biglietti ferroviari, accanto alla scalinata della passerella che scavalca i binari. Per le bici è previsto un supplemento fisso di sei euro e venti, a prescindere dalla percorrenza. Svoltiamo all’angolo del Burger King, nello spazio tra la Stazione e un grande garage.

Uno dei due tornelli è più largo, apposta per consentire il passaggio con la bicicletta. Individuiamo il binario di partenza, che è subito il primo, e finalmente, in attesa dell’arrivo del convoglio, possiamo liberarci dall’onere degli zaini e sederci per terra, accanto alla panchina dove tre anziani olandesi – un uomo e due donne – chiacchierano fitto nella loro lingua indecifrabile.

Il treno arriva dopo circa un quarto d’ora. Non sono mai eccessivi gli intervalli: evidentemente, tutte le linee sono ben servite. Corriamo in un solco di verde fra case basse e altrettanto bassi capannoni. A sinistra spunta l’immancabile canale. Campi da tennis in argilla rossa. Blocchi residenziali sempre più periferici. Un lembo di terra a piccoli orti, circondato da canali. Altre lunghe schiere di casette. Canali a noi paralleli o perpendicolari, con le loro rive erbose bordate di alberi. Un altro riquadro di orticelli.

 In treno da Hoorn a Enkhuizen in OlandaLa campagna, ben tenuta, prevale poco a poco sulle costruzioni, che però ogni tanto si ripresentano, per lo più verso destra. Serre. La stazioncina di Hoogkarspel, con parcheggio per bici e auto. Un canale a destra e serre a sinistra. Case, rogge e stagni. Altra stazioncina: Bovenkaspel. Campi e acqua. Nei riquadri di terreno a sinistra, lampi sgargianti di fiori coltivati. Subito dopo, le case del capolinea, Enkhuizen.

Mi sembra, per un attimo, di scendere a Cascais (in Portogallo, ndr). Appena fuori dalla stazione di mattoni, le solite copiose rastrelliere per le biciclette. Aggiriamo l’edificio e ci potiamo al Centro di Informazioni Turistiche, dove si possono acquistare i biglietti per il battello. Mentre aspetto fuori, sorvegliando armi e bagagli, osservo il grande soldatino di legno laccato, sull’attenti nella sua divisa rossa e blu di epoca napoleonica, assicurato da una catena alla vicina colonna. Di fianco, tavolini e ombrelloni di un bar.

Ci andiamo per bere qualcosa di fresco, accedendo però dal lato verso la laguna, dove inalbera l’insegna Bill Bakery’s Pannennoekenhuis. Leghiamo le bici accanto a due massicce panchine di pietra, senza schienale. Saliamo alcuni gradini per raggiungere la terrazza ed entriamo. Il bancone pare costituito da ceppi di legno squadrati e tagliati di traverso. Appesi al muro dietro, lavagne con riportato, a gesso, il menu del giorno, e boccali per la birra.

Altre pareti di assi, come nelle navi ottocentesche, cui alludono pure le porte in cui si apre un oblò – anche in quelle rosa e azzurre dei bagni, contrassegnate rispettivamente dalle lettere D e H. Un quadro allungato, fitto di galline fumettistiche. Un altro dipinto con velieri nella tempesta. Parquet. Tavoli e sedie di legno. Ci sediamo all’esterno, sotto un bianco ombrellone quadrato, su poltroncine di vimini verniciate di blu. I ripiani dei tavolini sono di assicelle, un po’ a richiamare le pareti interne.

Fa abbastanza caldo, un caldo umido per la vicina acqua quasi stagnante. Ci portiamo al fondo di questo tratto di banchina, oltre i grandi bidoni per la raccolta differenziata, fino a un ridotto pontile da cui partono battelli rossi, come quello che vediamo ora, lo Schockland. Ma non ci sembrano quelli giusti, sono troppo piccoli per caricare anche le biciclette.

Ci spostiamo allora sul molo ad angolo retto con questo. Una grande motobarca dalle cabine bianche e dallo scafo nero ricamato di oblò. Sulla prua, la scritta Friesland. Appena prima, il pontile di legno al quale attraccherà e risalperà il ferry per Stavoren, in Frisia, all’altro capo dello IJsselmeer, che in precedenza si chiamava (almeno, così ci dice la guida) Zuiderzee, ossia “Mare del Sud”.

Laggiù ricominceremo la nostra pedalata. La partenza, secondo l’orario fornitoci dall’Ufficio Turismo, è prevista per le 16.45. Non manca più tantissimo, ormai. Durata della navigazione, sempre da informazioni ricevute, 80 minuti.
Decima parte – Segue
Marco Grassano
Foto di M. Ester Grassano

Didascalie:

        • Il mercatino del vinile
        • Verso la Stazione di Hoorn
        • In treno da Hoorn a Enkhuizen
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