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Voi siete qui: Europa » Viaggio a Malta: dalla capitale La Valletta a Zurrieq

22 Maggio 2018

Viaggio a Malta: dalla capitale La Valletta a Zurrieq

Prosegue il reportage di Marco Grassano su Malta.

La Saluting Battery - o Batteria a Salve a La Valletta, MaltaTiriamo dritti in via San Paolo, che lungo questo tratto non avevamo percorso. Palazzi, una blanda discesa e poi una dolce risalita tra file di balconi turchi e di insegne. Svoltiamo, salendo, nella traversa in cui eravamo passati in cerca di cibo, e torniamo nella via della Cattedrale. Ci sediamo, subito all’inizio, ai tavolini di legno marrone, protetti da ombrelloni bianchi, di pertinenza del “Cettina Café Luciano /Restaurant Pizzeria”, secondo l’infiorata scritta dipinta sullo stipite dell’ingresso, dall’altra parte della strada.

Due giovani cameriere e un collega conversano in maltese mentre servono attorno a noi. Ordiniamo dell’acqua e una birra. In un tavolo vicino, accanto a una specie di comò che i camerieri usano come piano d’appoggio, due uomini bruni, cui se ne aggiunge poi un terzo, discutono e fumano. Davanti a loro, una fitta schiera di gialle lattine di Cisk, disposte come se ci giocassero una partita a scacchi. Mia figlia dà una scorsa alle foto scattate, io leggo una paginetta del Purgatorio.

Andiamo poi ai servizi, all’interno del locale. Tavolini, frigo a vetrina, un bancone, penombra, foto e pubblicità d’epoca incorniciate alle pareti. Veniamo fatti salire lungo una scala a chiocciola, di ferro battuto e legno. Appoggiata in un angolo, una chitarra cui mancano alcune corde. Piuttosto solenne di legni e maioliche scure, e pulita, l’area dei sanitari.

Paghiamo e usciamo, dirigendoci verso via della Repubblica. Affacciati su questa, ci sono ora un banco di souvenir, che espone tazze col volto di alcuni personaggi famosi tra i quali Silvio Berlusconi, e un altro banchetto che vende, per 10 euro, CD di musica popolare eseguita al mandolino, diffusa, come richiamo, da un paio di piccoli altoparlanti.

Attraversiamo la via e proseguiamo divallando leggermente tra una ressa di insegne: “Culto”, “Coppola”, “Jagger”, “Benefit Shoe Stores”, “Grech’s Art Studio”, “Cinema”, “D’Amato Music Shop”, “John Camilleri Fishing Tackle”, “Ele Azzopardi / Economical Shoe Store”. Un incrocio dominato, ai lati, da due piccoli condomini speculari, anche nei garage sottostanti e nelle scale d’accesso al terrazzo base. Un uomo di mezza età, in tuta nera, vi sta spargendo sabbia con una pala rossa, forse per attenuare qualche irregolarità nell’asfalto.

Una piscina di pallanuoto a MaltaArriviamo, immediatamente dopo, in piazza Mattia Preti, ornata da aiuole, panchine e bianchi lampioni moderni. Il lungomare, interamente delimitato da un parapetto in pietra massiccia. Un’area giochi per bambini sormonta una piscina gradinata in pietra, contigua al mare: forse un campo da pallanuoto. Di fronte, un isolotto incimato da quel che pare un convento, vuoto.

Risaliamo le scalinate della Pro Cattedrale di S. Paolo e ci dirigiamo verso Via della Repubblica. Sull’angolo tra West Street e via del Vecchio Teatro, una statua di San Giuseppe col Sacro Bimbo in braccio e l’iscrizione italo-latina “Indulgenza di cento giorni toties quoties a chi recita davanti a questo simulacro Sancte Joseph ora pro nobis / Decreto di Mons. Mauro Caruana 22 marzo 1921”. Salmodio le parole di invocazione in una litania sarcasticamente arabescata in falsetto, che fa domandare a mia figlia se sono diventato scemo.

Dalle scalinate della Pro Cattedrale (anglicana) di S. Paolo a La Valletta, MaltaTorniamo in piazza San Giorgio e rifacciamo via della Repubblica fino a uscire dalla cittadella. Ci dirigiamo, subito a sinistra, verso le fermate degli autobus, in lunga batteria, in cerca del 73 diretto a Zurrieq.

Saliamo in vettura, con le stesse modalità già seguite, e partiamo. La voce elettronica e la scritta rossa continuano a scandire le fermate. Il percorso, seppure leggermente diverso nei tratti urbani a senso unico, ci riconduce all’aeroporto. Appena prima dei parcheggi svoltiamo, però, a destra, alla rotonda mediana di Viale dell’Aviazione, e ci imbuchiamo in un tunnel che sottopassa la pista.

La campagna, di là, sembra avere un respiro più ampio, anche se non manca la laidezza dei capannoni. Svoltiamo a un’altra rotonda e ci ritroviamo a costeggiare la pista. Campi coltivati, chiusi – e separati fra loro – da muretti a secco. Borgate di case levantine, in pietra già ombrata dal tempo. Palazzotti recenti, assai poco “caratteristici”.

Deviamo verso un caseggiato più corposo. Compare, con mio sommo stupore, un mulino a vento, di aspetto iberico. Di nuovo viene in mente Cervantes. Lo rasentiamo e proseguiamo lungo le vie. Annoto le ultime fermate: Xarolla, Martin, Filfla, Bubaqra. Scendiamo in questa strada quasi periferica. Seguendo il satellitare, torniamo parzialmente indietro e svoltiamo a sinistra fra due file di basse case moderne, per raggiungere una via perpendicolare e abbastanza lunga, che inizia qui.

Telefoniamo al numero dell’uomo che ci deve portare le chiavi; ci dice che viene immediatamente. Nel frattempo, cerchiamo il posto, ma la scritta “Land of dreams” non la vediamo da nessuna parte. Ci rivolgiamo a una coppia di coniugi all’incirca dei miei anni, che sta trafficando di fronte a casa, appena più in là. Sanno parlare bene l’italiano, evidentemente seguono la nostra televisione. Non conoscono il nome dell’alloggiamento, ma la signora ci accompagna a dare un’occhiata al gruppo di case in cui dovrebbe trovarsi. Alla fine, ci indica sorridendo una piccola insegna in ferro battuto, “Terra dei sogni”: in italiano anziché in inglese, ecco perché non la trovavamo.

Il proprietario arriva in macchina: un uomo tozzo, scuro, dalle fattezze levantine e dai capelli crespi. Ci fa salire in un appartamento nuovissimo, molto vasto, con pareti bianche, mobili moderni, in legno dalle venature tendenti al grigio, e un grande schermo televisivo piatto, fronteggiato da due comodi divani in pelle marrone. Ci fornisce un piumone per coprirci e un termoventilatore, visto che la temperatura non è delle più gradevoli.

Paghiamo in contanti e gli chiediamo informazioni su dove cenare. Ristoranti di cucina tradizionale qui non ce ne sono, ma c’è una specie di rosticceria – il Dee’s – che prepara, oltre alla carne, pizze e pasta, anche da asporto. Lo possiamo trovare oltre la chiesa, alla quale si arriva girando a sinistra in fondo alla via.

Ci laviamo, ci prepariamo e usciamo. I coniugi di prima, ancora in azione fuori dal loro garage, ci consigliano, per mangiare, un altro locale, proprio di fianco alla chiesa: il Tal-pjazza. Il marito ci raccomanda anche di guardare la finale di Sanremo. Gli rispondo sorridendo che lo farò senz’altro.

Triq Dun Nard Mallia a La Valletta, MaltaTra le case basse e relativamente nuove di questa Triq Dun Nard Mallia, che portano istoriati, accanto agli ingressi, nomi graziosi – Stellalpina, Lelcarm House, St. Catherine, Black Rose, Campanella, Maccarena Court –, diversi terreni vuoti ma puliti, chiusi da bassi muretti in pietra squadrata: il materiale da costruzione più diffuso, si direbbe. Abbondano, in tutte le fogge, i soliti avvisi a non parcheggiare perché il garage è in uso durante le 24 ore. Mi chiedo perché non mettano un semplice cartello di passo carrabile.

Un’aiuola spartitraffico, con un paio di ulivetti, sull’innesto, a T, nell’altra via, Triq San Martin, più ampia e con edifici più stagionati. Di fronte a una casa larga e dall’aspetto coloniale, un cespo di fichi d’India e qualche palma giovinetta. Da qui la via si riduce a un quasi vicolo, dove continuano però le denominazioni evocative dei civici: Carmcate, Arc en ciel, ancora St. Catherine, L-Ghorfa, Anjos. Si direbbe che i paesini proliferino di alloggiamenti per turisti.

Sbocchiamo in un’altra via, di nuovo ariosa. Si ha quasi l’impressione, in questi angoli, di essere in un borgo delle nostre pianure. Un negozietto di alimentari, che potrà tornarci utile domani mattina. Proseguiamo verso la chiesa, in un tratto di vicolo assai più breve. Ecco il tempio, fiancheggiato da una bianca statua di Santa Caterina. Ora capisco il ricorrere del nome. Di fronte al sagrato, la Pastizzeria la principessa, che non è una pasticceria, bensì una specie di fornaio, e peraltro sta chiudendo.

Raggiungiamo un piccolo slargo e imbocchiamo un vialetto sulla destra. All’altezza delle strisce pedonali, i bagni pubblici e, fra piccole aiuole quadrate, la statua di un tale Saydon. Troviamo il Dee’s una cinquantina di metri più in là; vi entriamo. L’interno, del tutto simile a un locale dei nostri, magari nel rione Orti di Alessandria, non è vasto. I tavolini sono tutti gremiti. A uno di essi, riconosciamo il nostro padrone di casa, in compagnia di moglie e figlio, e lo salutiamo.

Dietro il bancone, si arrabattano due ragazze e un maschio, ma nonostante il loro daffare, non riescono a far fronte celermente a tutto. Anche le prenotazioni per l’asporto richiedono un certo tempo. Attendiamo invano, per un po’, che si liberi un tavolo; decidiamo quindi di uscire e andiamo in cerca dell’altro sito, indicatoci dai vicini, il Tal-pjazza.

Torniamo dalla chiesa e lo troviamo a pochi passi, all’inizio della via parallela a questa. Ordiniamo per l’asporto – visto che neppure qui lo spazio è tantissimo, e c’è il “pienone” del sabato sera – una pizza maltese e un sostanzioso hamburger speciale della casa, con contorno di patatine e di verdure miste. Da bere mi prendo una Cisk, alla quale mi sono ormai affezionato. Paghiamo subito: meno di 18 euro bevande comprese, cifra assolutamente modica.

Ci sediamo, in attesa, sulla soglia di un portoncino verde giusto di lato, con l’insegna sporgente “San Lorenzo Vintage Lounge”. Macchine arrivano, ritirano l’ordinazione e ripartono. Un gatto tigrato si aggira nella speranza degli avanzi e viene a strusciarsi contro le nostre gambe. Dopo circa un quarto d’ora, i pacchetti ci vengono consegnati. Rientriamo a mangiare a casa.

Ci accomodiamo al tavolo; le sedie, squadrate, ergonomiche, sono comode. La carne di Ester è abbondante e saporita. La mia pizza, in una bella farina grezza, è spessa, coi bordi rialzati, come certe che si mangiano nei forni popolari napoletani, e riccamente farcita di pomodoro, mozzarella, funghi, gbejniet tal-bizar, ossia pezzetti formaggio di capra, salsiccia maltese, anelli di cipolla, olive nere, origano. Il delicato amaro della birretta nazionale si abbina ottimamente a quei sapori decisi. Un quadretto del nostro cioccolato torinese conclude il pasto con un tocco voluttuoso.

Accendiamo la TV e guardiamo un pezzo di Festival. Michelle Hunziker introduce Laura Pausini che, parzialmente recuperatasi dall’influenza dei giorni scorsi, duetta col conduttore Claudio Baglioni e chiacchiera in diretta telefonica con Fiorello. Elio e le Storie Tese nella loro beffarda manfrina senza senso. Altre canzoni. Una vita in vacanza, una vecchia che danza, niente nuovo che avanza…

L’umidità fredda e la stanchezza ci fanno capitolare. Mettiamo in carica i telefonini, poi ci infiliamo nel letto imbottito, che presto raggiunge il tepore sufficiente a conciliarci il sonno.

All’alba, si ode anche qui il canto del gallo.
Quarta parte – Segue
Marco Grassano
Foto di M. Ester Grassano

Didascalie:

  • La Saluting Battery – o Batteria a Salve
  • Una piscina di pallanuoto
  • Dalle scalinate della Pro Cattedrale (anglicana) di S. Paolo
  • Triq Dun Nard Mallia
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