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Voi siete qui: Europa » Viaggio a Malta: la Campana dell’Assedio a La Valletta

21 Maggio 2018

Viaggio a Malta: la Campana dell’Assedio a La Valletta

Reportage di Marco Grassano su Malta: passeggiata sui bastioni de La Valletta.

Case di pescatori a La Valletta, MaltaPrima di andare a visitare il monumento con la Campana dell’Assedio, scendiamo, da una scala con corrimano in muratura giallo e cremisi, verso la riva del mare. Casupole di pescatori dagli infissi vivaci, assecondate da file di barchette per lo più orlate d’azzurro, alcune delle quali coperte con teli.

Numerosi gatti di razze varie e miste, che dispongono però di cibo abbondante: bocconcini lasciati per terra, su un angolo, da qualche anima buona. Gli scorci di mossa acqua marina fra le pareti chiare producono effetti cromatici e luminosi che ricordano un quadro di Edward Hopper.

Scorci alla Edward Hopper tra le case di pescatori a La Valletta, MaltaProseguiamo lungo la piattaforma di roccia calcarea, color avorio, scansando le pozze e calcolando il ritmo e la frequenza delle onde per evitare di farci sommergere i piedi anche dall’acqua salata. A sinistra incombe la parete in blocchi di pietra che fascia il promontorio.

Una larga banchina con numerose bitte arrugginite. In fondo, sulla destra, si scorge un ponticello in ferro rosso che collega alla diga foranea, terminante in un faro dalla lanterna verde. Una grigia passerella di metallo, chiamata Ponte di Sant’Elmo, scavalca un piccolo fiordo. Acqua ribollente, spumeggiante, fluente e rifluente, a formare vorticosi rigagnoli nelle scanalature e a spalmare una spiegazzata patina vetrosa sulle superfici piane inferiori.

Il Ponte Sant'Elmo a MaltaArriviamo al ponticello, sbarrato da una cancellata per il pessimo stato della pavimentazione: bridge over troubled waters, come una grande canzone di Simon & Garfunkel. Vorremmo allora aggirare la fortezza, ma le ondate investono di punta lo sperone proteso. Il camminamento appare allagato. In queste condizioni non ci arrischiamo a proseguire. Torniamo parzialmente indietro e ci arrampichiamo su per una scaletta che ci riporta sulla via litoranea, proprio di fianco al basso parallelepipedo di pietra con l’insegna The Malta experience.

Ecco, subito a sinistra, la Sacra Infermeria, con qualcosa di veneziano nella sua allungata e balconata maestosità di pietra chiara. Andiamo invece verso la fortezza e svoltiamo a sinistra, di fronte a un centro congressi che pare una piccola chiesa e al palazzo più ampio, con allegre persiane verdi, dei Cavalieri Ospitalieri. Dall’altro lato della via, un edificio che ricorda, nella sua arcigna trasandatezza, uno dei nostri vecchi distretti militari. Di fronte alla facciata, sull’ultimo tratto, in salita, di Triq il-Merkanti, o Merchants Street, che punta anch’esso al Forte di Sant’Elmo, sta transitando un carro allegorico avvolto nel cellophane.

Retrocediamo fino a costeggiare di nuovo il parapetto affacciato sulla scogliera di Triq il-Mediterran. Una famigliola di lingua inglese sta uscendo sul marciapiede dalla stretta scala che abbiamo salito noi poco fa.

La Campana dell'Assedio a La Valletta, MaltaAdesso possiamo visitare la Campana dell’Assedio. Un muretto da cui si domina la piccola baia. Alcuni giochi per bambini. Panchine di metallo antracite. Saliamo al sacrario sotto il quale è appesa la grande squilla scura: una sorta di massiccio chiosco a pilastri di pietra, che incombe sull’elefantiaca statua in bronzo – eretta ove sorgeva una postazione d’artiglieria – raffigurante un uomo supino, dal naso e dal berretto danteschi, col corpo coperto da un telo o forse da una bandiera. Una vistosa targa metallica riporta questi versi solenni, quasi da Bibbia di Re Giacomo: “At the going down of the sun / and in the morning we will remember them”, che verifichiamo appartenere all’Ode ai Caduti del poeta imperiale inglese Lawrence Binyon.

Proseguiamo su Triq il-Levant, o Levant Street, fino a entrare nei Lower Barraka Gardens, con una loggetta di imitazione greca dedicata ad “Alexandro Ioan Ball Eq. Bar”, una fontana centrale, vialetti di mirto, un porticato scoperto che sovrasta la baia e da cui si osserva, a pari altezza, la Campana dell’Assedio.

I  Lower Barraka Gardens a La Valletta, MaltaÈ ormai il momento della giornata in cui, come diceva un amico ormai scomparso, “la lancetta della fame segna l’ora dell’appetito”. Pensiamo dunque di cercare un locale per il pranzo. Proseguiamo – sempre attenendoci all’itinerario suggerito dalla guida – lungo Via del Levante, con una fila di ulivetti più o meno grandi che scandisce il marciapiede verso il mare, e svoltiamo a sinistra in Bastione Santa Barbara, che mantiene le stesse caratteristiche con però ulivi più vetusti.

Dopo una torretta a cupola tonda, curviamo in uno slargo, denominato Victoria Gate, di scalinate multilivellari. Rasentando una rossa cabina telefonica, ne saliamo una ampia, che scavalca, su un ponticello, Via del Levante, e poi risale – passando ai piedi di una chiesa e sotto l’insegna sporgente Ladies Hair Stylist – verso Via San Paolo. Da questa ci portiamo in Merchant Street, arrivando nell’intersezione con la via alberata dai fitti tavolini di bar. Prendiamo verso destra. In un palazzo dove avevamo già notato la targa del Centro Russo di Scienza e Cultura, ecco, su un pannello verde, l’insegna del ristorante Cadena, che offre “mediterranean and maltese food”.

Varcato l’atrio di ingresso, con bancone vetrinato e tavolini a ridosso di una parete dalla pietra dorata parzialmente a vista, veniamo invitati a salire una serie di gradini che conducono a una sala pavimentata in ruvide mattonelle nere e con le pareti anch’esse dai blocchi di pietra in parte scoperti. Ci accomodiamo a sinistra, a un tavolino dal ripiano nero e smerigliato.

Nella parete di destra, stretta da una cornice con gli angoli tondeggianti che la unisce a una scaffalatura incassata, si apre la porta marrone del bagno, sulla quale è apposto l’avviso di far attenzione allo scalino. Alla mia sinistra, un piccolo arazzo roseo dai disegni indiani copre una presa d’aria; più in là una finestra col davanzale zeppo di bottiglie; più in là ancora, e contro la parete ad angolo, sono appesi quadri per me un po’ enigmatici.

Mia figlia ordina una succulenta insalata e io della pasta con un sugo maltese (pomodoro, spezie, prezzemolo, piccoli insaccati tondi, pezzetti di formaggio, funghi). Il cameriere mi domanda se preferisco le penne o gli spaghetti; scelgo questi ultimi. Da bere, invece dell’acqua, ordino una locale birra Cisk, che non si rivela malvagia. Gli spaghetti sono grandi, ma al dente. Il piatto è piuttosto fondo, per cui la porzione non è da fame, e anche l’insieme dei sapori, pur insolitamente abbinati, mi soddisfa.

Gli avventori sono diversi. Davanti a me, un gruppo di francesi; contro la parete di fondo, una giovane coppia con un bimbo piccolo addormentato nel passeggino; alla mia destra, due donne di mezza età che parlano fra loro in italiano ma chiedono al cameriere del pane usando la parola tedesca, brot; alle mie spalle alcuni appena adolescenti, maschi e femmine, dall’aria indigena, comunicano in una lingua a me ignota e però ordinano in inglese.

A conclusione, mentre Ester si prende il suo caffè, io chiedo un liquore locale. Mi viene servito un bicchierino di liquido roseo e sciropposo che scopriamo essere preparato coi fichi d’India (bajtra, o “prickly pears”). I 24,50 euro del conto, seppure non un “miniprezzo” da pranzo portoghese, sono più che onesti per l’abbondanza e la qualità del cibo.

Chiedo al cameriere dove posso trovare una libreria. Mi suggerisce di andare dritto fino a Via della Repubblica, poi di girare a sinistra e proseguire per alcuni isolati, fino a trovarla, di fronte al Museo Archeologico. Così facciamo. Arriviamo all’angolo della piazza dove è commemorata la giornalista uccisa e ci dirigiamo verso l’area di Renzo Piano. Guardiamo con attenzione, finché, al civico 26, effettivamente dirimpetto al Museo, fra un negozio di abbigliamento “New Look” e uno “Liu-Jo”, vediamo la vetrina dell’Agenda Bookshop.

Si scendono alcuni gradini e si arriva al seminterrato in cui si allineano gli scaffali di legno, stipati di pubblicazioni maltesi per lo più illustrate o storiche. I volumi in inglese sono “best sellers” o romanzi di intrattenimento. Una stretta scala di legno conduce a un livello superiore, dove ci sono i libri per ragazzi, una sezione scolastica e una ridotta scansia con l’indicazione “literature”, che allude probabilmente ai classici. Scorro, infatti, una versione con testo a fronte del Paradiso dantesco, Walden, Thoreau, Pinocchio in inglese, drammi shakespeariani, volumi di Dickens. Nulla di cui già non disponga. Prima di uscire, preleviamo una bottiglietta di acqua da un piccolo frigo a vetri accanto alla cassa – ché qui si vendono anche bevande, giornali e riviste “frivole” con titoli sulla famiglia reale inglese – e la paghiamo.

Per riprendere la visita del bastione, interrotta dal pranzo, imbocchiamo a destra la via inizialmente alberata col chiosco d’angolo e i fitti tavolini di bar. Passiamo davanti alla massiccia, imponente Cattedrale, a sua volta fronteggiata da una piazzetta porticata in stile torinese, anch’essa piena di tavolini e con in mezzo il busto del politico Enrico Mizzi. All’altro estremo di via, specularmente, di nuovo alberi, tavolini di bar e un chiosco verde.

Siamo di nuovo sul percorso litoraneo, che da qui in poi si chiama Triq il-Batterija e incombe su un lungo molo. Arriviamo in una specie di cortile con numerose auto parcheggiate, dal quale possiamo proseguire solo risalendo una lunga scala che ci porta nella viuzza in pendio che costeggia gli Upper Barraka Gardens e termina nella terrazza di un bar, con traforati tavolini di plastica verde.

Aggiriamo, in salita, lo zoccolo dei giardini e vi entriamo. Non sono molto dissimili dai cosiddetti “inferiori”, in quanto costruiti entrambi a raggiera attorno a una tonda fontana centrale. Il tempietto è sostituito, qui, da un altro edificio di impianto pseudoellenico. Il loggiato ad angolo, pieno di indecifrabili lapidi maltesi, domina la fila di cannoni della Saluting Battery, il cui rombo ci ricordiamo di avere inteso prima, camminando, senza sapere di che si trattasse.

La statua, a figura intera, di un altro politico. Una scala, circondata da una balaustra di pietra, scende a valicare, da sotto, la loggia, accompagnata dalle indicazioni per le “Lascaris War Rooms” – chissà se sono gli stessi Lascaris del palazzo di Torino – e la batteria di cannoni. Il cancello di fondo è però ancora chiuso. Su uno dei gradini è seduto un magnifico gatto rossiccio dal sottogola bianco: come molti, qui.

Piazza di Castiglia a La Valletta, MaltaUsciamo in Piazza di Castiglia. Ci portiamo fino al parcheggio della Banca di Malta, che ne sovrasta, da una specie di bastione, un altro, a posti numerati, stretto in fondo a un fossato ora non accessibile per lavori in corso. Sopra di noi, una bandiera bianca e rossa garrisce al vento, schioccando forte. Ragazzi scherzano fra le macchine. Due lunghe aiuolette ellittiche, in terra rossa, decorate da file parallele di tondi cespi di lavanda.

Ci accomodiamo su una panchina di fronte al Centro per la Creatività di San Giacomo Cavaliere, accanto alla statua tribunizia del “martri socjalista Manwel Dimach”. Consultiamo la guida sul da farsi. Pensiamo di fare ancora una passata in centro, di visitare l’altro lato della penisola e poi di prendere l’autobus per il nuovo luogo di pernottamento.
Terza parte – Segue
Marco Grassano
Foto di M. Ester Grassano

Didascalie:

  • Case di pescatori
  • Scorci alla Edward Hopper
  • Il Ponte di Sant’Elmo
  • La Campana dell’Assedio
  • I Lower Barraka Gardens
  • Piazza di Castiglia
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