Ottava parte del reportage di Marco Grassano sulla Provenza.
È ancora il Lubéron ad attenderci nella sua conca verde e luminosa. Abbiamo deciso di visitare Apt. Oltrepassiamo e costeggiamo la Duranza, smaltata, al centro dell’alveo, da scarse e scure acque estive. Ce ne separiamo a Lauris, gregge di case raccolto attorno a due torri campanarie e custodito, sulla sinistra, da un castello che si innalza fra una cintura d’alberi e uno sfondo di rocce.
Raggiungiamo Puyvert. Svoltiamo decisamente a nord, lasciandoci sulla destra il nucleo centrale di Lourmarin. Ci inoltriamo in uno stretto spacco tra le montagne, inciso dal ruscello Aigue Brun. La Statale asseconda pianella, a mezza costa, l’intera gola, serpeggiante nel verde. Incrociamo due autotreni carichi di lavanda recisa e ci immergiamo nella loro scia fragrante. Più in là, dove la valle si fa ampia, ecco che in basso iniziano a dispiegarsi, da entrambi i lati, le strisce violette dei campi lavandieri, pronti alla raccolta.

Teniamo la destra, evitando Bonnieux. Proseguiamo per alcuni chilometri. Superiamo, infine, il torrente Calavon, su un ponte simile a quello di S. Sebastiano Curone. Entriamo ad Apt. Ci accoglie subito un gremito mercatino di bancarelle, che si tiene forse per le celebrazioni di S. Anna.
Un salto in libreria
La via che seguiamo conduce a una scuola, con l’ingresso decorato da un piccolo timpano di imitazione neoclassica. Svoltiamo nel viale a sinistra. Vi lasciamo la macchina, passata una vecchia torre di pietra. Manifesti annunciano l’imminente concerto del cantautore Gianmaria Testa. Oltralpe riservano sempre una grande attenzione alla nostra musica di qualità.
Torniamo all’inizio del centro storico. Troviamo la libreria Dumas, nella quale facciamo capolino. Vi acquisto una traduzione delle poesie di Odysseas Elytis, L’arbre lucide et la quatorzième beauté.

Del resto, nella lastricata Rue des Marchands – che da qui ha inizio, e che attraversa, come una spina dorsale, l’intero paese – di librerie ve ne sono altre due. Una quarta la notiamo a poche decine di metri, in Rue de la République, a nord della chiesa di S. Anna. C’è, poi, la bella e grande biblioteca comunale. Insomma, anche nei piccoli centri di provincia, con la loro vita monotona e magari un po’ scialba, i Francesi, stanziali o turisti che siano, sembrano amare la lettura.
Sosta al bar
Ci fermiamo in un bar poco lontano, a scrivere cartoline e a bere birra. Di fronte a noi, un moderno banco ambulante espone pesci immersi nel ghiaccio tritato. Facciamo qualche passo, mentre la via viene meticolosamente ripulita da una spazzatrice e lavata dal getto d’acqua di una manichetta, che trascina polvere e immondizie minute nei chiusini della fogna.

Avvicinandoci alla porta est – attraverso la quale scorgiamo una piazza contraddistinta da una caffetteria, poche case e un vicino orizzonte di colline – incrociamo un anziano: capelli grigi tirati all’indietro, camicia chiara a quadretti, Rayban con lenti gialle. Chiediamo a una ragazza dal bel volto nordafricano dove è possibile trovare la buca per le lettere. Ce ne indica una appena più in là.
L’atmosfera si è fatta soffocante. Non ricordo di aver mai avuto tanto caldo. Sotto le mie leggere scarpe di tela, i marciapiedi, percossi dal sole, quasi bruciano. Prendiamo posto, per pranzare, sul dehors del ristorante L’Eden, in piazza Saint Pierre. Le tagliatelle all’ortolana che mi servono hanno, come gli altri cibi, colori vivaci. La composizione del dolce presenta invece un delicato abbinamento alla tinta verdolina dei piatti.
La cattedrale di S. Anna
Raggiungiamo l’antica cattedrale di S. Anna, per visitarla. Pareti parzialmente coperte da ponteggi. Un incongruo portale barocco apposto alla malconcia facciata romanica. Di fianco, il campanile scavalca la via con un arco a sesto acuto. Nella fresca penombra interna ardono di luce le complesse vetrate dell’abside e della cupola.

Scendiamo alla cripta. Il primo livello: forse si trovano qui le reliquie della santa. Il gelo sepolcrale del secondo livello. Ritmiche decorazioni paleocristiane incise nella volta di pietra, candita dal crudo bagliore dei faretti.
Torniamo in superficie. Prima di riconsegnarci al calore che c’è fuori, accendiamo un piccolo cero nella cappella di sinistra. Passando davanti al tavolino su cui posa le braccia l’anziana custode, seduta in silenzio, preleviamo un pieghevole fotocopiato, contenente inni liturgici rivolti alla madre della Madonna – che è anche patrona della mia parrocchia.
Respiriamo quasi a fatica. Ci aggiriamo, diretti a sud, tra vicoli ortogonali. Negozi di verdura, vetrine sprangate, muri scuriti dal tempo. La fatiscente, ma ancora attiva, Église Reformée de France e la sua fontanella a parete. A pochi passi, un’ex chiesa trasformata in garage.

Nella Chapelle de Récollets visitiamo un’esposizione di statue e statuette d’argilla, in figura umana, create da cinque scultrici con accettabili pretese artistiche e dagli allievi di alcune scuole elementari. Rasentiamo la sede del Parco Regionale del Lubéron, dove è aperta una mostra entomologica sulle cicale.
La piazza del Municipio
Sfociamo in piazza Jean Jaurès. Giardinetti pubblici articolati in basse rampe e in gradoni di cemento. Alberi. Una stravagante casa con le finestre frontali guarnite dalle quinconce bianconere di grossi dadi da gioco. Una viuzza diretta a un arco e a un cesellato portale ecclesiastico.
Torniamo nella zona di Rue de la République, più densa di turisti, soprattutto inglesi e tedeschi. Una targa indica, discretamente dissimulata fra gli altri edifici, la Chiesa Evangelica. Una Boucherie Orientale. Alcune rivendite di Couscous.
Ci portiamo sulla piazza del Municipio e facciamo una digressione nei vicoletti che lo circondano. Ci sediamo di nuovo al bar del mattino, per rinfrescarci con una Pepsi. Poi ci avviamo a riprendere la macchina.
Seduto su un’alta aiuola erbosa al semaforo tra Rue Gambetta e il Boulevard National, un uomo in djellaba e zucchetto di cotone chiaro, lo sguardo assorto, come avvinto da qualche iridata nostalgia, sembra voler ribadire la connotazione magrebina di una parte notevole degli abitanti locali.
L’asfalto e i marciapiedi scottano ancora in maniera intollerabile e fanno salire vampate di aria rovente.
Ottava parte – segue.
Marco Grassano
Foto di Marco ed Ester M. Grassano
Didascalie:
- Il ponte sul Calavon ad Apt
- Il portale della chiesa di S. Anna
- La porta est della via principale
- La chiesa diventata garage