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Voi siete qui: Europa » Sulle strade di Creta in viaggio verso Rethimno

8 Dicembre 2019

Sulle strade di Creta in viaggio verso Rethimno

La tredicesima parte del reportage di Marco Grassano su Creta è dedicata al viaggio in auto da Iraklio a Rethimno.

Siamo su un altopiano abbastanza ampio, che ai lati monta in blandi declivi quasi toscani. Ulivi, conifere, roveri, cespugli. Un distributore AVIN. Curve, per assecondare le pieghe geologiche. Altri inseguitori solari. Due ali di radi edifici a bordo strada: costruzioni moderne per un luogo senza senso.

Uliveti tutt’attorno – chiome gonfie, luminose. Verso destra, la ripida parete finale dell’esteso contrafforte roccioso. Ai suoi piedi, un campetto fotovoltaico. Ecco che il massiccio rimane indietro.

Al bivio per Platanes (Creta)

Un’altra altura, meno imponente e scoscesa, si accosta a destra. Una vallata scende a sinistra. Le prime case di un villaggio: Σπήλι (*). Sì, il nome era segnalato al bivio di Agia Galini. Il centro storico possiede una luce e un’atmosfera di montagna, che rammentano i nostri paesini turistici dell’Appennino piemontese (Caldirola, per esempio) o delle Alpi Marittime (Rocchetta Nervina). Parecchie persone in giro. Pullman, addirittura. Ci chiediamo cosa venga a fare tutta questa gente fin qui. Pensiamo, in risposta, che vogliono semplicemente prendere un po’ di fresco, come i villeggianti su da noi.

Pavimentazione stradale a sampietrini rettangolari. Lampioni di ghisa massiccia. Un gruppetto di platani, come nella piazza principale di Garbagna. Farmacia. Chiesa. Una serie di pasticcerie, bar, taverne, rosticcerie. Un bookstore. Negozi di ricordini e di stoffe varie. Prodotti naturali cretesi, prima e dopo la curva mediana ad angolo retto. Abbigliamenti. Un minimarket. Macelleria. Sanitari.

Passaggi tra le pareti salgono verso il nucleo abitativo scaglionato sul pendio. Mi vengono in mente i vicoli candidi di Alcaucín. Un ampio parcheggio in basso a sinistra, nel punto in cui al selciato subentra l’asfalto. Circondata e ombreggiata da alberi, l’area scolastica pensile del Γυμνάσιο Λύκειο, che evidentemente si chiama come da noi.

L’imponente monastero bianco (chiostro, chiesona, gradini che vi salgono…) pone termine al caseggiato. Rethimno si trova ora a 26 chilometri, secondo quanto leggiamo. Più avanti lungo la strada, in disparte sull’alta riva destra, oltre una cortina di abeti, oleandri e mirtacee, il cimitero, presidiato dalla sua cappelletta passata a calce.

Scendendo verso Rethimno (Creta)

La strada scende, con un paio di curve, fra ulivi, conifere di varie specie, roverelle, cespugli. Sembra di arrivare alla frazione Cavigino di Dernice, dove l’argento degli ulivi è sostituito da quello analogo dei salici bianchi. Un rettilineo di villette sparse, servite da cassonetti dei rifiuti. Proseguiamo fiancheggiati da una vegetazione di montagna e dai pali della luce.

La carreggiata si adatta, con ripetute sinuosità, all’inclinazione incostante delle superfici. La macchia appenninica si alterna agli ulivi, fra i quali è riunito un capannello di arnie. Altro paesucolo, o piccola borgata. Viaggiamo, ora, tendenzialmente in linea retta. Gli ulivi prevalgono, di gran lunga; verso destra risalgono fino a lambire una bassa parete calanchiva.

Continuiamo tra dislivelli appenninici finché i rilievi, pian piano, si attenuano e gli spazi si ampliano. Ρέθυμνο, 20 km dritto; Πλακιάς, 18 a sinistra. Una casa dispersa, ombreggiata da eucalipti. Scivoliamo placidi tra colli piatti. In fondo a destra, una cresta affilata e dentellata. Ogni tanto, a cadenza razionale, una stazione di servizio. Una coppia di capannoni, sui due lati della strada.

Lo sperone di destra si avvicina e termina in un paio di gobbe coperte di brughiera. Puntiamo verso una nuova cresta, che poi evitiamo con una serie di scarti tra rupi minori. Ci si palesa quindi una serie di scabre, successive ondulazioni che si perdono in lontananza, progressivamente diffuminate.

Isolata, in pietra grigia, imitando una piccola fortificazione, la Taverna Café Pyrgos. Serpeggiamo ancora tra dossi petrosi, di estensione ridotta. Nessun edificio, lungo questa parte di percorso in cui gli ulivi sembrano abbandonati a loro stessi, frammisti come sono ad altre piante scarmigliate.

Ricomparendo le case, anche gli uliveti – assai scarsi, però – ridiventano decorosi. Filiamo dritti in quella che ormai è quasi una pianura. Pieghiamo verso sinistra per scansare, da una certa distanza, l’ennesimo contrafforte roccioso. Ρέθυμνο è indicata a soli 11 chilometri. Sulla destra compaiono un campo di calcio e un grande serbatoio dove accumulare l’acqua necessaria per irrigarlo. Li segue la curva a gomito che conduce a un paesello non particolarmente attraente e poco animato.

Un’ultima emergenza orografica, in disparte a destra. Roverelle in crocchio. Sempre accompagnata dai vecchi, fedeli pali elettrici, la strada taglia ancora attraverso le rocce di qualche ridotta ondulazione. Ed ecco che all’improvviso, a metà di una piccola curva fra questi estremi sassi, ci si presenta agli occhi una conca di mare: visione piacevole, fresca, confortante. Salutiamo l’ultima, aspra parete, poco elevata ma quasi verticale.

Il mare, a questo punto, è di fronte a noi. Campeggia alto sopra le costruzioni disperse che divallano verso la costa, e sopra la vegetazione da cui è occupato il resto del paesaggio. Una serie di radi, piccoli capannoni artigianali e commerciali. Il litorale è vicinissimo. Dopo un tratto che permane abbastanza naturalizzato, l’area produttiva si ripete. L’orizzonte marino dilaga. Scendiamo di nuovo, in curve alterne, fino a passare sotto la Statale a doppia corsia che attraversa tutto il Nord dell’isola.

Ci immettiamo nella superstrada imboccando, a sinistra, una rampa. Procediamo in direzione ovest. Il percorso scava un trinceramento nei punti in cui il piano campagna si solleva. Valichiamo un piccolo canyon roccioso, con radi cespugli sul fondo.

Prendiamo la prima uscita (ΕΞΟΔΟΣ), per ΡΕΘΥΜΝΟ. Arriviamo a un crocevia, dove curviamo marcatamente a destra. Passiamo, abbastanza in profondità, tra due ali di roccia a chiazze fulve. Un bivio, al quale teniamo ancora la destra, in salita, sempre infossati nella roccia striata di rosso. Un nuovo incrocio, a triangolo. Svoltiamo, qui, in una stradina, asfaltata ma abbastanza sconnessa e piena di curve, che si avventura tra qualche casa ultimata da tempo e aree di macerie e di incuria.

Dopo un po’, le costruzioni si infittiscono. Eppure, la sensazione di perenne provvisorietà dell’insieme non cessa. Scrutiamo, ora, i numeri civici. Ecco, a sinistra, la palazzina dove alloggeremo. Dalla facciata sporge l’insegna Apartments Eliza. Lasciamo la macchina poco oltre, in uno degli spiazzi scavati nella roccia e poi non rifiniti. Sul suolo, brecciato in maniera approssimativa, spuntano ciuffetti di vegetazione ruderale.

(*) Siamo transitati lentamente, osservando con attenzione un luogo che ci incuriosiva, ma non ci siamo fermati. Purtroppo, abbiamo letto solo dopo, sulla guida, che ben meritavano una sosta la fontana veneziana dalle 19 teste di leone e il Museo delle tradizioni popolari. Pazienza.

Tredicesima parte – Segue

Marco Grassano
Foto di M. Ester Grassano

Didascalie:

  • Al bivio per Platanes
  • Scendendo verso Rethimno
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