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Voi siete qui: Europa » Ancora un po’ di Frisia: riparte il viaggio di Grassano

13 Agosto 2022

Ancora un po’ di Frisia: riparte il viaggio di Grassano

“… un corvo vola nello spazio, bosco del Nord
con tanta luce…”

Cees Nooteboom, L’occhio del monaco

Il viaggio

Stendo un velo pietoso a proposito del tragitto allucinante da Tortona a Milano, in una tradotta di Trenitalia gremita e irrespirabile, dopo che il precedente Regionale (da Alessandria) non era partito “a causa di problemi tecnici”. Una ragazza, somigliante a Laura Efrikian giovane, ha avuto un malore, provocato dal caldo, e ha dovuto sdraiarsi sul pavimento lercio. Per fortuna, si è ripresa in fretta. Ma… Non siamo in grado di far funzionare un treno, e pretendiamo (impuntandoci, persino) di costruire gli inceneritori – e magari anche le centrali atomiche!

***

Quando ci accingiamo a decollare, sulla parte ovest del cielo sono spalmati i colori pastello del tramonto. Alle 19.49 rulliamo sulla pista. Il cielo appare striato di lieve nuvolaglia.

Voliamo ora sopra le nuvole, lungo l’orlo superiore di un tratto reso incandescente dal tramonto. Alcune nubi marmoree e altre livide – perché toccate solo dall’ombra – si profilano in alto.

Scendendo su Amsterdam, il disco solare ci si corica di fianco. La sua luce prolungata si riversa ancora sui campi verdeggianti sotto di noi. Geometrie di specchi d’acqua, di coltivi, di serre e di abitati. Atterraggio impeccabile, con mano di velluto. Il sole non è ancora scomparso del tutto, e brucia rosso dietro nuvole bluastre.

Cena con piacevole insalata vegana, consumata in un punto di ristoro aeroportuale dalla curiosa denominazione italica: “Per tutti!”. Notiamo sugli scaffali, com’era avvenuto ad Àghios Nikòlaos, i barattoli argentei e rossi del caffè Illy.

I treni – già lo sappiamo – passano sotto la hall. Facciamo i biglietti e scendiamo ad attendere il nostro intercity, che arriva e parte puntualmente alle 22.36, come da orario ufficiale. Carrozze comode, pulite, decorose. Annoto su Facebook che viaggiare su un convoglio olandese dopo l’esperienza di Trenitalia è come leggere un canto dantesco a ruota degli pseudo versi di Brunello Robertetti, alias Corrado Guzzanti.

Ad una delle fermate, sale un giovane e si siede di fronte a noi. Sentendoci parlare, ci domanda se siamo italiani. Lui è brasiliano: passiamo quindi a conversare in portoghese, discutendo di autori (Saramago e Guimarães Rosa), di accenti (sotaques) e di varianti regionali (dialectos). Viene dallo Stato di Minas Gerais. Ha una fidanzata che vive vicino a Milano, a Locate Triulzi (da quella stazione, oggi, ci siamo passati), ed è qui per lavoro. L’olandese è difficile da imparare, ma lo esigono. Ed è giusto: la radice unificante e identitaria di una Nazione, di fronte a provenienze geografiche variegate e a orientamenti ideali e religiosi diversi, è la sua lingua – con la sua letteratura. L’uomo scende dopo circa un quarto d’ora.

Fuori è ormai completamente buio, non possiamo cogliere più nulla del paesaggio se non le luci errabonde e lattiginose dei centri abitati che attraversiamo. All’inizio, avevamo riconosciuto il quartiere di Sloterdijk, dove risiedevamo quattro anni fa. Su uno schermo, viene segnalato il percorso che siamo seguendo (dapprima verso Est, quindi verso Nord) e le relative tappe che ancora ci attendono.

Arriviamo a Leeuwarden, il capolinea, quando manca una decina di minuti all’una. Se ad Amsterdam, scendendo dall’aereo, faceva piacevolmente fresco, rispetto alla fornace lasciata a Milano, qui sentiamo quasi freddo, a quest’ora notturna. Per fortuna, abbiamo le maglie.

Ester imposta il navigatore. Dopo qualche incertezza circa la direzione da prendere, usciamo dalla Stazione e ci dirigiamo a Nord, verso il centro storico. Una enorme, modernissima banca. Varchiamo un ampio canale, con battelli ormeggiati.

Statua dedicata a Betje e Roosje Cohen, venditrici ambulanti a Leeuwarden

Appena prima, sul marciapiede, sfioriamo la bronzea statua – dalla smorfia fumettistica, quasi caricaturale – di una donna, seduta accanto a un cesto colmo di apparenti pani di burro, o pezzi di formaggio, o altri prodotti a forma di laterizio. Diventerà una presenza familiare, nei prossimi giorni. Con l’aiuto della Rete, decifreremo l’iscrizione del cippo: “In memoria delle sorelle gemelle Betje Cohen (1881-1951) e Roosje Cohen (1881-1958), entrambe venditrici ambulanti a Leeuwarden”.

La solenne Università di Groninga. Entriamo nella zona senza automobili. Pavimentazione di sampietrini rettangolari, rossicci. Sorprendentemente, ci sono in giro parecchie persone, che sfrecciano come indemoniati sulle loro biciclette e ci costringono a una particolare cautela, per evitare di essere travolti.

Seguiamo una via piena di vetrine. Incrociamo un canale più piccolo, alberato nel tratto a sinistra. La caffetteria SUBWAY e, subito dopo, il massiccio portoncino del cortile lungo e stretto su cui si affaccia la nostra abitazione. Lo valichiamo e cerchiamo il numero civico. Apriamo, col codice segreto che ci è stato trasmesso, la cassettina contenente la chiave per la porta di ingresso e per la camera – che troviamo subito al primo piano. In capo a pochi minuti ci corichiamo, davvero esausti.

Marco Grassano

Prima parte. Segue

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