Impressioni di un viaggio a Dublino
Sarò anche banale e ripetitivo, ma nelle città del nord Europa vedo una indiscutibile grandezza. Data, non – o non solo- dagli aspetti paesaggistici o monumentali, ma dalla gente. Avevo apprezzato la “filosofia di vita” (positiva) degli Svedesi, ora plaudo alla cordialità, all’educazione, alla tranquillità degli Irlandesi.
Naturalmente – e non ci sarebbe bisogno di ripeterlo – siamo in presenza di valutazioni squisitamente personali e sempre opinabili. Pur tuttavia la mia stessa impressione ha trovato conferma in altri turisti e financo in Italiani che vivono e lavorano a Dublino da anni. Potrei citare tanti episodi ai quali ho assistito o a cui ho partecipato che esemplificano chiaramente quanto sto dicendo. Ne citerò solo uno, perché mi è occorso il primo giorno e poi si è ripetuto sempre.
Dunque, eravamo alla fermata di un autobus pubblico, in attesa di salire e raggiungere il nostro hotel. Quando il mezzo è arrivato, con un inglese un po’ stentato, abbiamo chiesto all’autista se fosse il numero giusto e quando saremmo dovuti scendere. Con una pazienza notevole e con una gentilezza dalle nostre parti completamente estinta, ci ha intrattenuto per qualche minuto regalandoci spiegazioni, mentre l’autobus restava fermo in attesa di riprendere la sua corsa.
Cosa ho trovato “particolare” in questa vicenda? Non solo la tranquillità e la cortesia del conducente, ma il fatto che, come si era comportato con noi, lo facesse praticamente con tutti. Sembrava di essere in un piccolo paese in cui tutti si conoscono e parlano e si salutano prima di lasciarsi. E già, perché quasi tutti scendendo dall’autobus, auguravano il buon giorno, la buona notte, all’autista. Se pensiamo ai nostri “Non parlare al conducente” o alla fretta che a Milano – come in tante altre città – hanno tutti di raggiungere la loro meta ignorando chiunque li circondi, questa dimensione “umana”, allora, diventa davvero il simbolo di un diverso modo di vivere. Come poi facciano, con tutte queste fermate “lunghe” a rispettare gli orari, resta per me un mistero, ma sono pronto a giurare che in cambio di qualche piccolo ritardo, l’umore migliori e la salute ne guadagni.
Nel titolo citavo la musica. È ovvio che “Il Temple Bar”, vale a dire il centro della città, sia uno specchietto per i turisti. I molti locali ove si beve birra, si spilucca qualcosa, ma – soprattutto – si entra in contatto con il popolo irlandese, sono il paradiso della musica. Che si tratti di un chitarrista solitario o di un gruppo di più elementi, non cambia nulla. La musica la “senti” intorno a te. Anche nelle strade. E sì, perché, anche se ad ottobre la temperatura era “bassina”, suonatori vari li potevi trovare un po’ ovunque. Non solo la musica celtica con chitarra, percussioni e violino. Ho sentito personalmente dei ragazzi “rifare” benissimo un pezzo dei Dire Straits o altro.
Poi, naturalmente, ci sono i vari monumenti, il castello, la National Gallery (gratuita), le chiese (su tutte la Christ Church Cathedral e la Saint Patrick Cathedral), ed i musei. Musei di tutti i generi: mi piace ricordarne almeno uno, non molto esteso, dedicato agli scrittori irlandesi, con manoscritti originali, prime edizioni librarie ed anche reperti fisici (telefoni, macchine da scrivere ed altro).
Quello che,secondo me, risalta sempre e comunque, è il grande amore che gli Irlandesi portano alla loro terra. Sono legati alle loro tradizioni, cercano di mantenere il loro territorio il meglio possibile, ma – in modo particolare – difendono la loro identità nazionale. In molti luoghi ho visto lapidi, iscrizioni,manifesti a ricordo di quanti hanno combattuto per l’indipendenza contro l’odiata Gran Bretagna.
Ci sarebbero in conclusione vari altri aspetti da citare. Vorrei, però, chiudere con una piccola cosa che mi ha molto colpito. Nella Cattedrale di San Patrizio, luogo di culto e di memoria storica di Dublino, c’è un angolo, nemmeno troppo piccolo, ove i bambini di qualsiasi età, possono giocare o leggere notizie sulla chiesa.
Qui, si può comporre un puzzle tridimensionale della basilica, con fogli e carboncini si possono riprodurre le statue e i dipinti, si possono trovare informazioni sulla storia e con un enorme touch screen visualizzare particolari della costruzione. Mi ha meravigliato vedere che sia lasciato uno spazio tanto grande per i bambini: è una forma di attenzione verso i più piccoli che non ricordo di aver mai notato dalle nostre parti: in una chiesa, poi….
L S D
Didascalie:
- Il ponte pedonale Ha’penny Bridge (sullo sfondo)
- Autobus turistici
- Giovani musicisti di strada
- Il monumento a Oscar Wilde in Merrion Square Park
- La lapide in ricordo di James Connolly nel Castello di Dublino