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Voi siete qui: Biblioteca » “Vita e destino” di Vasilij Grossman per il Giorno della Memoria

25 Gennaio 2026

“Vita e destino” di Vasilij Grossman per il Giorno della Memoria

Sono molte le pagine memorabili di Vita e destino di Vasilij Grossman, grandioso romanzo, per me uno dei più grandi libri del Novecento ma se volessimo sceglierne l’apice, dovremmo probabilmente rivolgerci a quelle che compongono i capitoli, di straziante bellezza, dal quarantacinquesimo al quarantanovesimo della seconda parte.

Arrivata a Treblinka con uno dei lunghi treni assemblati con carri bestiame, Sof’ja Osipovna Levinton, medico militare ebreo cinquantenne, mentre i suoni di una sgangherata orchestra li accolgono “Quando sfiora un morituro la musica non risveglia in lui pensieri e speranze, ma il miracolo cieco della vita” potrebbe avere salva la pelle, rispondendo positivamente a uno degli appelli: “Dottori e chirurghi, un passo avanti!” ma decide di restare ferma al suo posto, “opponendosi a quella forza che odiava”.

Rigo dopo rigo, frase dopo frase, capiamo però con lei che il vero motivo del suo rifiuto è un altro: non vuole abbandonare David, il bambino rimasto solo che tiene stretta una scatola di fiammiferi dentro la quale, in un batuffolo di ovatta sporca, conserva una crisalide, il bambino rimasto solo che già sul treno ha preso con sé, ha cominciato ad accudire e adesso tiene per mano. “Non voleva ammettere neanche con se stessa il motivo per il quale non aveva risposto quando avevano chiamato medici e chirurghi ed era rimasta nella colonna, il motivo per il quale provava un tale sollievo, in quegli istanti”.

Lo abbandona per un solo breve momento, quando in preda a una cieca furia cerca di colpire una delle SS, riuscendo però soltanto a inciampare goffamente ma consentendo al bambino di vedere” quanto potessero essere limpidi, feroci e splendidi gli occhi di chi si sente libero anche solo per un istante”. Ritorna però subito da lui “senza vergognarsi del senso materno che si era risvegliato in lei, nubile, Sof’ja Osipovna si chinò e prese tra le sue mani grandi e forti il visino di David, e fu come se avesse preso in mano gli occhi caldi di lui. Lo baciò”.

I paragrafi dedicati ai corpi denudati prima dell’ingresso nella camera a gas sono di un bellezza incommentabile, bisognerebbe riportarli per intero.

Nel grande stanzone della morte, la donna si concede ancora qualche pensiero rivolto a se stessa. “Quegli occhi che avevano letto Omero, le Izvestija, Huckleberry Finn, Mayne Reid, la Logica di Hegel, che avevano visto gente buona e cattiva, le oche sul verde dei prati di Kursk, le stelle all’Osservatorio di Pulkovo, il bagliore dell’acciaio chirurgico, la Gioconda al Louvre, pomodori e rape sui banchi del mercato e l’azzurro del lago Issyk-Kul’, quegli occhi non le servivano più” ma poi si dedica unicamente a tenere stretto David mentre le ventole diffondono lo Zyklon B.

“Sof’ja Osipovna Levinton sentì il corpo del ragazzo spegnersi tra le sue braccia. Li avevano separati di nuovo. Nelle miniere, in presenza di gas velenosi, i rilevatori – topi e uccelli – muoiono subito perché sono piccoli, e anche quel ragazzino dal corpo d’uccello se n’era andato prima di lei.
Sono diventata madre, pensò.
Fu il suo ultimo pensiero.”

Giovanni Granatelli

Vasilij Grossman
Vita e destino
Traduzione di Claudia Zonghetti
Adelphi
Collana Biblioteca Adelphi
2008, 827 pagine
34 €

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