… e se, tra un impegno e un altro, trovassimo il tempo per un Viaggio a Tokyo?
Premessa: l’omonimo film di Yasujirō Ozu (o Ozu Yasujirō per rispettare la prassi giapponese di anteporre il cognome al nome) è del 1953, ma – grazie alla Tucker Film – è stato restaurato ed è tornato da questa estate anche nelle sale.
Ma, perché dovremmo appassionarci alle vicende di una coppia di anziani, che vanno a trovare i figli, in un Giappone di più di sessant’anni fa?
Perché, pur nella esile trama, vengono affrontati alcuni dei grandi temi della vita. Non ci sono grandi personaggi, né discorsi particolarmente profondi, tuttavia – tra le righe – escono fuori i rapporti tra figli e genitori, il concetto di famiglia che sta cambiando e, fondamentalmente, il Giappone (e si potrebbe dire tutto il mondo) uscito dalla seconda guerra mondiale che non ritrova più i valori del passato. Il tutto raccontato con leggerezza, con un “tono basso” che non diventa mai monotono o noioso.
La trama è presto detta. Due anziani coniugi che vivono in un paesino relativamente lontano dalla capitale, decidono di intraprendere il viaggio nella capitale per vedere forse per l’ultima volta i loro figli. Di questi, due sono sposati, uno è deceduto e resta solo la vedova senza figli; e l’ultimo non è ancora ammogliato. Nel giro di pochi giorni, i due protagonisti “vedono” un’altra realtà rispetto a quella che ricordavano. Infatti, presi dal lavoro e preoccupati delle loro nuove famiglie, i vari figli sembrano quasi infastiditi dalla visita e, tranne la nuora (la vedova), si sentono di troppo. Decidono così di ritornare al paese, dove, poco tempo dopo, la moglie entra in coma e muore.
Non è importante la storia, ma come viene raccontata. Ozu non giudica i suoi personaggi, si limita a dare una rappresentazione oggettiva dei rapporti umani, con uno stile semplice e delicato.
Il maestro giapponese nella sua vita non ha mai lasciato la casa materna ed è sempre rimasto lontano dai clamori e dai riflettori, proprio come accade per i protagonisti di questo ed altri suoi film, che conducono una vita appartata e riservata.
E questa osservazione può essere applicata anche all’aspetto tecnico: il lavoro di Ozu, negli anni, è andato avanti per “sottrazione”: noi, abituati negli ultimi anni a seguire una macchina da presa che accompagna personaggi in perenne azione, precipitiamo in un tempo calmo e tranquillo. Le immagini sono quasi sempre “ferme”; ne risulta uno sguardo asciutto che si preoccupa solo di catturare la realtà fisica ed emozionale. Per usare una metafora, è come se, in mezzo ai frastuoni e ai rumori che ci circondano, ci addentrassimo in un bel parco tranquillo e silenzioso.
L D S
Info: ozu.tuckerfilm.com
Segnaliamo agli appassionati di cinema la campagna di crowdfunding appena lanciata da Tucker Film sulla piattaforma Kickstarter. S’intitola I grandi classici di Ozu in HD e ha lo scopo di raccogliere fondi per realizzare le versioni dei sei film restaurati in Bluray. Potete avere maggiori informazioni e dare il vostro contributo qui:
https://www.kickstarter.com/projects/tuckerfilm/i-grandi-classici-di-ozu-in-hd