La terza edizione del Milano Design Film Festival si è aperta ieri notte all’Anteo SpazioCinema con un gran bel film: The price of Desire di Mary McGuckian. È un affresco (è il caso di dire) di un’età d’oro dell’architettura e più in generale della cultura. A confrontarsi e poi affrontarsi ci sono un uomo e una donna. Lui è Charles-Edouard Jeanneret-Gris, ovvero Le Corbusier, lei Eileen Gray. Mai sentito parlarne? Io no, confesso. Ma da ieri non potrò più guardare con gli stessi occhi un’opera di Corbu…
Designer irlandese morta quasi centenaria nel 1976, Gray è stata una protagonista e il biopic della McGuckian si prefigge apertamente il compito di squarciare la spessa coltre d’oblio che si è posata nei decenni sulla sua figura perché ne sia finalmente e definitivamente riconosciuto il valore. A ciascuno il suo, dunque. E alla Gray il merito di aver progettato la Villa E1027 a Roqueburne (“il luogo perfetto per la casa perfetta!”), a cui Jean Badovici prestò la sua collaborazione tecnica.
L’enigma del nome viene sciolto in una scena d’amore tra Eileen e Jean: all’iniziale di lei segue il numero 10 per indicare la posizione nell’alfabeto dell’iniziale di lui, poi il 2 per l’iniziale del cognome di Jean e infine il 7 per quella della Gray. Enigmatico e contorto, come la loro storia d’amore, viene da pensare. Lei amava le donne e lui pure, così era inevitabile che si sarebbero fatti del male.
Ma lo sgarbo più grave che lui le fece non fu la relazione con la giovane Charlotte Perriand, quanto l’averle negato l’attribuzione pubblica del progetto della casa, il manifesto dell’architettura secondo Gray: la casa è il guscio dell’uomo e la sua estensione. Non una macchina, come era invece per Le Corbusier. Che arrivò ad affrescare le pareti della Villa E1027, quasi a marcare il territorio ma finendo con sfregiare la creatura della collega (chissà quanto inconsciamente). Del resto è lui stesso ad ammettere che nell’arte vede chiaramente, ma molto meno nella vita.
I costumi sono splendidi e la sceneggiatura ricca di dialoghi (in inglese e francese) ben calibrati, delle vere e proprie schermaglie verbali da cui cadono come frutti maturi citazioni e perle come questa, detta da Eileen: “Le formule (ovvero i cinque punti della nuova architettura fissati da Le Corbusier) non sono niente, la vita è tutto”.
Il film si apre con il passato prossimo: era il 2009 quando a un’asta al Gran Palais di Parigi la gallerista Cheska Vallois si aggiudicò la Dragon Chair di Eileen Gray per l’astronomica cifra di 19 milioni e 500 mila euro, rispondendo a domanda diretta che quello era per lei “il prezzo del desiderio”. E si chiude con un giovane Bruce Chatwin che si sente consigliare un bel viaggio in Patagonia dalla protagonista, ormai troppo anziana per viaggiare. Nel lungo flashback tra i due estremi succede di tutto: c’è persino Alanis Morrissette che canta la Marsigliese. Prima di finire tra le braccia dell’affascinante Eileen.
Saul Stucchi
Foto: Copyright © Julian Lennon 2013
MILANO DESIGN FILM FESTIVAL
Terza Edizione
15-18 ottobre 2015