“L’insieme è semplicemente straordinario” annuncia il testo sul pannello introduttivo in cui viene ripercorsa la genesi della raccolta. E una volta terminato il percorso espositivo, non si potrà che essere d’accordo. Chiude a breve, per la precisione il prossimo 15 marzo, al Museo Correr di Venezia la mostra La poesia della luce, un’antologia di circa centoquaranta disegni veneziani selezionati dal nucleo di oltre trecento che compongono la collezione della National Gallery di Washington. “Il carattere linguistico della grafica veneziana si sottrae al tradizionale significato del disegno vero e proprio. In molti casi, infatti, questi fogli esulano da un ruolo progettuale o preparatorio: si tratta di opere d’arte autonome compiute in se stesse”. È questo il viatico per comprendere e apprezzare al meglio la lunga carrellata che di sala in sala racconta l’evoluzione del disegno veneziano.
Il percorso si apre a un livello altissimo: nella prima sala compaiono infatti opere di Carpaccio, Dürer, Mantegna e Giovanni Bellini. I Sei uomini nudi in conversazione e dieci uomini nudi in combattimento della bottega di Francesco Squarcione mi hanno ricordato la Battaglia di dieci uomini nudi di Antonio del Pollaiolo vista recentemente alla mostra sulle Dame dei Pollaiolo al Museo Poldi Pezzoli di Milano. Il profilo di fanciullo realizzato da Giovanni Badile nel 1440 si merita una menzione a parte perché è il primo esempio conosciuto di ritratto nel disegno italiano e documenta quindi la nascita di questo genere nel Rinascimento.
La seconda tappa è dedicata a Tiziano e il Rinascimento, mentre la terza prende in esame i grandi maestri del Cinquecento: Veronese, Tintoretto, Bassano e Palma il Giovane. Di Tintoretto sono noti pochi disegni, tutti realizzati a carboncino e accomunati dal soggetto: lo studio della figura umana. Jacopo da Bassano, di cui è esposto un Cristo deriso, fu il primo artista a impiegare in modo sistematico gessi e pastelli colorati e per la prima volta nella tradizione del disegno veneziano, appose la data. La quarta sala segna il passaggio dal Barocco al Rococò, esaminato attraverso disegni di artisti come Marco e Sebastiano Ricci, Antonio Guardi e Giambattista Piazzetta. Il Capriccio di rovine romane (in tempera su pelle di capretto, datato 1727-1729) sintetizza bene la qualità luminosa dell’arte di Marco Ricci. Giambattista Tiepolo e il Canaletto sono i protagonisti della quinta sala. Da ammirare l’abilità del Tiepolo nel trasformare il bianco del foglio di carta in un vero e proprio colore.
La nostra immagine delle rovine di Roma deve molto a un artista veneziano: Giambattista Piranesi. Le sue vedute dell’Urbe erano talmente splendide e teatrali che Goethe rimase deluso dalla vista della città: per lui Roma era quella di Piranesi! Del resto l’artista stesso era consapevole del suo talento e sentiva la necessità di sempre nuovi e più intensi stimoli per metterlo alla prova, tanto da arrivare ad affermare: “Ho bisogno di grandi idee e credo che se mi si ordinasse il progetto di un nuovo universo, avrei il folle coraggio di intraprenderlo”. Dopo la sala dedicata a Francesco Guardi, Giandomenico Tiepolo e agli architetti del Neoclassicismo, il percorso si chiude con la sezione riservata ai Romantici e agli Impressionisti. Nell’Ottocento Venezia ruba la scena a Roma e calli, campielli, ponti e canali vengono disegnati da ogni angolazione e punto di vista. In città arrivano artisti da tutto il mondo. È “un’invasione pacifica che assume il significato di un vero e proprio pellegrinaggio alle sorgenti della pittura”. Altro che selfie sulla gondola!
Saul Stucchi
Didascalie:
Giovanni Battista Piazzetta
Due giovani amanti, 1743 circa
Gesso nero, evidenziato con bianco su carta blu
39,5 x 31,6 cm
Donato da Katherine e Alexandra Baer in memoria del padre Dott. George Baer
Canaletto
La festa del “Giovedì Grasso” davanti al Palazzo Ducale di Venezia, 1763/1766
penna e inchiostro bruno con acquerello grigio su grafite e gesso rosso, evidenziato con gouache bianca
38,6 x 55,5 cm
Collezione Wolfgang Ratjen, Paul Mellon Fund
John Singer Sargent
Attracchi di gondole sul Gran Canale
acquerello su grafite
40,6 × 45,5 cm
Collezione Ailsa Mellon Bruce
LA POESIA DELLA LUCE
Disegni veneziani dalla National Gallery of Art di Washington
Fino al 15 marzo 2015
Orari: tutti i giorni 10.00 – 17.00 (la biglietteria chiude un’ora prima)
Biglietti: intero 12 €; ridotto 7 / 8 / 10 €; prevendita 1 €
Museo Correr
Piazza San Marco
Venezia
Informazioni:
tel. 848082000
www.correr.visitmuve.it