Ci avete mai pensato? Il mosaico è una perfetta metafora della società: le singole tessere, prese una per una, appaiono spesso modeste, imprecise e poco significative. Ma contestualizzate in un disegno ben concepito si trasformano e trascendono in qualcosa di sublime, in un’opera d’arte.
Il concorso di tante energie e specificità – se ben orchestrate – porta a qualcosa di più della semplice somma algebrica dei componenti. E qual è il posto più adatto dove apprendere questa lezione? Non ci sono dubbi: Ravenna, la città del mosaico. Le precedenti mostre organizzate dalla Fondazione Ravennantica sono sfociate in una vera e propria dichiarazione d’amore per questa forma d’arte e il risultato è TAMO. Tutta l’Avventura del Mosaico.
Il complesso di San Nicolò diventa la sede di un’esposizione permanente che accompagna il visitatore in un viaggio alla scoperta dei segreti e delle bellezze del mosaico. Il percorso si snoda attraverso alcune sezioni riconoscibili dal colore dei pannelli didattici. Si comincia con quella intitolata Pavimenta, che illustra le diverse tecniche di realizzazione di un tappeto musivo.
Prestate attenzione e imparate a distinguere tra opus scutulatum, mixtum, sectile (facile che questo risulti il vostro preferito!), lithostroton…: vi servirà per riconoscere al volo la tecnica dei mosaici sparsi in tutti i siti archeologici del Mediterraneo. Ma avreste mai detto che quegli splendidi pavimenti esposti poco più avanti vengono da una domus dell’antica Faventia, cioè Faenza?!
Soffermatevi ad ammirare il riquadro con la raffigurazione dell’episodio mitico della consegna delle armi ad Achille. Un’opera così io l’ho vista soltanto nella villa romana della Olmeda a Palencia (Spagna).

I pezzi più eclatanti non devono però far trascurare quelli meno evidenti, ma altrettanto interessanti. È il caso per esempio del mosaico con motivo geometrico strappato dalla Domus dei Tappeti di Pietra a Ravenna, con evidenti segni di restauro in antico.
Un errore che siamo abituati a commettere è quello infatti di considerare i mosaici come opere d’arte staccate dal loro contesto, mentre erano elementi della vita quotidiana e come tali partecipavano all’evoluzione della residenza che li ospitava, subendo le mode e i gusti delle epoche che si susseguivano o semplicemente le modifiche degli spazi.
La chiesa di San Nicolò è l’ambiente ideale per questa mostra, continuavo a pensare mentre proseguivo lungo il percorso espositivo. Alla tentazione di interromperlo per salire sul soppalco si può cedere senza alcun senso di colpa: quello che si ottiene è una vista spettacolare che permette di comprendere meglio (al volo, è proprio il caso di dire) la disposizione delle sezioni e il mosaico geometrico di Faenza appare come un tappeto di stelle scintillanti.

Sul muro di fondo sono proiettati i mosaici più famosi dell’ecumene antica che spaziava dalla fredda Britannia, ai deserti della Libia e della Mesopotamia. Il grande tavolo è in realtà un innovativo schermo touchless che consente di “navigare” nella carta geografica riprodotta “sfogliando” le foto selezionate senza neppure toccarle, semplicemente facendo un gesto della mano.
La “riscoperta” di San Nicolò è un tema più volte toccato dagli organizzatori durante la presentazione alla stampa, insieme alla particolare attenzione prestata ai giovani, intesi non soltanto come visitatori, ma anche come preziosi collaboratori: non è un caso che la mostra sia ricca di apparati multimediali di ultima generazione. L’allestimento è molto ben calibrato, tanto da riuscire a dare il senso dell’arte del mosaico senza mettere “in ombra” la chiesa trecentesca che la ospita.
Il percorso prosegue affrontando il tema dei cartoni, intesi nella duplice accezione di disegni preparatorii e di copie di mosaici antichi. L’abside, ovvero l’area più scenografica, è stato riservato alla sezione Aurum: qui sono esposti i materiali per la realizzazione del mosaico.
Vengono dalla storica Bottega veneziana di Angelo Orsoni, famosa in tutto il mondo. Ma l’attenzione sarà sicuramente calamitata dall’opera del mosaicista ravennate Paolo Racagni intitolata Excursus sull’allettamento di tessere in oro. La diversa disposizione delle tessere produce giochi di luce sempre nuovi e dà ragione al curatore della mostra, Carlo Bertelli, che sottolineava la vitalità del mosaico durante la presentazione alla stampa: l’aspetto del mosaico cambia durante il giorno a seconda dei mutamenti della luce che ne colpisce le tessere.
Ci sarebbe ancora molto altro da aggiungere e sicuramente ritorneremo su questa esposizione, così come, appena usciti da San Nicolò, si sente il desiderio di ritornarci.
Saul Stucchi
TAMO. Tutta l’Avventura del Mosaico
Complesso di San Nicolò
Via Rondinelli 2
Ravenna
Orari: tutti i giorni 10.00-18.30
Biglietto: intero 4 €; ridotto 3 €
Informazioni e prenotazioni:
Tel. 0544.213371
www.tamoravenna.it
DIDASCALIE:
Faenza (RA), via Dogana 1. Vestibulum della domus
Mosaico policromo con due riquadri in cui sono raffigurati soldati dotati di elmo, scudo e lancia in mano (V secolo d.C.)
Faenza (RA), via Dogana 1. Vestibulum della domus
Mosaico policromo con riquadro raffigurante scena di presentazione delle armi ad Achille, che è seduto in trono fra due soldati; in basso a sinistra figura maschile forse da identificare con Priamo (V secolo d.C.)
ALIBI ha provato e consiglia:
– Hotel Residence La Reunion ***
via Corrado Ricci 29
Ravenna
Tel. 0544.212949
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Via Corrado Ricci 24
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