Il numero odierno del supplemento domenicale del quotidiano spagnolo El País (n. 2410 del 4 dicembre 2022) si chiude con la rubrica Maneras de vivir di Rosa Montero che questa settimana ha per titolo La vida secreta de los libros. Non occorre la traduzione, evidentemente. Mi permetto invece di tradurre le tre righe di citazione che fanno anche da “sommario” dell’articolo: “Il caso più famoso di dediche non strappate è quello dello scrittore Paul Theroux che pose fine alla sua amicizia con V. S. Naipaul”.
La scrittrice spagnola racconta che nelle scorse settimane ha ordinato su internet alcune copie di un suo romanzo tradotto in inglese, di cui era rimasta senza. In una – acquistata di seconda mano – ha trovato questa dedica: “Marisa, I hope you find this novel compelling! Adrienne” (ovvero “Marisa, spero che troverai interessante (coinvolgente, bello, avvincente) questo romanzo! Adrienne”).

Commenta con ironia che evidentemente la destinataria non deve aver trovato alcunché, se poi ha messo in vendita il libro regalatole. O magari, prosegue l’autrice, Marisa ha dovuto traslocare e disfarsi della propria biblioteca. A questo punto però aggiunge un’affermazione che mi ha stupito. Scrive infatti la Montero: “anche se sono sorpresa che non abbia strappato la pagina con la dedica prima di liberarsi del volume”. Così, senza che Marisa né Adrienne lo potessero immaginare, il libro è finito nelle mani dell’autrice.
Il pezzo si chiude con la rievocazione della rottura della trentennale amicizia tra Theroux e Naipaul. Quest’ultimo, Premio Nobel per la letteratura nel 2001, aveva venduto le opere dell’amico che Theroux stesso gli aveva regalato e dedicato nel corso degli anni. Per ricavarne di più, lo scrittore britannico aveva conservato le pagine con le dediche del collega statunitense, finché un giorno questi aveva trovato i volumi in vendita in un negozio di libri di seconda mano.
In realtà quello che mi ha colpito è l’idea che si possa (o addirittura si debba) strappare una pagina da un libro. La Montero lo dà per scontato: se si vuole vendere un libro che ci è stato donato con tanto di dedica, bisogna prima eliminare la testimonianza, il documento stesso di questo atto. Ne capisco la motivazione – evitare spiacevoli sorprese – ma non ne condivido la sicurezza sulla necessità e tanto meno sulla liceità dell’operazione.
Ogni commento, sottolineatura, firma, ricordo, cambia il libro sulle cui pagine questi segni vengono apposti. Da una parte lo rovinano, almeno per i puristi. Dall’altra, un po’ come le rughe sui nostri volti, gli conferiscono personalità individuale e inimitabile.
A meno che non siano gli autografi che Bob Dylan – Premio Nobel per la letteratura cinque anni dopo Naipaul – ha messo sulle novecento copie speciali del suo libro The Philosophy of Modern Song appena pubblicato da Simon & Schuster. Il cantante ha dovuto infatti ammettere di essere ricorso a una macchina per autografare i volumi, quando molti acquirenti hanno notato che le firme riprodotte nelle foto pubblicate su Instagram e altri social erano perfettamente identiche tra di loro.
Ma anche in questo caso, prima di strappare la pagina dal libro, ci penserei due volte.
Saul Stucchi
Nella foto una dedica al sottoscritto. Un caffè a chi ne indovinasse l’autore.