L’editoriale “L’ALIBI della domenica” è dedicato questa settimana ad alcuni libri, in particolare l’ultimo di Michele Masneri.
Pensieri sparsi in vista di una settimana che si annuncia intensa, al di qua e al di là dell’Oceano Atlantico. Scrive Giovanni Lindo Ferretti a pagina 40 di “Non invano” (Mondadori):
Con la lettura e la scrittura ho un rapporto complesso, indagato, sedimentato, personale nelle scelte e nei rifiuti. Leggere tanti testi, diversi tra loro, in poco tempo, non fa per me. Perdo il piacere della lettura, divento intollerante con la scrittura, tendo al sarcasmo: “Chi ce lo fa fare, mi ci metto anch’io nel mucchio, di scrivere e pubblicare?”.
Condivido con lui la domanda, per quanto suoni retorica. Non invece il rifiuto di leggere testi diversi “in poco tempo”, che io interpreto come “contemporaneamente”. Questa è anzi diventata un’abitudine per me, ormai da tanto. Così, negli ultimi giorni, dopo aver finito il libro dell’ex cantante dei CCCP e poi dei CSI, ho iniziato “Vagabondare a Berlino” di Gian Piero Piretto, pubblicato da Raffaello Cortina Editore (ne scriverò la settimana prossima).

È una lettura che consiglio al buon Giovanni che a Berlino deve aver lasciato un po’ del suo cuore: è lì che Ferretti e Zamboni si incontrarono nel 1981. “Live in Pankow” fa parte della “playlist” di “Vagabondare a Berlino”. Ne consiglio l’ascolto a volume rigorosamente “a palla”.
Qua e di là dal muro
L’Europa è persa e in trance
In Alexander-Platz come
In piazza del Duomo
Europa persa in trance ultimamente
I miei amici anche
I miei amici anche
Sotto la N.A.T.O. e il patto di Varsavia
E, sia detto en passant, il verso “Trance Europa express” della stessa canzone mi fa pensare al libro “Trans Europa Express” di Paolo Rumiz (Feltrinelli), che ho letto nei giorni scorsi.
Startuppari ingarellati
Ho poi letto d’un fiato “Novella degli scacchi” di Stefan Zweig (BUR) e terminato “Un mondo migliore” di Uwe Timm (Sellerio), sulla sconfitta della Germania nella Seconda guerra mondiale, gli esperimenti di eugenetica e i fallimenti delle società utopiche.

Venerdì ho iniziato e ormai sono giunto a metà di “Steve Jobs non abita più qui” di Michele Masneri, pubblicato da Adelphi ne “La collana dei casi”. Lo trovo interessante e godibile e mi sta insegnando molte cose. Non ultima il verbo “ingarellarsi” che Masneri trasferisce dal romanesco all’italiano mantenendogli il significato di “mettersi in competizione”.
Scrive a pagina 126: “Non si sa poi se sia il virtuale che modifica il reale o se i due si ingarellino a vicenda, però il sesso siliconvallico e americano in genere non è mai stato così complicato”. E a pagina 99 era Joe Gebbia, cofondatore di Airbnb, a “ingarellarsi” con il giornalista a proposito dei rispettivi alberi genealogici.
Incroci e rimandi
Leggendo più libri diversi contemporaneamente si ottengono strani effetti. Le idee si incrociano, si sovrappongono e si rimandano dalle pagine di un volume a quelle di un altro, scavalcando oceani e decenni. Alcuni accostamenti tra i libri che sto leggendo in questo momento sono fin troppo facili ed evidenti, come quelli tra la Berlino del 1945 e quella del 1989.
Altri sono più sottili e fragili, ma anche più interessanti da indagare. Per esempio il tema della gentrificazione che accomuna la capitale tedesca con San Francisco che insieme a Silicon Valley fa da quinta – ma in realtà sono co-protagoniste – alle storie raccontate da Masneri (ma l’autore risponde anche se lo chiamate “Mr Mesmery”: per capire l’allusione dovete arrivare a pagina 51).
“Steve Jobs non abita più qui” è un album di personaggi uno più strambo e geniale dell’altro, uno più stra-mega-ultra ricco dell’altro. Molti di loro, però, non possiedono una casa di proprietà e condividono appartamenti più o meno grandi con altri “startuppari”. Il “però” lo scrivo io in questa non-recensione e Masneri nel suo libro, ma la contraddizione non risulta così evidente agli stessi protagonisti delle storie che il giornalista racconta.
Le due Americhe
Tanti, dicevo, i personaggi strani che popolano le pagine del libro. Uno di loro – presente in absentia – è il presidente degli Stati Uniti attualmente in carica, Donald Trump. “Steve Jobs non abita più qui” si apre significativamente con il capitolo intitolato “Day After”, dedicato allo psicodramma vissuto dalla California dopo la vittoria di Trump l’8 novembre 2016.
Per capire quella vittoria è il caso di leggere almeno il breve capitolo “Il moltiplicatore dei nerd”, incentrato sull’incontro con Enrico Moretti, professore di economia all’University of California di Berkeley. È illuminante sul crescente divario tra le “due Americhe” che a brevissimo si misureranno nel voto.
Ci sono infatti due Americhe: una tecnologica e avanzata dove si guadagna bene e si spende tanto, e sta soprattutto qui a San Francisco, a Seattle, a New York, o in qualche altro posto della bolla liberal sulle due coste; e poi c’è la seconda America, che è rimasta indietro, fatta di tante zone del Midwest, quei fly-over dove non si fa scalo”.
Mercoledì 3 novembre sapremo se gli Stati Uniti hanno deciso di voltare pagina. Io intanto sono alla 131.
Saul Stucchi
- Gian Piero Piretto
Vagabondare a Berlino
Raffaello Cortina Editore
Fuori collana
2020, 360 pagine
25 € - Michele Masneri
Steve Jobs non abita più qui
Adelphi
La collana dei casi, 136
2020, 253 pagine
19 €