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Voi siete qui: Musica & Danza » “Steeltown” o sinapsi musicali tra Scozia e Adriatico

28 Luglio 2022

“Steeltown” o sinapsi musicali tra Scozia e Adriatico

Prevedere, organizzare, comprendere – ma ci sarà per ognuno almeno un momento di epifania di cui non riuscirà a dare conto, capire appieno le ragioni, raccontare e spiegare adeguatamente.

Almeno uno ma con buona probabilità quattro o cinque, da contare sulle dita di una mano e con altrettanta probabilità quei momenti saranno fatti di una sorta di singolare sostanza musicale, la musica sarà il linguaggio ad essi più consono, ne produrranno essi stessi una muta e inedita e se coloro che li sperimenteranno un po’ mi somigliano, sono soliti accompagnare con una colonna sonora frazioni significative delle proprie giornate, un brano ascoltato anche solo per caso e per pochi istanti potrà contribuire a innescare il misterioso manifestarsi di quelle epifanie.

Con buona probabilità, inoltre, quella manciata di minuti non vedrà accadere assolutamente nulla degno di nota né troverà attorno a sé un paesaggio sublime e si verificherà a metà pomeriggio di un pomeriggio qualsiasi; per esempio un pomeriggio estivo molto nuvoloso in cui hai deciso di andare a correre sul lungomare di una località conosciuta soprattutto per essere uno dei porti di pesca più importanti di tutto l’Adriatico.

Steeltown dei Big Country

Il fiato regge ancora un po’, nonostante le molte sigarette e il poco allenamento, ma la bandelletta del ginocchio sinistro, questo tendine traditore, ti procura un fastidio che si sta progressivamente trasformando in dolore. Il cielo si fa sempre più livido e minaccioso, predice tempesta, il mare ha preso il colore dell’acciaio, sorpassi il monumento ai marinai caduti, affianchi i grandi pescherecci del porto ittico e proprio in quel momento la casuale selezione dei brani operata dal tuo piccolo marchingegno portatile, attraverso le cuffie riempie il tuo udito di una vecchia canzone rock scozzese, una canzone che parla anch’essa di acciaio, di una città di acciaio, acciaio come il colore che l’Adriatico ha assunto negli ultimi minuti:

Hands with the courage to start anew
Here was a home for the lost and scared
Out of the yards and dry docks
The call of the steel that would never stop
There was a refuge for those who dared
In a steeltown (1).

e sì, di certo questa canzone che parla di sperpero di destini come un lungo lamento lirico colmo di energia e passione è per te l’oggetto di un gradimento e di un’affezione di lunga fedeltà nel tempo, può forse avere il potere di rilegare in qualche modo le tue stagioni e le tue età, anche le piccole coincidenze possiedono un potere e una successione di note riesce a suscitare talvolta degli effetti del tutto imprevisti ma questo, che pur conta, non è comunque sufficiente a spiegare come improvvisamente tutto, anche gli scafi metallici delle imbarcazioni e le strutture portuali, ti appaia di una bellezza satura, inusuale, assoluta e lo struggimento che sperimenti e che impregna ogni cellula del tuo essere ti sembri la sintesi delle molteplici forme e di tutte le occasioni in cui lo hai sperimentato in passato, quasi che il tuo sentimento dell’esistenza abbia trovato, per via di una casuale alchimia, un suo compiuto riassunto e come poche altre volte nel corso dei tuoi anni, ti senti intero, completamente presente.

Giovanni Granatelli

(1) Steeltown, dall’omonimo album dei Big Country, pubblicato il 19 ottobre del 1984.

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