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Voi siete qui: Biblioteca » Si chiude un anno da dimenticare. Ma non dimentichiamo la Storia

30 Dicembre 2012

Si chiude un anno da dimenticare. Ma non dimentichiamo la Storia

Libri da salvare per questo 2012. Non facciamo gli apocalittici: non ne mancano. Ma invece di selezionarli dalla narrativa, preferisco segnalare alcuni bei titoli che hanno da fare con la storia. Se a inizio anno avevamo già letto Gli ultimi giorni di Nicholas Best sulla settimana conclusiva della seconda guerra e La bellezza e l’orrore in cui Peter Englund indagava la vita di diciannove persone durante la prima, anche l’ultima parte dell’anno ci ha consegnato qualche volume prezioso. Dell’ottimo Max Hastings di Inferno parleremo in seguito; intanto restano due studi e un diario che è però un eccezionale documento storico. Si tratta di letture del passato senza le quali il male e l’orrore verrebbero ancora intesi in quell’oscura, indeterminata accezione vaga e demoniaca che tanto fa comodo al potere politico e a quello religioso (se l’accento di queste frasi vi appare quasi medievale ma non falso, ecco, avete la percezione di come vivono perlopiù milioni di italiani che non leggono neppure sotto tortura). Operazioni che da un lato tentano interpretazioni circostanziate del “fattore umano” per rintracciarne scaturigini meno ridicole di quelle adombrate sopra, ma oltrepassano il mero, ovvio determinismo economico e utilitaristico che nessuna lettura “irrazionalista” seria si sogna di accantonare del tutto.
IngraoCiò vale per esempio per lo studio di Christian Ingrao, Credere, distruggere. Gli intellettuali delle SS (Einaudi). Sul nazismo la bibliografia è cospicua, e Ingrao ne accentua le motivazioni legate alla prima guerra mondiale. Concentrandosi su alcune decine di protagonisti della dirigenza intellettuale in seno alle SS, mostra come le loro biografie siano segnate dall’infanzia trascorsa sotto i colpi della Grande Guerra. Se la Germania degli adulti – che pure del conflitto fu più responsabile di altri – se la autorappresentava come una dolorosa prova di difesa dall’accerchiamento delle forze dell’Intesa, il messaggio passava con lo stesso tenore ai bambini. Ai quali veniva raccontato che “un mondo nemico” assediava la nazione tedesca; e metteva a dura prova la loro capacità di resistenza. Basti pensare alle conseguenze del conflitto sulla vita quotidiana: dai problemi alimentari alla presenza di morti o feriti che toccavano ogni famiglia, veniva poi facile distillare (anche attraverso libri di testo scolastici, giocattoli e racconti di sevizie e crimini perpetrati appena fuori dai confini tedeschi da belgi, inglesi o russi) lo spirito volkisch che sarebbe stato alla base dell’ideologia nazi, quello per il quale fuori da sangue e suolo abitava il male e andasse combattuto – una volta adulti – con ogni mezzo.
Il punto secondo Ingrao è che questa non fosse solo la triviale retorica di Hitler e degli analfabeti delle bettole al seguito. Ma che essa informò di sé e fu poi dispensata a piene mani dai protagonisti di questo saggio – bambini appunto, avviati all’adolescenza col mito escatologico di una rinascita tedesca, rafforzato dalle umilianti condizioni dettate a Versailles, la cui cultura sarebbe stata messa al servizio della macchina da guerra (SS) che pensò di poter sanare la ferita originaria annientando qualsiasi nemico, compresi quelli fantasmatici.
ParanoiaGli altri due libri assolutamente da leggere e conservare  riguardano l’altro polo canonico del ‘900, quello stalinista. Il primo è uno studio sul servizio segreto della DDR. Il titolo è  Il ministero della paranoia – Storia della Stasi, lo firma Gianluca Falanga (editore Carocci),
La delazione nella Germania orientale ne emerge  come una pratica ossessiva, minuziosa e quotidiana al servizio della Stasi. Presenze territoriali e linee operative: queste le due direttrici di uno spionaggio efficiente come nessun altro. Se la struttura logistica si diparte dalla capitale e si ramifica nel territorio attraverso la fittissima mappatura periferica ricostruita dall’autore, impressionano le centinaia di migliaia di funzionari adibiti allo scopo e soprattutto il mezzo  milione di “collaboratori non ufficiali”. Uno stato che è una prigione a cielo aperto in cui la paranoia è un sentimento diffuso – il modo in cui si esercita  nella DDR quel sentimento animale originario che è la paura. Dai più rozzi e insospettabili berlinesi “qualunque” alle spie allevate alla JHS, un’accademia da cui si usciva pronti a distruggere qualsiasi personalità riottosa ai dettami ideologici di regime ma soprattutto a indurre chiunque alla confessare, a produrre sentimenti negativi di disistima, provocare il panico. Ad annientare le persone insomma. Misure di “decomposizione” ben più feroci perché sottili dell’intero apparato spy-tech che molti conoscono grazie a un film fin troppo fortunato di questi anni.

GulagChe la paranoia domini la politica del secolo scorso è la tesi di un saggio fondamentale dello psicoanalista Luigi Zoja. Se ne può avere ulteriore contezza leggendo Ivan Cistijakov. Il nome non dirà niente a nessuno; abbiamo di fronte un grigio (non so quanto esemplare vista la sua ambiguità  – “un tipico rappresentante della zona grigia” piuttosto) impiegato-comandante di uno dei primi gulag della gelida Siberia, il BAMlag, annesso ai lavori della ferrovia Bajkal-Amur. A lui si deve appunto il Diario di un guardiano del Gulag (iniziativa della Fondazione Memorial, con un saggio di Marcello Flores, postfazione di Irina Scerbakova). Siamo negli anni Trenta, Cistjakov ottempera al suo ruolo senza entusiasmo. Decide di scrivere un diario sulla “vita” nel campo di concentramento il cui portato possiamo considerare eccezionale visto che parrebbe il solo documento sull’argomento scritto dalla parte dei carcerieri. Si tenga conto che non era consentito tenere una qualche memoria di ciò che accadeva nei lager. Alle temperature disumane che sappiamo, le condizioni erano estreme non solo per i prigionieri. Cistijakov registra minuziosamente la miseria e la follia che produce quella vita ridotta a lavoro forzato; ne è impressionato al punto da rendere precaria la sua fiducia comunista. La stessa idea di scrivere sembra un esercizio apotropaico per sfuggire all’orrore cui pure partecipa. Non a caso verrà allontanato dal partito e ucciso nel 1941. Ma il diario si è salvato, leggetelo.
Michele Lupo

  • Christian Ingrao
    Credere, distruggere. Gli intellettuali delle SS
    Einaudi
    Pagine 405
    34 €
  • Ivan Cistjakov
    Diario di un guardiano del Gulag
    Bruno Mondadori
    Pagine
    18 €
  • Gianluca Falanga
    Il ministero della paranoia – Storia della Stasi
    Carocci
    Pagine 317
    22 €

 

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