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Voi siete qui: Arte » Sguardi oltre il Muro: dietro la mostra di Valeria Lonati

19 Gennaio 2010

Sguardi oltre il Muro: dietro la mostra di Valeria Lonati

oltremuro_ante Parlare di Palestina non è facile. Perché non è uno Stato. Perché è in guerra con uno Stato. Perché parlare di Palestina a volte sembra più una moda. Perché parlare di Palestina significa, per i più, essere politicamente schierato. Perché la situazione lì è talmente semplice da risultare complessa. Perché la Palestina per alcuni semplicemente non esiste.
Tuttavia, che la Palestina esista o non esista poco importa. Perché comunque esiste un popolo palestinese che ho conosciuto e che ho cercato di far parlare attraverso queste foto.
Esiste un popolo palestinese fatto di famiglie che si sono viste circondare la propria casa su 3 lati dal muro alto 8 metri e che a causa di ciò, hanno visto crollare, oltre alla libertà, il proprio sostentamento economico derivante da un negozio di souvenir cristiani. Perché questa famiglia palestinese è cristiana. Li di fronte a casa un tempo infatti non c’era il Muro, ma la Tomba di Rachele, meta di numerosi pellegrini cristiani. Oggi il Muro ha diviso il negozio di souvenir dalla Tomba di Rachele, che ora appartiene a Israele. Anche se gli accordi internazionali del 1949 non lo prevedevano.
oltremuro_betlemme
Esiste un popolo palestinese che non può andare a visitare reperti storici, come l’Herodium, ovvero il palazzo fatto costruire da re Erode, nonostante sia su territorio palestinese, perché Israele, unilateralmente, ha deciso che quello fa parte dell’Israel Nature and Parks Authority.
Esiste un popolo palestinese fatto di famiglie che vivono a Gerusalemme Est e che sono state sfrattare dalla casa in cui hanno vissuto per 50 anni perché altre famiglie ebree, provenienti da diverse parti del mondo, hanno sentito il richiamo della Terra Promessa. Così ci sono famiglie con due case. Così ci sono famiglie senza più nessuna casa. Così una intera famiglia palestinese dorme fuori dalla propria casa, in attesa di giustizia. O semplicemente della propria casa.
Esiste un popolo palestinese che cerca di capire cos’è quella nuova “città” nella sua terra a cui non si può neanche avvicinare, con case con tetti rossi spioventi. Non sa che  è stata costruita così perché i coloni ebrei che arrivano dall’Europa si possano sentire più a casa. Nonostante in quella terra arida i tetti spioventi non servano. Li la poca acqua che scende dovrebbe essere un bene prezioso da non sprecare, quindi andrebbe raccolta. Come le cisterne sui tetti bianchi piatti delle case palestinesi fanno.
Esiste un popolo palestinese fatto di famiglie che sono state costrette a lasciare la propria terra, i propri villaggi nella guerra del 1948 e che da allora vivono nei campi profughi, come il Balata o l’Askar a Nablus, dove per i bambini andare a scuola non è sempre facile, poiché ci sono poche strutture all’interno ed è difficile muoversi fuori dal campo profughi.
Così molti bambini ‘preferiscono’ aiutare la propria famiglia a lavorare. Esiste un popolo palestinese fatto di bambini che, nonostante non vivano nei campi profughi, ma per esempio a Hebron, invece che giocare, sono costretti a lavorare per aiutare la propria famiglia.
oltremuro_nablus_campoprofughi
Esiste un popolo palestinese fatto di abitanti di Hebron. Un tempo cuore commerciale della Cisgiordania, questa città è oggi un fantasma, circondata da coloni ebrei arrivati fino in città, che vivono nei piani alti di questa, costringendo gli altri abitanti a mettere delle reti protettive per evitare che la spazzatura di questi distrugga anche la piccola parte della città rimasta a loro. Esiste un popolo palestinese di bambini che giocano sui tetti di Gerusalemme, mentre un bambino ebreo li osserva.
oltremuro_gerusalemme_tetti2oltremuro_gerusalemme_tetti
Esiste un popolo palestinese che nonostante tutto continua a sorridere, felice di poter vendere la propria frutta e verdura nel suk di Betlemme.
Esiste un popolo palestinese fatto di lavoratori che ogni giorno si svegliano alle 3 per poi fare ore e ore di coda al checkpoint di Betlemme “solo” per poter andare a lavorare a Gerusalemme. Lì mille rumorosi taxi accompagnano e aspettano i palestinesi a cui è vietato di passare dai checkpoint in macchina.
Esiste un popolo palestinese che non si arrende e che ogni venerdì manifesta in modo pacifico contro quel Muro che sta dividendo il loro villaggio, Ni’lin.
oltremuro_wall
Esiste poi il Muro. Più di 700 km di lunghezza, altri 400 km in costruzione, 8 metri di altezza, iniziato a costruire nel 2004 su decisione di Israele, con lo scopo di difendersi dagli attacchi terroristici palestinesi.
Esiste un popolo palestinese che cerca calore nell’abbraccio di un Babbo Natale disegnato su un muretto nelle strade di Ramallah.
oltremuro_ramallah_babbo
Esiste infine un popolo palestinese che ringrazia quelle associazioni, come le Suore del Verbo Incarnato o Vento di Terra che, in un modo o nell’altro, aiutano la parte più debole del popolo palestinese: i bambini. A queste associazioni andrà devoluto l’intero ricavato di questa mostra.
Valeria Lonati

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