Terminerà il 20 gennaio 2019 il settimo dialogo organizzato dalla Pinacoteca di Brera a Milano, intitolato “Attorno a Ingres e Hayez. Sguardi diversi sulle donne di metà Ottocento”. Insieme all’apertura del grazioso e raffinato Caffè Fernanda (assolutamente da provare!) rappresenta la conclusione del riallestimento dell’intero percorso museale: ben 38 sale rinnovate in tre anni!

E proprio l’ultima sala ospita le opere in dialogo, ovvero il “Ritratto di Caroline Gonse” dipinto da Ingres, prestato dal Musée Ingres della natia Montauban, il busto in gesso di Lorenzo Bartolini raffigurante il “Ritratto di Maria Virginia Buoni Bartolini” e il “Ritratto di Selene Taccioli Ruga” di Francesco Hayez, questi ultimi due arrivati da collezioni private (il busto viene dalla collezione Carlo Del Bravo di Firenze).
Sulla parete alle sue spalle è riportata una citazione di Carlo Carrà, tratta da “Pittura metafisica”, edito a Firenze giusto un secolo fa (1919):
Hayez era uno di quei pittori che hanno il dono di scoprire con l’arte loro, la forma immanente dello spirito e di rivelarlo sotto le spoglie dei colori e delle linee […] Un giorno, io, dissi che Hayez era il nostro Ingres. Proprio come avviene di riscontrare nelle migliori tele del grande pittore violinista, anche in quelle del nostro, da un felice incontro di antico e moderno, si sprigiona un fascino irresistibile che piace all’immaginazione.

A far da corona a queste opere ci sono altri dipinti di Hayez di soggetto femminile conservati nella Pinacoteca di Brera, come il “Ritratto di Teresa Manzoni Stampa Borri” e l’“Odalisca” e quadri di Giuseppe Molteni, come “La derelitta (La morte del bimbo)”, olio su tela realizzato nel 1845. Molteni fu Conservatore e poi Direttore della Pinacoteca di Brera a partire dal 1855.
Come per i precedenti dialoghi, ricordiamo almeno il precedente, dedicato a Camillo Boccaccino, anche in questo caso consigliamo la lettura del bel catalogo a cura di Isabella Marelli, edito da Skira. Nel suo saggio Florence Viguier-Dutheil, Conservateur en chef du Patrimoine e direttrice del Musée Ingres di Montauban, rievoca la vicenda del quadro (noto come la “Gioconda di Montauban”) e della donna che vi è immortalata.
In una lettera a un amico Ingres arrivò a maledire i ritratti che lo distoglievano da altri generi di pittura, su tutti quello storico. Ma, nota Viguier-Dutheil,
Furono i ritratti a rendere Ingres celeberrimo in vita, anche se egli avvertiva le richieste di ritratti, eccessive per i suoi gusti, come una costrizione. Ma la cura con cui vi si applicava e il tempo che vi dedicava contraddicono le sue lamentele, che paiono come una civetteria d’artista di fronte alle troppe sollecitazioni o come una scusa inventata per spiegare o mascherare un ritardo attribuendolo ai dubbi e alle difficoltà nel portarli a termine.
Nelle ultime sale, dalle pareti blu scuro, si possono ammirare altri capolavori di Hayez. Sono ritratti, questa volta, di uomini: da quello di Alessandro Manzoni a quello di Gioacchino Rossini, passando per l’Autoritratto a 57 anni.
Saul Stucchi
Didascalie:
Jean-Auguste-Dominique Ingres
Ritratto di Caroline Gonse, nata Maille (1851-1852)
Olio su tela, 73 × 62 cm
Montauban, Musée Ingres
Francesco Hayez
Ritratto di Selene Taccioli Ruga (1852)
Olio su tela, 127 × 96 cm
Collezione privata
Fino al 20 gennaio 2019
SETTIMO DIALOGO
Attorno a Ingres e Hayez
Sguardi diversi sulle donne di metà Ottocento
Pinacoteca di Brera
Milano
Informazioni:
https://pinacotecabrera.org