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Voi siete qui: Arte » Il Secondo dialogo a Brera è attorno al Cristo morto di Mantegna

29 Agosto 2016

Il Secondo dialogo a Brera è attorno al Cristo morto di Mantegna

Il Cristo morto di Andrea MantegnaAlla Pinacoteca di Brera a Milano fino al 25 settembre si può “assistere” al Secondo Dialogo, intitolato “Attorno a Mantenga”. Dopo quello istituito tra Raffaello e il Perugino sul tema dello Sposalizio della Vergine, questa volta a dialogare con il celeberrimo “Cristo morto” (uno dei capolavori assoluti del Museo) sono il “Cristo morto e strumenti della passione” di Annibale Carracci e il “Compianto sul Cristo morto” di Orazio Borgianni.

Incontri che danno frutto

Il primo ospite arriva dalla Staatsgalerie di Stoccarda (dove è custodito dal 1967), mentre il secondo è stato prestato dalla Galleria Spada di Roma.

Annibale Carracci, Cristo morto e strumenti della PassioneCome nella precedente occasione, anche in questo caso la “non mostra” (per usare l’efficace definizione del direttore generale James M. Bradburne) è accompagnata da un agile libretto edito da Skira (con traduzione in inglese dei testi a fianco), utilissimo per poter ammirare i dettagli più piccoli delle tre opere (confrontate, per esempio, le ferite causate dai chiodi nelle piante dei piedi e nei dorsi delle mani del Cristo adagiato su una lastra di marmo, pietra dell’unzione) e ricco di informazioni sulle tre opere “in dialogo”.

L’iniziativa è frutto di precedenti incontri e scambi e a sua volta ha generato altri scambi e incontri, innescando un virtuoso giro di opere in viaggio da un museo all’altro, da una collezione all’altra, così alla Galleria Spada al momento si può vedere il tondo con la cosiddetta “Disputa di Santa Caterina” di Antiveduto della Grammatica prestato da Brera.

Una guida preziosa

Interessanti, dicevamo, i testi della piccola guida, a cominciare dalla prefazione di Christiane Lange, Direttrice della Staatsgalerie di Stoccarda che si sofferma sul quadro del Carracci, in bilico “tra riferimenti e innovazione”.

Orazio Borgianni, Compianto sul Cristo mortoBradburne torna a rendere omaggio a Franco Russoli “visionario direttore della Pinacoteca di Brera” nel suo intervento dedicato ai cambiamenti avvenuti e che avverranno a Brera. “Il museo non è un luogo dove si consuma cultura: è il luogo in cui la si produce”, dice giustamente (a nostro parere) sottolineando che al centro della rivoluzione copernicana della gestione dei Musei c’è il visitatore e non più l’istituzione. Cruciale è stato il 1506, anno in cui a Roma veniva riportato alla luce il Laocoonte, a Mantova moriva Mantegna e probabilmente Copernico scriveva il “Commentariolus” con le sue rivoluzionarie tesi.

Nel suo saggio Keith Christiansen, curatore del volumetto, ripercorre la storia del “Cristo morto” del Mantegna, vera e propria imago pietatis. La tela fu dipinta per la corte degli Este? Di sicuro si sa che a un certo momento è entrata nella collezione Aldobrandini a Roma.

Ma Annibale Carracci probabilmente non prese direttamente da Mantegna: il Cristo morto in scorcio era già diventato un topos. Le tele di Mantegna e Carracci sono

due opere separate da quasi un secolo, che cercano entrambe di “ri-immaginare” il modo in cui la pittura poteva diventare il mezzo per una riflessione convulsa ma significativa sulla vita stessa.

Brera di sera

Il visitatore che manchi da qualche mese (o anno) da Brera si stupirà per i cambiamenti introdotti negli allestimenti delle sale. Il giovedì sera dovrà mettere in conto un po’ di pazienza, aspettando in fila il proprio turno per entrare in Pinacoteca: l’iniziativa dell’ingresso serale a 2 euro sta infatti registrando un grande successo. Paradossale però che i possessori dell’Abbonamento Musei Lombardia Milano debbano pagare l’entrata scontata!

Nella sala dedicata al Mantegna il visitatore vedrà una “triangolazione” di Cristi morti, posti in simmetria tra di loro, con al centro “il padrone di casa”, a sinistra il Carracci, a destra il Borgianni. Su una parete è posta questa citazione tratta dalla seconda edizione delle Vite del Vasari, quella del 1568:

Mostrò costui con miglior modo, come ne la pittura si potesse fare gli scorti delle figure al di sotto in su, il che fu certo invenzione difficile e capricciosa.

Del Cristo del Carracci colpisce la copiosità del sangue versato, mentre il corpo dipinto dal Mantegna è una scultura, un cadavere ormai esangue. Nella tela del Borgianni la mano giallastro – nera del Cristo è in forte contrasto con la guancia rossa del S. Giovanni, pulsante di emozione e dunque di vita.

Il terzo dialogo verterà attorno a Caravaggio.
Saul Stucchi

Didascalie:

  • Andrea Mantegna
    Cristo morto nel sepolcro e tre dolenti (1470-1474)
    tempera su tela, cm 68 × 81
    Milano, Pinacoteca di Brera
  • Annibale Carracci
    Cristo morto e strumenti della Passione (1583-1585)
    olio su tela, cm 70,7 × 88,8
    Staatsgalerie Stuttgart
  • Orazio Borgianni
    Compianto sul Cristo morto (1615)
    olio su tela, cm 55 × 77
    Roma, Galleria Spada

Secondo Dialogo – Attorno a Mantegna

Fino al 25 settembre 2016

Pinacoteca di Brera
Milano

Informazioni:

www.pinacotecabrera.org

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